Prurito nel gatto

Il prurito nel gatto è un sintomo che è bene saper riconoscere. Spesso confuso con la normale attività di grooming, può invece nascondere malessere e disagio, provocato da diverse possibili cause.

Cerchiamo quindi di capire qualcosa di più.

Qualche tempo fa, parlando con una amica, mi sono resa conto che i gatti, sono animali tanto meravigliosi, tanto amati, quanto incompresi.

Si perché sorseggiando una tazza di caffè seduta di fronte al gatto di Francesca, alla domanda: “ma si lecca sempre così tanto il tuo gatto? è mezz’ora che va avanti…” rispondeva giuliva “è come un tic, lo tranquillizza e poi è così tanto pulito….“.

Ecco, questo mi ha fatto pensare che forse era meglio scrivere un articolo su questo problema!

E così ho fatto e spero che possa essere utile a tutti i proprietari di gatti che amano tanto il loro peloso, ma che forse lo conoscono poco.

Il prurito nel gatto, come si manifesta?

Il leccamento o grooming eccessivo.

Quando un gatto ha prurito patologico, quindi non passeggero, di pochi istanti (che può capitare) non si comporta come il cane che semplicemente sbatte e si gratta.

Lui più tipicamente si lecca, ma lo fa in modo ossessivo.

In realtà questo atteggiamento è spesso associato non soltanto al prurito ma anche allo stress, che nel gatto casalingo è piuttosto frequente.

Spesso lo fa isolandosi, nascondendosi perché si sente più vulnerabile e quindi non si fa vedere.

Il motivo è legato al suo essere selvatico, ancora fortemente legato al suo istinto felino.

Gli animali, infatti, in natura non possono mostrarsi deboli o vulnerabili e quindi tendono a tenere per sé i loro malanni ed acciacchi, compreso il prurito.

E’ evidente però che questo atteggiamento rende ancora più complicata al proprietario la percezione del malessere del gatto.

L’osservazione attenta quindi del proprio micio è indispensabile al fine di cogliere le più piccole sfumature del loro comportamento.

Un gatto che passa il 70-80% del suo tempo a leccarsi sta manifestando un disagio (che si tratti di prurito, di stress o di dolore è da valutare con approfondita diagnosi).[1]

Oltre al leccarsi, bisogna fare attenzione anche all’esito del leccamento sul pelo e sulla cute del gatto.

La sua lingua infatti ha sulla superficie una struttura di papille ad uncini che riescono a strappare i peli ed arrivare a ferire o quantomeno ad indebolire la pelle tanto da renderla glabra o addirittura lesa.

Alopecie ed altre lesioni, come esito del prurito nel gatto

Le lesioni che più frequentemente si manifestano nel gatto, a causa del prurito e che più spesso sfuggono agli occhi sono:

  • l’alopecia simmetrica, è una zona dove il pelo appare spezzato, oppure addirittura non si vede se non contro luce o, ancora, è percettibile solo al tatto.
    Le zone più frequentemente colpite sono l’addome, il dorso ed i fianchi; più raramente le zampe anteriori e perineo.
  • la dermatite miliare, è una manifestazione che si apprezza solo al tatto, con crosticine molto piccole (a forma e dimensione del miglio appunto) che si localizzano soprattutto sul tronco.
  • la placca eosinofilica, invece è una erosione o ulcera che si localizza soprattutto nelle zone addominale ed inguinale.
  • Può infettarsi ed in questo caso diventa anche maleodorante.

Queste tre lesioni sono una consecutiva all’altra in base alla gravità e durata del prurito, quindi del leccamento.

Cause di prurito nel gatto, le 3 più frequenti.

I motivi per cui un gatto può avere prurito patologico sono diversi e spesso non hanno una manifestazione clinica peculiare, particolare e precisa, tanto da poter essere identificativa della causa stessa.

Ecco perché è molto importante, in caso ci sia questo sintomo, seguire un iter diagnostico preciso al fine di identificare davvero la causa.

Quelle che si manifestano più frequentemente sono:

  • le ectoparassitosi (i parassiti esterni);
  • le fungine;
  • le allergie.

In linea generale possiamo dire che i gatti molto giovani, soprattutto se provenienti da ambienti molto affollati come i gattili, i negozi, oppure da colonie, sono quelli più predisposti a malattie fungine ed a ectoparassiti.

Le forme allergiche sono tipiche soprattutto dei gatti adulti, in quanto hanno bisogno di un tempo piuttosto lungo per essere esposti all’allergene, mentre i gatti anziani sono più spesso soggetti a forme tumorali.

Gli ectoparassiti del gatto

Le parassitosi che più frequentemente colpiscono i gatti sono dovute a pulci ed acari.

Pulci

Le pulci nel gatto sono un problema abbastanza frequente e non sempre troppo facilmente risolvibile, soprattutto a causa della sempre maggior resistenza di questi parassiti alle sostanze repellenti ed insetticide presenti in commercio.

Ad aggravare la situazione il fatto che, sempre più gatti risultano allergici al loro morso, creando una situazione di prurito tanto violenta da risultare davvero invalidante.

Inoltre non sempre si riescono a vedere in quanto il gatto (sempre di nascosto) si lecca eliminando molte uova e si mordicchia eliminando qualche parassita.

Come accorgersi quindi della loro presenza?

Il metodo più semplice risulta essere quello di utilizzare un pettine a maglie fitte e passarlo sul pelo.

I residui che vi rimangono sopra dovranno essere sbattuti su un pezzo di carta da cucina e poi bagnati con poche gocce d’acqua.

Se il colore di questi pezzetti marroni, sciogliendosi diventano rossi, significa che sono feci di pulce (che ha succhiato il sangue del gatto).

La pulce è visibile anche ad occhio nudo, come un parassita di qualche millimetro di dimensione, marrone a forma allungata, che cammina sulla cute del micio.

Come difendersi dalle pulci nel gatto?

La prima cosa da fare quando si trovano delle pulci è quello di effettuare uno shampoo antiparassitario.

In commercio ce ne sono molti, ma spesso sono poco efficaci.

Chiedere quindi al proprio veterinario quale può essere il migliore in uso al momento.

Un’altra soluzione è quella di utilizzare degli spray che abbattano immediatamente i parassiti, in modo da togliere il fastidio al gatto.

Devono essere adatti anche all’utilizzo su di loro e non bisogna abusarne, per ovvi motivi.

Il trattamento preventivo è sempre consigliato con prodotti spot on, o per bocca, che devono però sempre essere consigliati dal tuo medico di fiducia, sia per quanto riguarda l’inizio del trattamento, che per il giusto dosaggio.

Esistono poi dei prodotti antipulci di origine naturale, come l’olio di Neem, l’unico che è stato registrato e certificato come efficace tra questi antiparassitari.

A mio parere questa soluzione può essere consigliata soprattutto in soggetti che non vivono sempre fuori, che non hanno contatto con animali che vivono all’esterno e che quindi sono meno esposti all’infestazione.

E’ da ricordare inoltre che le pulci sono portatrici di varie malattie, oltre che di vermi intestinali.

In caso quindi di infestazione, si consiglia sempre di effettuare anche un trattamento preventivo antielmintico (vermifugo), anche senza evidenza di vermi nelle feci, che potrebbero comunque essere presenti.

Altri ectoparassiti del gatto: le rogne

Altra causa frequente di prurito nel gatto sono le così dette rogne.

Le più frequenti nel gatto sono la Notoedres cati e la Demodex Cati e sono dovute all’infestazione da acari.

La prima è tipica dei gatti di strada e randagi.

Estremamente pruriginosa con lesioni che dalle orecchie si espandono alla faccia e poi al collo, zampe fino alle zone perineali.

Si trasmette solo per contatto diretto e quindi non è pericolosa per animali che vivono da sempre in casa, ma potrebbe essere invece causa di prurito in soggetti che ne sono venuti a contatto prima di essere stati adottati (o acquistati).

La Rogna demodettica del gatto, invece è una malattia piuttosto subdola e meno frequente che nel cane, la cui ereditarietà è ormai stata dimostrata.

Nel gatto, è secondaria a malattie virali e/o che riducano le difese immunitarie del gatto.

Anch’essa molto pruriginosa si manifesta soprattutto a livello del tronco.

Esiste poi un acaro delle orecchie, l’Otodectes Cynotis, che è la più frequente causa di otite nel gatto.

Si manifesta con prurito molto intenso dovuto non solo al movimento  dell’acaro all’interno dell’orecchio, ma anche al deposito di uova al suo interno.

Cerume abbondante e con forte odore, sono altri segni caratteristici della malattia.

Può essere trasmesso sia dal contatto diretto con altri gatti e cani, ma anche dalle pulci! E’ infatti molto resistente all’ambiente esterno.

La diagnosi e l’individuazione dell’acaro è possibile attraverso raschiati cutanei che ne mettono in evidenza la presenza, oltre che dalla sintomatologia che però deve sempre essere supportata da questi accertamenti.

La terapia invece è di semplice applicazione, esistendo farmaci adatti all’eliminazione dell’acaro, a patto che venga riconosciuto in modo preciso il tipo.

Le micosi come causa di prurito nel gatto

Nonostante non siano di difficile diagnosi, sono molto importanti in quanto sono fonte di infezione sia dal gatto all’uomo che dall’uomo al gatto.

Sono tipiche di animali e persone immunodepressi, molto stressati e/o con malattie concomitanti che riducono le difese immunitarie del soggetto.

Tipica dermatofitosi (fungo della pelle appunto) del gatto, ma anche del cane e del coniglio è la Tigna da Microsporum canis.

Si manifesta con zone alopeciche soprattutto sul muso e vicino alla bocca o sull’arcata sopraccigliare con prurito più o meno intenso.

La diagnosi è di facile applicazione.

I funghi possono essere messi in evidenza grazie alla visione al buio con lampada di Wood, ma necessita di ulteriori accertamenti, considerando che una percentuale piuttosto alta di casi risulta non fluorescente alla visione (40-60% dei casi).

Inoltre la fluorescenza si evidenzia con falsi positivi se sono stati applicati disinfettanti.

Un prelievo dei peli ed osservazione al microscopio, oppure una cultura possono invece mettere in evidenza, senza ombra di dubbio il fungo.

La terapia prevede l’applicazione di pomate e/o di trattamenti sistemici (per bocca) a seconda della gravità delle lesioni e vanno protratte per periodi piuttosto lunghi anche dopo la scomparsa della sintomatologia.

Prurito nel gatto: le cause allergiche

Le allergie nel gatto, sono un problema molto importante anche come quantità di soggetti colpiti.

Sono estremamente frequenti e la loro diagnosi è però piuttosto complicata, proprio perché le cause di allergia potrebbero essere moltissime.

Il prurito allergico necessita di un iter diagnostico piuttosto preciso che deve:

  • escludere tutte le altre cause esogene di prurito, quindi escludere gli ectoparassiti che abbiamo visto in precedenza;
  • escludere la presenza di funghi;
  • escludere cause ansiogene. Il leccamento compulsivo è uno dei sintomi più frequenti nel gatto ansioso e stressato, il quale si lecca per tranquillizzarsi. Quindi va escluso e non confuso con il leccamento da prurito vero e proprio.

Una volta eliminati questi possibili motivi instauranti il prurito nel gatto si potrà passare a valutare l’alimentazione e le possibili forme allergiche che l’alimentazione stessa può provocare.

E’ vero infatti che una delle più frequenti forme allergiche nei nostri gatti è dovute ai cibi commerciali purtroppo ricchi di sostanze per loro inutili e irritanti, quali conservanti, derivati di carne e pesce (lische, peli, corna, ecc.) e cereali (ricordo che il gatto è un carnivoro stretto che non ha bisogno di carboidrati nella sua dieta).

Spesso allergie alimentari si risolvono con il solo passaggio ad una dieta casalinga fresca dove il gatto, assumendo solo ciò che gli viene dato come sostanza nutritiva, senza altro, riesce a disintossicarsi e perde il prurito.

In altri casi invece è necessario effettuare una dieta privativa per verificare a cosa effettivamente il soggetto è allergico.

Tale dieta deve essere protratta almeno per due mesi dall’introduzione del nuovo alimento.

Questo iter diagnostico deve assolutamente essere fatto insieme ad un nutrizionista che segua l’alimentazione.

La privazione di alcune sostanze nel gatto infatti è molto grave e può portare a patologie invalidanti, come la carenza di taurina, amminoacido essenziale che il gatto non produce e che deve essere integrata nella dieta casalinga.

Esistono inoltre anche forme allergiche a sostanze ambientali, come ad esempio i pollini.

Queste sono più complicate da evidenziare e passano comunque per lo stesso iter diagnostico.

Per il trattamento di queste allergie, ci si trova di fronte a complessità maggiori ed i risultati migliori si ottengono soprattutto con una terapia integrata omeopatica, più che la classica con cortisonici, non scevra da effetti collaterali anche importanti nel gatto.

Altre cause di prurito sono malattie autoimmuni, tumori e infezioni batteriche. Queste ultime più spesso complicanze di malattie precedentemente instauratesi.

Cosa fare in caso di prurito nel gatto? Conclusioni

Quando il gatto ha dei comportamenti strani, si isola, resta sempre nascosto si lecca in modo esagerato, oppure fa le fuse sempre e senza un apparente motivo significa che c’è qualcosa che non va.

Osservalo e se noti delle zone in cui il pelo è diverso dal solito, è mancante, oppure cambia di colore, potrebbe significare che ha delle lesioni auto provocate.

Il consiglio è certamente quello di portarlo dal tuo veterinario e fargli fare una visita accurata.

Di qualunque malattia si tratti o se fosse anche solo (si fa per dire) un caso di stress, alcuni accorgimenti potresti prenderli:

  • cerca di alimentare il tuo gatto con alimenti freschi, preferendo una dieta casalinga, ma sempre seguito da un nutrizionista, biologo iscritto all’albo o specialista veterinario;
  • in caso di alimenti commerciali scegli l’umido, molto più adatto all’alimentazione del gatto il quale, non avendo un istinto della sete troppo pronunciato, necessita di assumere acqua dall’alimento;
  • se il tuo gatto ha zone di pelle più secche o ipercheratosiche, magari il pelo non troppo lucido e con un po’ di forfora, valuta certamente di cambiare alimentazione ed integra la dieta con omega 3 e 6, molto utili per le difese immunitarie della pelle.

Infine prova a trattare la pelle a livello topico con estratti di origine vegetale ricchi in antiossidanti e cicatrizzanti, soprattutto in quelle lesioni da leccamento, con essudato, che potrebbero infettarsi facilmente.

Un esempio di questo è l’estratto di foglie d’ulivo che ha un forte potere antibatterico ed antivirale, oltre ad essere un ottimo cicatrizzante e lenitivo.

La sua formulazione in gocce è adatta anche all’applicazione topica che, se venisse assunta dal gatto con successivo leccamento, non sarebbe controindicata.

Basterà diluirla in acqua e passarla con una pezza pulita sulle ferite o sulla pelle come emolliente.

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Bene per oggi è tutto. Non perdetevi i prossimi articoli miei e di Giulia!  Alla prossima puntata!

Fonti bibliografiche :

  • Dermatologia Felina: Caratteristiche di specie che determinano la peculiarità dei quadri clinici. Alessandra Fondati Dipl ECVD
  • Approccio al prurito ed alopecia nel gatto. Fabia Scarampella Med Vet Dipl ECVD

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