Piodermite nel cane? Ecco quali rimedi naturali potresti usare.

Piodermite nel cane? Ecco quali rimedi naturali potresti usare.

Piodermite nel cane

Piodermite nel cane

 

La piodermite nel cane è una delle malattie cutanee più frequenti, seconda solo alla dermatite da puntura di pulci.

La sua risoluzione è affidata all’utilizzo di antibiotici che però, se da una parte curano, dall’altra fanno danni.

Oggi qui vorrei parlarti di terapie alternative integrate, che possano essere di vero ausilio nella guarigione, senza danni al resto dell’organismo.

La pelle: la barriera più importante dal mondo esterno.

La pelle è l’organo più esteso di tutto l’organismo ed è fondamentale per proteggere l’interno del corpo dall’esterno.

La struttura della cute è a strati, come è ben evidenziato nell’immagine sottostante, e la sua integrità è fondamentale.

Il compito di protezione della pelle, è svolto attraverso tre tipi di barriere :

  • una barriera fisica: costituita dalle giunzioni tra cellule;
  • una barriera chimica/biochimica: rappresentata da cellule spazzino presenti in sede (macrofagi) e molecole enzimatiche;
  • una barriera immunitaria: che viene attivata ed attirata dagli agenti esterni, dal sistema immunitario.

Va da sé quindi che, quando c’è una alterazione della cute, di qualunque natura essa sia, fisica o infettiva, si ha una alterazione di una o più di queste strutture.

Ad esempio quando ci troviamo davanti ad una ustione, o a dermatiti da contatto, o irritative, è la barriera fisica ad essere inficiata; nei casi invece di reazioni allergiche o autoimmuni, ad esempio dermatiti atopiche o da allergie alimentari, saranno le barriere immunologiche ad essere maggiormente compromesse.

In altre situazioni ancora è un insieme di fattori.

In tutti i casi è la incapacità di trattenere acqua nell’epidermide che crea i problemi più gravi, qualunque sia l’origine.

A volte può essere una mutazione di una proteina che non fa più aderire nel modo adeguato le cellule tra di loro.

Altre volte l’infiammazione è talmente grave da aver aperto delle vere e proprie brecce, quindi, aver costretto la pelle a reagire, dando luogo a formazioni come croste secche, esfoliazioni e deformazioni che portano allo stesso risultato: la non impermeabilità della cute.

Ma una volta danneggiata la pelle, come si rigenera?

Sostanzialmente la pelle (ed i tessuti tutti) si rigenerano grazie a due metodi :

  • un processo di rigenerazione, che replica in breve tempo il tessuto danneggiato, senza lasciare segni;
  • un processo di riparazione, in cui si ha la formazione di un tessuto diverso, cicatriziale e con cellule di origine connettivale, quindi differenti dal tessuto di origine.

Abbiamo già parlato dei processi cicatriziali e di come essi si differenzino in guarigioni di prima o seconda intenzione, in base alla presenza o meno di formazione di tessuto di granulazione (ti rimando all’articolo per approfondire).

Nei processi di guarigione cutanei quando lo strato basale, quello più profondo dell’epidermide, non viene intaccato, le cellule neoformate riescono ad avere una struttura ordinata, è come se sapessero come impilarsi l’una sull’altra, rimanendo così ben organizzate.

Se invece questa struttura è compromessa, le cellule si formeranno senza una struttura, in modo casuale.

Quando però la guarigione non avviene si ha la cronicizzazione della lesione che diviene quindi ulcera.

Questo è ciò che avviene il più delle volte quando ci sono contaminazioni batteriche ed è il motivo per cui quando ci si ferisce, si corre a disinfettarsi!

A seconda della quantità di batteri presenti si avranno semplici contaminazioni, o colonizzazioni, fino ad arrivare all’infezione vera e propria, con i chiari segni dell’infiammazione: dolore, gonfiore, rossore, calore.

In sintesi è questo che avviene nelle piodermiti: una quantità di batteri più o meno grande, colonizza e si moltiplica sulla cute, riuscendo a penetrare strati più o meno profondi.

Purtroppo non è così semplice ovviamente, in quanto moltissime sono le cause che provocano questo aumento della proliferazione, tanto più che i batteri causa di piodermiti, spesso e volentieri sono già presenti sulla cute del cane.

Piodermite nel cane: quali sono?

La piodermite è una infezione della pelle da parte di batteri piogeni, cioè in grado di creare pus, che proliferano e che si insediano nei diversi strati cutanei, determinando la comparsa di diverse forme di malattia.

I batteri maggiormente interessati sono gli Staphylococcus intermedius, più raramente S. schleiferi.

In lesioni profonde sono stati isolati anche bastoncelli di origine fecale appartenenti a Pseudomonas spp, Proteus spp ed E. coli.

Le piodermiti si classificano in base alla penetrazione e localizzazione del batterio all’interno della pelle.

Piodermiti di superficie

Le piodermiti di superficie sono quelle che coinvolgono un grande numero di batteri, ma che colonizzano solo lo strato superficiale della pelle, senza penetrarvi.

Fanno parte delle piodermiti di superficie:

  • Pseudo-piodermiti: quelle più superficiali, dove si ha una colonizzazione batterica, più che infezione, degli strati cornei, in seguito a traumatismi da grattamento o sfregamento e sono molto diffuse ed ampie.
    Sono quelle che traggono maggior vantaggio da trattamenti non tradizionali (come vedremo più avanti).
  • Piodermite piotraumatica o dermatite essudativa acuta: secondarie a leccamento eccessivo e/o mordicchiamento, dovuti a dolore o prurito notevole, provocato da vari agenti quali allergie, parassiti, corpi estranei o altro.
    Il cane si lecca o morde la zona dolente o pruriginosa, tanto da renderla glabra e la pelle reagisce formando essudati ed eritemi.
  • Intertrigine o dermatite delle pliche: la proliferazione batterica in questa caso è dovuta a sfregamento delle pliche cutanee (Sharpei, Carlino, Bulldog) del naso e muso ad esempio, oppure ad eccessiva umidità sulla pelle per assenza di ricircolo d’aria e concomitante infestazione da lieviti come la Malassezia.
  • Anche le pliche delle labbra in cani con pelle abbondante ne sono soggetti (Basset-Hound, Cocker, San Bernardo), oltre ai cani obesi.
    L’ambiente caldo umido che si crea in queste zone di cute, è ideale per la proliferazione dei batteri.
  • Dermatite acuta umida: una forma di eczema umido che compare tipicamente da un giorno all’altro, spesso causata da allergie alimentari in cui l’animale si gratta per l’accumulo ed il transito di tossine, in una zona localizzata che diventa alopecica, molto arrossata e ben definita rispetto alle zone circostanti.
  • Sindromi da sovracrescita batterica: con zone alopeciche eritematose che tendono poi ad ispessirsi e iperpigmentarsi.
    Forte prurito e odore pungente, sono altre caratteristiche. La zona che colpisce all’inizio è quella delle pieghe del collo, per poi arrivare anche a tronco e torace.

Piodermiti superficiali nel cane

Nelle piodermiti superficiali, nonostante non siano profonde, i batteri riescono comunque a superare il primo strato superficiale dell’epidermide, senza però raggiungere il suo strato più profondo, quello basale.

Fanno parte delle piodermiti superficiali :

  • L’impetigine del cane giovane: con caratteristici foruncoli (papule o pustole) sotto l’addome del cucciolo, nella zona ascellare ed inguinale.
  • L’impetigine bollosa: ha le stesse caratteristiche di quella precedente ma causata normalmente da malattie metaboliche preesistenti.
  • Follicolite del cane a pelo corto: tipica di Bracco tedesco, Pointer, Alano e Sharpei, inizia con papule che evolvono in pustole, fino a diventare tante zone alopeciche (mantello tarmato) soprattutto nella zona inferiore del corpo.
  • La follicolite batterica superficiale: in assoluto la più frequente, e quasi sempre conseguenza di altra malattia cutanea, è caratterizzata dalla presenza di pustole che scoppiano per diventare erosioni, croste, zone di cute alopeciche con centro iperpigmentato (lesioni a bersaglio) e zone con lichenificazione della pelle (ispessimento a strati della cute), soprattutto nel Bulldog.
    Frequentemente si ritrovano nelle zone ascellari, addome, inguine e tronco, raramente testa e arti.
  • piodermite muco-cutanea: localizzata soprattutto a livello delle commessure labiali, oculari, è tipica del Pastore Tedesco e suoi incroci.
    Potrebbe localizzarsi anche a livello di prepuzio ed ano, inizia la manifestazione con erosioni e piccole ulcere, per poi cronicizzarsi e dare luogo a zone erosive e depigmentate.

Piodermiti profonde

Sono quelle più gravi, conseguenti a ferite e/o diminuzione delle difese immunitarie del soggetto, spesso associate a malattie metaboliche e predisposizione sia famigliare che di razza.

Coinvolgendo e danneggiando anche lo strato basale, possono dare luogo anche a sintomi generali, con febbre, abbattimento, fino alla setticemia.

Possono essere localizzate o generalizzate, con formazione di pustole, croste, ulcere ed aree necrotiche, spesso recidivanti e con scarsa tendenza alla guarigione.

Le lesioni si diffondono anche al derma ed allo strato sottocutaneo, dando luogo ad infiammazione e degenerazione dei follicoli.

Le forme localizzate, sono dovute per lo più a traumatismi, come la follicolite del dorso del naso nei dolicocefali, ad esempio Pastore Tedesco, Border, Bull Terrier, quelli a muso lungo insomma.

La follicolite interdigitale è un’altra piodermite profonda, purtroppo molto grave spesso recidivante, la cui causa non è ancora stata del tutto chiarita.

Si presenta con edemi, ulcere, ponfi, fistole emorragiche localizzate soprattutto a livello pieghe interdigitali.

Diagnosi di piodermite nel cane

La diagnosi di piodermite nel cane presenta non poche difficoltà, principalmente per la quantità di possibili cause che la possono provocare.

Una volta analizzata la sintomatologia, saranno necessari approfondimenti con esami citologici per evidenziare le lesioni cellulari coinvolte e quali strati siano interessati, oltre a dover effettuare antibiogrammi, per la scelta della corretta e più efficace terapia da affrontare.

Sarà fondamentale anche effettuare esami di funzionalità ormonali per escludere cause metaboliche sottostanti.

Una volta escluse possibili patologie sottostanti, che possono andare dal corpo estraneo alle neoplasie, problemi di appiombo e quindi scorretta posizione del piede, o micosi, ectoparassiti, e altro si dovrà poi fare una diagnosi più approfondita tramite raschiati cutanei e biopsie per arrivare ad un trattamento mirato, che è tipicamente l’antibiotico.

Terapia delle piodermiti nel cane

Tradizionalmente le piodermiti, essendo provocate da batteri devono essere trattate con antibiotici.

A seconda del tipo, localizzazione, estensione e profondità delle lesioni la terapia potrà essere locale, con shampoo e lozioni o sistemica per bocca.

Sarà inoltre fondamentale ridurre o evitare l’utilizzo di glucocorticoidi (cortisone) per ridurre il prurito, in quanto può non solo creare recidive, ma anche aggravare lo stato di salute della pelle.

La sua azione di inibizione delle difese immunitarie infatti non è indicata in questo tipo di malattie.

Ciò che risulta fondamentale è la somministrazione dell’antibiotico corretto e per il giusto periodo.

Il consiglio è sempre quello di continuare la terapia per almeno due settimane dopo la scomparsa dei sintomi.

Se sospesa troppo presto, rischia di fallire due volte: una perché la sintomatologia si ripresenta e due perché è possibile che il batterio divenga resistente alla terapia appena terminata.

Se ci sono delle recidive è possibile che ci sia stato un errore nella scelta del farmaco, nel dosaggio, nella durata del trattamento o anche nella diagnosi iniziale, dove magari non si è riusciti ad individuare la causa sottostante la batteriosi.

Ma sarà sufficiente il solo antibiotico a curare gli strati cutanei così duramente colpiti dai batteri?

Le terapie adiuvanti la piodermite nel cane

Non è un mistero che le piodermiti, sia superficiali che profonde, siano malattie particolarmente frustranti :

  • per il medico, che si trova a dover diagnosticare una patologia a causa multifattoriale e che spesso ricompare;
  • per il proprietario che, dal canto suo dovrà capire l’importanza della corretta esecuzione delle prescrizioni mediche, oltre che delle difficoltà oggettive nell’affrontare tale malattia.

Questa evenienza spesso inficia anche il rapporto di fiducia instauratosi tra paziente e specialista.

Lungi da me quindi, in questa sede dare indicazioni su miracolose cure alternative.

 

Ciò che vorrei invece, è sottolineare l’importanza di una visione più generale del problema non focalizzando tutta l’attenzione solo ed esclusivamente sull’eliminazione del batterio, ma sulla possibilità di ripristinare quella barriera fisica ed immunologica che è la cute.

Se è infatti vero che, le piodermiti, una volta individuato l’antibiotico corretto da somministrare possono risolversi, ma anche tornare più aggressive di prima a causa di ben note reazioni di antibiotico resistenza, è anche vero che non è solo l’antibiotico ad essere la giusta ed unica soluzione.

E’ inoltre assodato che l’utilizzo di questi farmaci non è scevro da effetti collaterali sia a livello gastroenterico, che a livello epatico e che anche l’utilizzo locale (quindi sulla cute, non per via sistemica) può creare problemi di resistenza.

La riduzione del loro utilizzo potrebbe essere una valida alternativa da prendere in considerazione, associando altri principi che possano dare più forza alla pelle.

Ciò che è importante capire prima di tutto è che una patologia cutanea, il più delle volte, è una manifestazione esterna di un male interno all’organismo.

La pelle infatti ha funzione di protezione dagli agenti esterni, che se non è nutrita nel modo corretto, riesce ad essere permeabile ad essi.

La prima terapia preventiva per la buona salute della pelle è quella di somministrare una dieta corretta.

Questo aspetto è particolarmente sottostimato, sia dal proprietario che dal medico curante, il quale troppo spesso si affida per comodità alla somministrazione di diete commerciali.

Queste non sono da demonizzare in generale, ma certamente necessitano di essere conosciuti i rischi che derivano dal loro utilizzo continuato per tutta la vita del cane. (In questo articolo Giulia ha parlato in modo molto esaustivo dell’argomento e ti consiglio di leggerlo).

Una dieta ricca di nutrienti ben digeribili e con poche sostanze tossiche è il primo passo.

Quando ci si trova di fronte ad una patologia cutanea, saranno soprattutto gli Acidi grassi essenziali a dover essere integrati nella dieta;
nella giusta proporzione (1:5), con somministrazione di oli di salmone e di krill, ad esempio per gli omega 3 e d’oliva per gli omega 6.

Queste integrazioni sono sempre da effettuare sotto consiglio del proprio nutrizionista per le dosi e i tempi di somministrazione.

I loro effetti positivi normalmente si evidenziano dopo almeno 4/8 settimane e si manifestano con diminuzione netta del prurito grazie al ripristino della barriera cutanea cellulare.

Anche e soprattutto a livello locale però, l’utilizzo di sostanze ad azione batteriostatica e battericida, di origine vegetale e naturale, sono sicuramente utili per riuscire a potenziare l’effetto antibiotico che (lo sottolineo), non potrà soprattutto in certe situazioni di particolare gravità, essere evitato.

Quali terapie topiche naturali potrebbero essere efficaci per la piodermite nel cane?

Molte sono le sostanze naturali che hanno un effetto limitante sulla replicazione batterica.

Abbiamo visto in un precedente articolo come il semplice zucchero, posto in grande quantità su ulcere e ferite, sia in grado di far rigenerare i tessuti, grazie alla sua azione battericida e cicatrizzante.

La terapia locale tradizionale nelle piodermiti può essere affrontata, attraverso sostanze antisettiche (preparati a base di Clorexidina, Iodio, Lattato di Etile, ecc) e/o antibiotiche a diverse concentrazioni.

Più è alta, maggiore sarà il livello di azione batteriostatica o battericida del prodotto, come anche la distruzione della flora batterica naturalmente presente e benefica della cute, oltre al suo film idro-lipidico che inevitabilmente viene distrutto.

Ricordo a tal proposito che molti autori sconsigliano l’utilizzo di Clorexidina a qualunque concentrazione, proprio per la inibizione alla cicatrizzazione delle ferite.
E’ vero però anche il contrario in questi casi, in quanto è un ottimo batteriostatico.

In caso di piodermiti di superficie o pseudo piodermiti, la possibilità di trattare la parte anche con estratti di sostanze di origine vegetale, consentirebbe da un lato di diminuire la concentrazione di agenti antimicrobici di sintesi e quindi anche di un loro possibile effetto dannoso e dall’altro, promuovere la guarigione migliorando lo stato di salute intrinseco della cute.

L’olio estratto di Iperico, ad esempio è stato fatto oggetto di studio, riscontrando in un preparato, coniugato con olio di Neem, capacità antibatterica e cicatrizzante.

Nelle piodermiti, i danni che si instaurano sono dovuti all’infiammazione provocata dai batteri che si traduce in :

  • formazione di radicali liberi dovuti allo stress ossidativo, derivato dalle cellule infiammatorie;
  • scarsa capacità di trattenere acqua da parte dei tessuti che perdono la loro impermeabilità;
  • conseguente disidratazione della cute, che necessita di essere reidratata.

Tutti questi processi potrebbero essere contrastati da sostanze contenute in vari estratti vegetali.

Uno in particolare ha tutte queste caratteristiche insieme ed è

L’Estratto di Foglie di Ulivo

che ha varie proprietà:

  • 🌿 antiossidante, forse la più importante e potente di questo estratto.
    Il suo contrasto alla formazione di radicali liberi, agisce migliorando notevolmente la capacità cicatrizzante del tessuto, in quanto stimola la rigenerazione tissutale;
  • 🌿 astringente, riduce l’essudazione che si crea a seguito di grattamento e leccamento eccessivo.
    Il risultato è quello di avere una superficie più asciutta e quindi con un ambiente meno favorevole alla riproduzione batterica e di lieviti (che spesso possono complicare il quadro);
  • 🌿 antimicrobica, grazie all’Oleuropeina contenuta in grandi concentrazioni in questo estratto;
  • 🌿 lenitiva e nutriente, caratteristica tipica degli estratti dalle foglie di ulivo.

L’utilizzo di questo estratto per uso topico quindi potrebbe essere un valido ausilio nel trattamento della piodermite nel cane, soprattutto se applicato dopo i medicamenti tradizionali.

Il suo effetto decongestionante, riduce la sensazione di prurito e quindi la possibilità di ulteriori traumatismi indotti da tale comportamento.

Inoltre lenisce e mantiene morbida ed idratata la cute creando un film protettivo rigenerante, che accelera la guarigione, consentendo quindi una minor necessità di farmaci.

Bene, per oggi è tutto.

Se vuoi avere maggiori informazioni sui prodotti a base di Estratto di Foglie di Ulivo contatta Giulia che saprà darti tutte le spiegazioni di cui avrai bisogno, oppure scarica ORA il Report in PDF in cui trovi la descrizione dettagliata di tutte le principali proprietà di questo straordinario rimedio naturale.

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Grazie per avermi letto fin qui e arrivederci al prossimo articolo.

Bibliografia

1) Miscele fitoterapiche per la terapia delle piodermiti nel cane (Corso di Laurea Specialistica in Medicina Veterinaria – Università degli Studi di Perugia)

2) Piodermite nel cane: la terapia in pratica (Vetjournal)

3) Piodermiti: classificazione, iter diagnostico e protocolli terapeutici. (Fabrizio Fabbrini Med Vet, Dipl CES Derm, Milano 50° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC)

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Come curare le ferite con rimedi naturali, nei nostri animali

Come curare le ferite con rimedi naturali, nei nostri animali

come curare le ferite

Sai come curare le ferite del tuo 4 zampe in caso di emergenza o se il pronto soccorso, la clinica veterinaria non siano facilmente raggiungibili?

E cosa dire di quando capita in vacanza? Ecco perché oggi vorrei spiegarti come curare le ferite dei tuoi animali, senza farmaci da somministrare e senza quindi, possibili effetti collaterali e con rimedi semplici da trovare.

Come curare le ferite dei tuoi animali.

Il tuo cane si è ferito o è stato morsicato ? Il gatto ha ingaggiato una lotta con un rivale in amore?

A volte i nostri animali riescono a farsi male nei modi più strani. Può capitare a soggetti che vivono fuori e che sono poco trattabili da estranei.

Si fanno male quando meno te lo aspetti e non hai la possibilità di farli curare in modo tempestivo da un medico.

In queste situazioni è probabile che tocchi a te prestare i primi soccorsi

In questo articolo vorrei quindi spiegarti come gestire le ferite di cani e gatti con mezzi che hai in casa, o che dovresti avere, senza dover utilizzare antibiotici (salvo casi particolarmente gravi, in cui chiederai comunque consulenza ad un medico) e quando non puoi ricorrere alle cure del veterinario se non telefonicamente.

Queste informazioni, ti saranno utili, anche quando dovrai chiamare il tuo medico per un consulto e dovrai fargli capire la situazione nel modo più efficace e reale possibile.

Partirò quindi dall’ABC e ti farò scoprire tutto, ma proprio tutto su come curare le ferite del tuo animale. Pronto?

Partiamo allora!

Come curare le ferite dei tuoi animali:

quanti tipi di ferite esistono?

Per capire come curare, come al solito, bisogna partire dalla base e sapere quali e quanti tipi di ferite esistono: vediamo di classificarle per essere in grado poi di riconoscerle, valutarne gravità e possibile cura.

Una ferita, è una soluzione di continuo recente della cute e delle parti molli dell’organismo, provocata da cause esterne che svolgono un’azione lesiva meccanica.

 

La definizione di “recente” è utile, per distinguerla dalle altre, che colpiscono le parti molli, quali le ulcere e le piaghe.

Le piaghe, sono delle lesioni che sono in fase di guarigione (sono nella fase granuleggiante, te ne parlo dopo), mentre le ulcere, non tendono alla guarigione in quanto i processi riparativi sono ostacolati da patologie e/o cause esterne.

Chiarita quindi la definizione, vediamo quante ne esistono (ahimè sono molte, ma devi conoscerle, per sapere cosa dire esattamente al tuo Vet nel momento in cui te lo chiede, quindi prendi nota):

  • abrasione, (lesione delle parti più superficiali della pelle)
  • ferita lacero-contusa, (una ferita a margini slabbrati ed irregolari, con lesione più profonda)
  • ferita da taglio, (a margini netti e combacianti)
  • ferita da punta, (ferita profonda, ma circoscritta)
  • da arma da fuoco,
  • con presenza di corpo estraneo, (una scheggia, una punta o qualunque cosa che sia rimasta nella ferita e che ne ha causato l’insorgenza)
  • con eviscerazione, (quando c’è anche fuoriuscita di organi)

Si lo so… stai inorridendo solo al pensiero! Ma questo è ciò che (spero di no) ti può capitare. E adesso veniamo al dunque.

Sei davanti ad una ferita: cosa devi guardare? Altrove, mi stai rispondendo tu… noooo! Riprenditi, dai che puoi farcela, anzi devi farcela.

Segni e sintomi di una ferita: cosa guardare?

Quando sei davanti alla ferita del tuo animale devi fare mente locale e valutarne:
  • Estensione:

una abrasione molto estesa può essere tanto grave quanto una piccola ferita ma profonda.

Questo perché l’ampia perdita di tessuto cutaneo, può compromettere le difese del soggetto ed impiegherà molto tempo a guarire, lasciando quindi ampio spazio a possibili complicanze.

La perdita di un’ampia zona di pelle apre la possibilità ai batteri di penetrare più facilmente nell’organismo, con conseguenti possibili infezioni.

Inoltre viene a mancare anche una barriera dagli agenti esterni con conseguente possibilità di disidratazione delle parti sottostanti, con gravi conseguenze.

  • Profondità:

se la ferita ha tolto gli strati superficiali, tanto da aver messo allo scoperto la muscolatura ed averla interessata, devi per forza rivolgerti ad un veterinario, è una ferita grave.

Inoltre se è molto profonda e stretta, al suo interno possono permanere batteri che consentirebbe la proliferazione di fenomeni gangrenosi (la gangrena, quella gassosa in particolare è un fenomeno per cui dei batteri anaerobi -che vivono cioè in assenza di ossigeno- proliferano e non consentono la guarigione dei tessuti, facendoli imputridire).

  • Zona:

se sono in prossimità delle mucose degli orifizi naturali (bocca, occhi, genitali) sono da considerarsi più gravi perché più facilmente potrebbero complicarsi.

  • Sanguinamento:

se c’è forte sanguinamento, è fondamentale portare l’animale in un pronto soccorso

Se il sanguinamento è poco e localizzato, puoi procedere alla prima pulizia e valutare la situazione.

  • Stato di salute del soggetto:

se l’animale ha uno stato di salute già in parte compromesso, se ha patologie che potrebbero rallentare i tempi di coagulazione o sta assumendo farmaci che interferiscono con questo processo, è necessario rivolgersi prima possibile ad un veterinario, soprattutto se ci si trova di fronte a lesioni molto estese e/o ad un sanguinamento importante.

Ora che hai valutato la situazione, devi cercare di metterti in sicurezza per cominciare ad agire: cani o gatti feriti, potrebbero diventare aggressivi quindi sempre meglio usare una museruola per fido e dei guanti pesanti per il gatto.

I soggetti dovrebbero essere tenuti da qualcuno mentre fai le medicazioni.

Se invece ti fidi dei tuoi animali, mettiti in una posizione comoda e che non consenta loro di muoversi e scappare.

Ricorda che posizionare il tuo cane su di un tavolo in alto, come se fosse dal veterinario, normalmente lo rende più timido e quindi meno atto alla fuga.

I gatti invece non si fanno problemi in questo senso.

Prepara l’occorrente alla prima disinfezione che consiste in :

  • acqua corrente, ovviamente potabile, in mancanza bottiglie di acqua naturale, tante ed abbondanti;
  • forbici affilate,
  • rasoio usa e getta,
  • pinzette con punta arrotondata, se non ne hai, prova a mettere della garza intorno alla forma a punta delle pinzette da sopracciglia che hai, in modo da poterle utilizzare senza ferire,
  • garze sterili,
  • tessuto non tessuto. NON USARE IL COTONE IDROFILO!! Lascia i pelucchi e non va bene! Piuttosto i fazzoletti di carta.

Cominciamo.

Primo: guarda se sono presenti corpi estranei e sciacqua abbondantemente. 

Per poterlo fare dovrai lavare la parte con tanta acqua corrente, senza sfregare la ferita.

Se è lacero contusa, con le pinzette dovrai tenere i lembi sollevati e mandare l’acqua anche al di sotto delle parti di pelle eccedenti.

L’ideale è avere un getto d’acqua a doccia, in mancanza di questa, puoi usare una siringa grossa, aspirare l’acqua senza ago e spruzzare la parte.

Cerca di eliminare eventuali residui estranei (ghiaia, sassolini, pelo, terra…).

Non utilizzare soluzione disinfettanti in questa fase, soprattutto se la ferita è molto estesa, ostacolano la guarigione.

Otterrai la rimozione dei batteri attraverso la medicazione che ti indicherò più avanti nell’articolo.

Arrivato a questo punto dovrai vedere se sanguina ancora molto e come:

  • se il sanguinamento proviene da un solo punto, ed è abbondante, è possibile che ci sia l’interessamento di un vaso piuttosto importante e se non ha ancora smesso è necessario farlo chiudere chirurgicamente, cerca di tenere premuta la parte e trova il modo di portarlo da un Vet;
  • se invece sanguina poco e tenendo premuto leggermente nel punto, dopo qualche minuto riesci a fermarlo, si formerà un coagulo e si chiuderà da solo;
  • se invece il sanguinamento è puntiforme, cioè proveniente da tanti piccoli capillari, questo dovrebbe riuscire a fermarsi in tempi brevi grazie alla medicazione che farai.

Adesso che hai pulito la ferita dovrai cercare di tagliare il pelo che è a ridosso della lesione. Potrai farlo sia con le forbici che con il rasoio.

Cerca di toglierne il più possibile e poi risciacqua ancoraper non lasciare residui.

Infine asciuga, tamponando la parte senza sfregare, con carta assorbente pulita o garze.

Prima di andare avanti e spiegarti cosa fare dopo, devo darti una breve spiegazione di come si cicatrizzano le ferite, che tempi hanno e come avviene.

Ciò è fondamentale in quanto, i tempi di guarigione sono scanditi da processi che si possono in massima parte riconoscere anche attraverso l’aspetto che prende la lesione nel tempo.

Visto che, soprattutto per situazioni di grandi dimensioni o profonde, le medicazioni necessitano di essere rifatte per lunghi periodi, questa breve spiegazione ti consentirà di capire se la guarigione sta avvenendo in modo regolare e senza complicanze.

Le 3 fasi della guarigione delle ferite.

La chiusura e cicatrizzazione di una ferita è divisa fondamentalmente in tre fasi.

1° Fase: Emostasi.

All’insorgenza della rottura, la ferita perde sangue ed il tessuto quindi cerca di fermarlo, grazie ad un riflesso neurogeno vasocostrittore: è la primissima fase in cui il corpo cerca di limitare i danni.

Subito dopo si instaura una fase cellulare con l’attivazione delle piastrine, quindi la fase coagulativa che porta alla formazione del coagulo di fibrina grazie ad una cascata di reazioni che attivano i processi di aggregazione cellulare.

Ecco perché è così importante sapere se il tuo animale ha dei disturbi della coagulazione; se esistono infatti, questa fase è fortemente compromessa o rallentata e la guarigione quindi può diventare decisamente più lenta e difficile.

Il coagulo è fondamentale non solo per la sua funzione di blocco della fuoriuscita di sangue, ma anche perché sarà il substrato su cui si formeranno i futuri tessuti.

2° Fase: infiammatoria.

I tessuti reagiscono per convogliare tutte le cellule che servono a ridurre la carica batterica e portare sostanze nutritive ai nuovi strati che si dovranno formare.

Il coagulo occlude la lesione e blocca rapidamente l’emorragia.

La superficie esposta all’aria si disidrata e si indurisce, accrescendo così la resistenza ai traumi esterni. Si forma la crosta.

3° Fase: di rigenerazione.

Al di sotto della crosta moltissime cellule “spazzino” si attivano per pulire la ferita ed altre si attivano per cominciare a creare il nuovo tessuto, chiamato di granulazione, per la sua conformazione a grani.

Contemporaneamente nelle parti più laterali della ferita, comincia a riformarsi il tessuto attraverso fibre di collagene che cominciano a depositarsi.

Il tessuto di granulazione comincia a formarsi entro le prime 72 ore e procede ancora per i primi 5-6 giorni.

Verso l’inizio della seconda settimana, sarà il tessuto collagene a formarsi ed a chiudere entro le tre settimane in modo perfetto e permanente la ferita.

Il processo di maturazione del tessuto cicatriziale prosegue tuttavia per almeno 2-3 mesi, continuando a rimodellare la parte che riprende elasticità, ma in maniera molto inferiore rispetto al tessuto integro iniziale.

Queste tre fasi non sono ovviamente distinte in modo così netto ma anzi, spesso sono piuttosto interconnesse l’una all’altra.

La conseguente formazione di una cicatrice più o meno abbondante (visibile o invalidante perché spessa e/o troppo aderente ai tessuti sottostanti) è fortemente influenzata dalla durata del processo riparativo e dalla quantità e qualità delle cellule che sono coinvolte.

Le intenzioni di guarigione di una ferita.

La guarigione di una lesione può seguire, due vie intenzionali (che idealmente la ferita potrebbe scegliere di prendere) per risolversi:
  • la guarigione per prima intenzione: in cui i tessuti sono perfettamente combacianti (ad esempio una ferita accidentale da taglio, suturata chirurgicamente, oppure una ferita chirurgica).

La ferita è pulita, non infetta e si ha avuto una scarsissima perdita di sostanza (cioè pochi tessuti e cellule sono stati coinvolti nella lesione).

E’ la via più favorevole e quella che dovrebbe dare minori esiti cicatriziali.

  • La guarigione per seconda intenzione: in cui c’è stata una estesa perdita di sostanza e/o infezioni batteriche.

In questo caso i tessuti invocano un’intensa risposta infiammatoria con una massiccia produzione di tessuto di granulazione per riparare l’estesa perdita di sostanza.

Entrambi questi fenomeni alterano profondamente il normale processo riparativo e provocano importanti cicatrici.

Non tutte le ferite nette guariscono per prima intenzione.

Se, ad esempio, una ferita suturata si infetta e si forma del pus o del siero, questa non riuscirà a guarire e dovrà scegliere quindi la guarigione per seconda intenzione, riparando i tessuti e creando una cicatrice più grande.

Le ferite che trattiamo in questo articolo seguono per lo più la seconda intenzione.

Ora che sai come avviene il processo, cercherò di spiegarti come affrontare la cura della ferita e come fare per controllare che tutto fili liscio.

Come gestire la ferita in un cane o in un gatto:

la prima medicazione.

Terminata la prima pulizia, veniamo alla medicazione vera e propria.

La cura dello zucchero.

Da secoli lo zucchero semplice, quello di casa viene utilizzato come cicatrizzante soprattutto nella prima fase: quella in cui c’è necessità di effettuare l’emostasi e pulire (da un punto di vista cellulare) i tessuti.

Lo zucchero crea un ambiente particolarmente sfavorevole alla formazione di batteri inoltre riesce a nutrire i tessuti che vengono a contatto con esso, accelerandone la guarigione.

Il motivo è da ricercare nella osmolalità dello zucchero, se vuoi approfondire, leggi questo articolo molto dettagliato a riguardo, in cui sono indicati anche i casi di utilizzo nell’Ospedale Veterinario dell’Ontario. (attenzione, ci sono immagini forti)

In medicina umana è utilizzato regolarmente soprattutto in ferite particolarmente estese, profonde e con abbondante perdita di tessuto.

In questo frangente si utilizza una miscela di zucchero, glicerina ed acqua ossigenata, ma per cani e gatti, lo zucchero semolato semplice è adattissimo allo scopo. Cosa fare dunque?

1. Ciò che dovrai fare sarà mettere uno strato di zucchero che ricopra la parte per almeno un cm di spessore.

Se si tratta di ferite lacero contuse avrai cura di farlo aderire e raggiungere ogni parte, così come per le ferite da punta.

Questo trattamento è particolarmente indicato per soggetti che sono allergici agli antibiotici o che non si vuole trattare con questi medicinali, in quanto l’effetto dello zucchero sulla ferita è di per se, sufficiente a rendere sterile dai batteri la parte.

2. Ovviamente dovrai poi coprirlo con tessuto non tessuto.

Per fissarlo, dato che soprattutto all’inizio ci sarà una grande formazione di liquido, potrai utilizzare del cellophane (tipo Domopack) e poi dei bendaggi in modo che l’animale non se lo strappi.

3. A seconda della zona della lesione dovrai valutare la contenzione con collare Elisabetta.

Questa medicazione va rinnovata almeno un paio di volte al giorno, soprattutto se le ferite sono di grande estensione e particolarmente infette.

Ci sarà una grande formazione di siero (per osmosi) che scioglierà quindi lo zucchero.

Ogni volta che cambi la medicazione, lava con soluzione fisiologica sterile a temperatura ambiente la parte, aiutandoti con una siringa che riesca quindi a raggiungere il fondo della ferita.

Un grande vantaggio nell’uso dello zucchero risiede proprio nella fase di cambio della medicazione: infatti, se si utilizzano garze imbevute di sostanze cicatrizzanti, ogni volta che si distaccano dalla ferita, si ha forte dolore (riferito alla medicina umana e quindi anche per gli animali che non parlano ma soffrono ugualmente).

 

Inoltre al distacco della garza si toglie anche lo strato superficiale di tessuto riformato, ritardando quindi la rigenerazione.

La cura dello zucchero risulta particolarmente adatto anche per quelle ulcere croniche, da decubito, o che non guariscono per processi alterati della riparazione.

Anche in caso di forte contaminazione batterica. L’effetto battericida dello zucchero è davvero efficace e risulta particolarmente attivo nel rimuovere le cellule morte che si formano inevitabilmente in queste situazioni.

Ogni quanto rifare la medicazione e quando smettere con lo zucchero?

La valutazione della necessità di diminuire la frequenza del cambio della medicazione sta nella presenza o meno dello zucchero al momento del cambio.

Se lo zucchero si è sciolto tutto, continua con il cambio ogni 12 ore o più.

Se lo zucchero comincia a rimanere integro, puoi allungare gli intervalli.

Quando non si forma più il siero e quindi lo zucchero rimane totalmente cristallizzato potrai passare a mettere pomate cicatrizzanti, in quanto la ferita sarà entrata nella fase di granulazione.

In questa fase, la colorazione della lesione sarà di un bel rosa carico, fino al rosso.

Da qui in poi, la sua colorazione perderà di intensità (nel giro di qualche settimana a seconda della estensione e gravità della lesione) finendo con il diventare rosa pallido.

Il mutamento della colorazione della ferita è dovuto alla modificazione morfologica del tessuto di granulazione ed è il segno del corretto andamento della situazione; questo è ciò che si dovrà tenere in considerazione maggiormente.

Le pomate cicatrizzanti.

Passato il primo e più complicato periodo, è arrivato il momento di cambiare modo di curare la nostra ferita, grazie al fatto che l’organismo dovrà essere maggiormente stimolato alla ricostruzione dei tessuti.

Questo avverrà dalla periferia al centro, per le ferite lacero contuse e le abrasioni.

Anche le ferite profonde guariscono così, ma per queste bisognerà fare attenzione che non si chiudano prima della completa guarigione interna per evitare possibili rimanenze d’aria e batteri sottostanti la ferita.

Quali pomate cicatrizzanti utilizzare e come?

Per quanto riguarda il tipo di pomate, ovviamente ognuno ha le sue preferenze in base alla propria esperienza.

Venendo anche dal mondo equino, io ho trovato molto efficace una pomata in gel a base di Iperico e Neem (Hipermix in barattolo da 200ml) a cui ho aggiunto un cucchiaino da caffè di miele, per aumentare la funzione antibatterica.

L’utilizzo su di un cane che aveva perso completamente la pelle del terzo e quarto dito della zampa anteriore che aveva infilato in un cancello e poi tirato indietro (povero tesoro), ha consentito una ottima guarigione, soprattutto con una minor quantità di dolore.

Questo stato di maggior benessere si manifestava in quanto dall’utilizzo del gel, il cane aveva smesso di cercare di leccarsi e strapparsi la medicazione (comportamento che aveva durante l’utilizzo di normale Fitostimoline), tanto da non essere stato più necessario il collare di contenimento rigido, e sufficiente quello morbido.

Le medicazioni in questa fase saranno giornaliere, all’inizio anche ogni 12 ore e poi allungando gli intervalli, esattamente come per lo zucchero, in base alla quantità di medicamento rimasto ancora “inutilizzato”.

Se è ancora presente, si può passare ad intervalli maggiori.

Ad ogni cambio di medicazione, dovrai pulire la parte.

Per velocizzare ulteriormente la guarigione e ridurre i tempi di spurgo puoi utilizzare, dopo la soluzione fisiologica, l’infuso di Foglie di Ulivo a temperatura ambiente.

Il suo forte contenuto in tannini ha un effetto vasocostrittore e cicatrizzante.

Asciugare tamponando (mai sfregando) con salviette sterili e ricoprire.

Ogni medicazione va sostituita in caso il soggetto l’abbia strappata o sia stata in qualche modo contaminata.

A guarigione avvenuta, ho mantenuto una corretta elasticità della cicatrice (che ricordo continua a rimodellare la parte per ancora qualche settimana) usando ancora un Estratto di Foglie di Ulivo, questa volta una crema ad altissimo potere nutritivo, rigenerante ed emolliente.

Il cane era il mio per cui ho potuto provare senza problemi.

Non è un farmaco, anzi a dire la verità è una crema cosmetica per uso umano.

Gli estratti dalle Foglie di Ulivo hanno, fra i principi attivi, diversi polifenoli utili alla rigenerazione delle cellule, oltre che proprietà fortemente antiossidanti.

Migliorano il trofismo cutaneo, riuscendo ad aumentare l’elasticità della cute che, proprio in quel momento, si sta ristabilendo.

Altre cose da tenere sotto controllo durante la medicazione.

Durante il lungo periodo in cui gestisci la ferita, dovrai tenere sotto controllo oltre al colore, che non deve virare al marrone scuro o al grigio, anche:
  • il calore della parte, che deve gradualmente diminuire, perché all’inizio sarà certamente forte;
  • l’odore. Non devono esserci odori strani, cadaverici;
  • la consistenza. Al tatto non dovrai sentire subito all’intorno nessuna bolla d’aria nessun crepitio.

Infine un ulteriore consiglio.

Soprattutto in caso di ferite di importante entità ed estensione, in cui ovviamente sarai ricorso alle cure mediche del tuo veterinario ed in generale nelle situazioni in cui ci può essere uno stato di debilitazione fisica del tuo cane o gatto, buona abitudine sarebbe quella di aiutarlo con un integratore che possa dare forza al suo sistema immunitario, grazie ad un buon potere antiossidante, che aumenti quindi l’apporto di ossigeno ai tessuti.

Anche per questo possiamo ricorrere agli Estratti di Foglie di Ulivo che sono certamente una ottima soluzione a questo scopo

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Fonti Bibliografiche

1. Gabbiani G (2003) The myofibroblast in wound healing and fibrocontractive diseases. J Pathol 200:500-503.

2. Semenza GL (2001) Regulation of hypoxia-induced angiogenesis: a chaperone escorts VEGF to the dance. J Clin Invest 108:39-40.

3. Stamenkovic I (2003) Extracellular matrix remodelling: the role of matrix proteinases. J Pathol 200:448-464.

4. Werner S, Grose R (2003) Regulation of wound healing by growth factors and cytokines. Physiol Rev 83:835-870.

5. Singer A.J., Clark R.A.F. (1999) Coutaneus wound healing. N E J Med 41 (10): 738-746.

6. Gallin JI, Snyderman R (1999) Inflammation. Basic principles and clinical correlates. Lippincott Williams & Wilkins editore.

7. Cotran RS, Kumar V, Collins T (2000) Robbins. Le basi patologiche delle malattie. Piccin editore.

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Artrosi nel cane, 4 modi per prevenirla in modo efficace

Artrosi nel cane, 4 modi per prevenirla in modo efficace

L’artrosi nel cane è una delle patologie più frequenti contro cui i veterinari si trovano a dover combattere.

L’artrosi nel cane, al contrario di quanto si possa pensare, non è una malattia che colpisce solo l’animale anziano, ma anzi: il 22% dei soggetti ha un’età inferiore ad un anno, il 50% ha un’età tra gli 8 e i 13 anni.

Sono per lo più cani di razza grande, e di questi quasi la metà sono di taglia gigante; il 28% di taglia media e solo il 27% è di taglia piccola. (Fonte Nutrizione e artrosi nel cane Pascal Pibot, Vincent Biourge, Denise Elliott).

L’artrosi nel cane (o osteoartrosi): cos’è?

L’artrosi nel cane (o osteoartrosi più precisamente chiamata) è uno stato flogistico (infiammatorio) che si instaura a livello dell’articolazione, provocando dolore, a volte tanto invalidante da non consentire all’animale di muoversi.

Questo è stato il motivo per cui, fino a circa 15 anni fa, le terapie erano rivolte esclusivamente ad eliminare il solo sintomo dolore, non essendo in grado di affrontare invece la vera causa del problema.

Studi recenti [1,2,3] hanno però evidenziato che, al contrario di quanto si pensasse, l’artrosi nel cane non è soltanto una questione di usura meccanica e/o di invecchiamento dell’articolazione che quindi degenera e si consuma, ma al contrario è la risultante di una serie di fenomeni meccanici, biochimici e molecolari, che coinvolgono tutta l’articolazione nel suo complesso.

Magari questo discorso ti sembrerà inutile, ma non lo è per nulla!

Capire il motivo, la causa (l’eziopatogenesi, per dirla in medichese) per cui una malattia si instaura è di fondamentale importanza per potersi approcciare nel giusto modo nella terapia ed ancora di più nel tentativo di prevenirne l’insorgenza.


Osteoartrosi nel cane: fattori predisponenti.

Quando si parla di artrite, osteoartrosi o artrosi nel cane, si parla della stessa patologia, sono tutti sinonimi; a differenza della medicina umana che li distingue.

Mentre prima si pensava che fosse dovuta soprattutto a cause primarie, come la senescenza (il processo di invecchiamento dell’organismo), e secondarie, quali traumi, patologie pregresse (quindi precedenti ed instauranti l’artrosi) o addirittura a forme idiopatiche (cioè a causa ignota), oggi si sa per certo che esistono diversi fattori che ne provocano l’insorgenza e che vengono distinti in:

  •  fattori predisponenti: genetici e di razza;
  •  fattori scatenanti: patologie pre-esistenti, come la displasia dell’anca o del gomito, o traumi;
  •  fattori perpetuanti ed aggravanti: obesità, invecchiamento e stress fisico.

E’ stata questa nuova valutazione delle cause che ha fatto capire come l’artrite non sia appannaggio esclusivo del cane anziano, ma che colpisca purtroppo anche giovani e giovanissimi (anche 1 o 2 anni di età soprattutto in cani di grossa taglia o gigante).

La vera rivoluzione però si è avviata quando si è capito esattamente cosa succedesse all’interno dell’articolazione colpita da artrite.

Artrite nel cane: è tutta l’articolazione ad essere coinvolta.

Le ossa, hanno una costituzione particolare per cui, alle loro estremità, terminano con un tessuto più morbido ed elastico: la cartilagine.

Questa viene mantenuta idratata ed elastica dal liquido sinoviale, quel fluido contenuto all’interno della guaina che protegge le giunture.

Praticamente una articolazione è un sacchetto a strati multipli che ricoprono le parti terminali delle ossa.

Al suo interno c’è il liquido sinoviale, che permette ai tendini di scorrere al suo interno senza traumi.

Questo liquido viene continuamente nutrito dal circolo sanguigno e linfatico.

Deve rimanere della stessa densità (nè troppo vischiosa nè troppo liquida) e nella stessa quantità.

Se il liquido sinoviale si modifica, si instaura una alterazione dell’articolazione che alla lunga da origine a una forma di artrosi più o meno grave.

A prescindere dalla causa, che sia traumatica o meno, se a livello sinoviale si instaura uno stato infiammatorio, questo provocherà modifiche di qualità e quantità del liquido.

Le reazioni a catena che ne scaturiscono provocano dei fenomeni di usura della cartilagine, che stimola le sue cellule a produrre dei mediatori chimici, molecole che peggiorano la situazione, avendo loro stessi una funzione condrodegenerativa (cioè di distruzione della cartilagine stessa).

Queste molecole a loro volta si riversano nel distretto sinoviale, aggravando lo stato infiammatorio e creando una specie di strato attorno alla cartilagine che ne provoca ulteriore degenerazione.[3]In tutte queste fasi il dolore si manifesta in modo eclatante e persistente.


Stress ossidativo ed artrosi nel cane: i radicali liberi.

Assodato quindi che ci si trova di fronte ad una “congiura di molti”, come la chiama il Prof. Mortellaro (Istituto di Clinica Chirurgica e Radiologia Veterinaria – Università degli Studi di Milano), è fondamentale capire che i principali componenti che provocano questa catena di reazioni sono i radicali liberi, protagonisti del così detto stress ossidativo: uno dei fenomeni più pericolosi e frequenti che si instaura nei tessuti dell’ organismo.

I radicali liberi sono sostanze che vengono prodotte, durante il processo artritico, in grande quantità a livello sinoviale.

Sono in grado di essere prodotti in modo esagerato in caso di:

  • danni traumatici, come conseguenza diretta di rotture di strutture articolari,
  • stato infiammatorio del liquido sinoviale che in questa situazione aumenta la sua pressione intrarticolare,
  • microemorragie, che sono frequenti durante i processi infiammatori e che liberano emoglobina, un forte fattore scatenante sia di radicali liberi che di ulteriore infiammazione.

La tossicità dei radicali liberi è dovuta alla loro conformazione chimica che è caratterizzata da:

  • elevata instabilità;
  • emivita brevissima (tempo necessario per il loro dimezzamento);
  • diffusione a breve distanza nell’ambiente circostante.

Normalmente, riescono a venire contrastati da fattori endogeni (prodotti dall’organismo stesso), non solo a livello articolare ma in ogni distretto del corpo, che creano una bilancia ossidativa: un fenomeno che consente al corpo di avere un equilibrio biologico tra produzione di radicali liberi da una parte e difese antiossidanti dall’altra.

Questo equilibrio può venire interrotto da fattori patogeni o fisici (raggi uv, inquinamento, sostanze tossiche), tali per cui i radicali liberi non riescono più ad essere contrastati dalle difese antiossidanti.

E’ in questa situazione che si crea lo stress ossidativo.

I radicali liberi diventano tossine endogene, riuscendo così ad alterare la componente cellulare dei tessuti, fino a provocarne la morte.

In particolare nell’artrosi, e quindi a livello articolare, i radicali liberi provocano danni alla parte cellulare della cartilagine (matrice) disgregando di fatto la sua struttura, oltre a creare alterazioni anche a livello del liquido sinoviale.

Tutto questo concatenarsi di fattori, influenza in modo molto significativo la presenza di dolore articolare e ne è la prima causa.

Da queste considerazioni si può ben capire che le cause di artrosi nel cane possono essere ricercate in moltissimi fattori:

  • alimentazione troppo ricca di scorie (che aumentano notevolmente i radicali liberi), come avviene spesso nella nutrizione industriale dei nostri pet;
  • malattie congenite quali displasie e/o malformazioni ossee che provocano un non adeguato allineamento delle articolazioni. Queste quindi lavorano in modo non regolare, e subiscono una usura precoce;
  • obesità che provoca un maggiore ed eccessivo carico articolare;
  • carico di allenamento troppo pesante rispetto al periodo di accrescimento;
  • traumi sia articolari che ossei e/o tendinei.


Sintomi di artrosi nel cane

L’artrite nel cane si manifesta primariamente con dolore nell’articolazione colpita.

Se dovuta a traumi o patologie pregresse potrà essere monolaterale, mentre se si instaura a causa di obesità, ed usura articolare, potrà essere evidente su una o più articolazioni.

Il dolore potrà essere più o meno intenso a seconda dello stadio in cui si trova la malattia ed essere più o meno resistente alle terapie.

Non è raro purtroppo dover ricorrere all’eutanasia in casi particolarmente gravi, dove il cane non riesce più nemmeno ad alzarsi.


Diagnosi di artrosi nel cane: non tutte le zoppie sono osteoartrosi!

La diagnosi di artrosi nel cane necessita di una visita di un veterinario ortopedico che sappia valutare non soltanto lo stato algico (il dolore) dell’animale, a volte non manifesto in sede di visita.

I cani, soprattutto quelli di taglia grande, spesso sono o intimiditi dalla situazione, oppure per non mostrare la loro vulnerabilità si mostrano stoici, non evidenziando quindi alcun sintomo neanche alla palpazione.

Sarà la storia del paziente (l’anamnesi) che dovrà indirizzare il medico, oltre che ad una attenta osservazione del tono muscolare, anche ad una valutazione neurologica per escludere eventuali altre patologie.

Fondamentali risulteranno anche le indagini fatte attraverso la diagnostica per immagini (radiografie, TAC, risonanze ecc…).


Artrosi nel cane: la terapia

L’approccio terapeutico alla risoluzione dell’artrosi prevede sia la somministrazione di farmaci (antinfiammatori) volti alla riduzione del dolore, che l’introduzione di misure volte ad agevolare il recupero e/o il mantenimento della funzionalità delle articolazioni già affette dai processi degenerativi.

I trattamenti non farmacologici dovranno mirare a modificare e/o a tenere sotto controllo il peso dell’animale, che dovrà scendere drasticamente in caso sia troppo elevato.

Questo di per se è già un enorme aiuto nella riduzione del dolore al soggetto.

Inoltre si dovrà effettuare un piano fisioterapico con sedute di esercizio sia passivo (attraverso massaggi) che attivo, dapprima leggero, nell’acqua, poi aumentando il carico, man mano che la situazione migliora.

E’ vero infatti che il dolore provoca una diminuzione della mobilità, che tende ad aggravare ancor di più la situazione.


I famosi condroprotettori, funzionano davvero?

Come abbiamo visto precedentemente però, nell’Osteoartrosi non sono presenti solo dolore ed infiammazione, ma anche quel circolo vizioso di produzione di sostanze degenerative del tessuto cartilagineo, che tanto influiscono sul dolore e sull’infiammazione.

Spesso si sente parlare di condroprotettori come integratori che, miracolosamente dovrebbero proteggere le cartilagini (Condro, indica appunto cartilagine).

In realtà queste sostanze, meglio definite come nutraceutici, come sono ad esempio i GAG (GlicosAminoGlicani), se associate alle altre misure precedentemente descritte e somministrate il più precocemente possibile, sembra che possano determinare in tempi più o meno lunghi, una significativa modificazione dell’evoluzione clinica della malattia.

La loro azione potrebbe essere di riequilibrio metabolico della cartilagine con azione condroportettiva ma anche anti-infiammatoria ed antiossidante.

Perché sottolineo sembra? Perché in effetti, la reale efficacia di tali sostanze non è stata da tutti riconosciuta se non in vitro e su pochi studi sperimentali, dove in particolari condizioni ha effettivamente dato risultati. (Fonte)

Molti concordano però sul fatto che possano avere reale efficacia solo ed esclusivamente se associati ad altri mix di farmaci ed in condizioni di utilizzo molto precoce, nonché di una reale valutazione ortopedica fatta in modo preventivo.[4]

Quali terapie alternative nell’osteoartrosi del cane?

Oltre a farmaci antinfiammatori, fisioterapia e nutraceutici, esistono altre possibilità, se si prende in considerazione la medicina alternativa.

Vediamone alcune:

  • Agopuntura: dalla medicina tradizionale cinese, se applicata da medici esperti e di comprovata esperienza e titolo, si possono avere grandi risultati.
  • Impianto di grani d’oro: una branca dell’agopuntura che sfrutta le proprietà dell’oro, impiantato in modo permanente all’interno dell’articolazione. Ottimi risultati si sono ottenuti con questa tecnica, che rende permanenti gli effetti benefici dell’agopuntura.
  • PRP: l’impianto di gel piastrinici, è una tecnica applicata da pochi medici in veterinaria dei piccoli animali. Ottimi i risultati soprattutto in medicina equina, sfrutta la capacità rigenerativa dell’organismo attraverso cellule precursori del tessuto.
  • Ozonoterapia: da sola o in associazione con i grani e/o l’agopuntura, l’ozonoterapia sfrutta il potere fortemente antiossidante dell’ozono (legato a liquidi come il sangue). E’ una terapia che prevede applicazioni locali di una soluzione particolare di ozono e sangue del soggetto da trattare, oppure la somministrazione attraverso infusione (fleboclisi) da somministrare in più sedute, soprattutto se sono molte le articolazioni colpite.

(Per approfondimenti, questo articolo ne parla in modo dettagliato).

Tutte queste terapie, possono essere affrontate se si trova il professionista giusto, che sia in grado di applicarle in modo adeguato ed hanno ottimi risultati.

Artrosi nel cane: la prevenzione prima di tutto

E veniamo alla parte più importante: la prevenzione.

Considerando che in fin dei conti, i soggetti colpiti possono essere giovani o vecchi, grandi e piccoli, ciò che sembra essere fondamentale è prevenire la sua insorgenza.

Vediamo come fare in 4 punti fondamentali.

1) Prevenire l’artrite nel cane con una alimentazione corretta

Spesso, troppo spesso direi, ci si affida ad alimentazione industriale, soprattutto a base di crocchette estruse.

Questa dieta, apparentemente equilibrata è però purtroppo ricca di sostanze che non riescono ad essere assimilate completamente dall’organismo e che vi rimangono come scorie.

I processi di lavorazione delle materie prime provocano dei mutamenti negli ingredienti delle crocche, che non consentono di essere assimilate come le sostanze fresche e/o cotte in modo casalingo.

Le scorie si accumulano a livello di diversi organi (fegato e reni principalmente), creando una notevole quantità di radicali liberi (quelle sostanze che sono le principali cause dell’artrosi).

Se questo avviene fin dai primi mesi di vita del cucciolo è possibile che si possa instaurare una certa predisposizione all’artrosi, proprio grazie a sostanze nocive che si accumulano a livello articolare.

Il primo consiglio è quindi quello di scegliere una alimentazione il più possibile naturale.

2) Evitare carenze, ma anche eccessi, fin da quando il tuo cane è cucciolo.

E’ fin dall’inizio della vita del cane che si può fare prevenzione, soprattutto per una buona gestione del suo apparato scheletrico.

In questa fase è fondamentale il giusto equilibrio tra tutti i microelementi e macronutrienti.

Non solo carenze ma soprattutto eccessi, possono provocare patologie anche gravi.

Artrosi nel cane 3

Inoltre è in questa fase che si predispone una giusta quantità di grasso nel cane.

E’ noto infatti che le cellule adipose non crescono più in quantità dopo i 6 mesi di età del cucciolo, ma solo in dimensione.

Se quindi si iperalimenta un giovane soggetto si consente ad un numero maggiore di adipociti (cellule adipose) di essere presenti (per sempre) nell’organismo del soggetto che quindi avrà una maggior predisposizione ad essere un cane obeso.

E’ vero però, che l’eccessiva assunzione di energia non provoca un sostanziale incremento della deposizione di grasso, ma piuttosto un’accelerazione della crescita.

Con l’ipernutrizione si ha una crescita più rapida della lunghezza dell’osso ed un’accelerazione dell’aumento del peso corporeo, che però tende a sovraccaricare lo scheletro giovanile e il suo sistema di supporto.

Quindi è l’equilibrio che deve dominare l’alimentazione del cucciolo. Ci devono essere tutti i nutrienti, possibilmente di alta qualità e con il minimo quantitativo di scorie possibili.

3) Somministrare nutraceutici in soggetti predisposti

La somministrazione di “condroprotettori” in giovane età del cucciolo, può migliorare il processo nutrizionale delle cartilagini (trofismo), e predisporre una miglior crescita delle cartilagini articolari.

Queste indicazioni sono consigliate soprattutto in cani di grande o grandissima taglia, oppure in cani i cui genitori sono portatori di patologie articolari.

4) Somministrare sostanze antiossidanti

Se è vero che è lo stress ossidativo a causare infiammazioni, è anche vero che la somministrazione di sostanze antiossidanti può essere un valido aiuto nella prevenzione.

Molte sono le sostanze ed i principi nutritivi che possono avere questa azione, ma solo pochi hanno efficacia reale per il grande potere antiossidante, antinfiammatorio.

Vediamone due:

Ozono in colluttorio: è una soluzione di ozono in olio di semi.

Come abbiamo già detto l’ozono in soluzione ha un fortissimo potere antiossidante.

La conseguenza è quella di avere anche un ottimo potere antinfiammatorio, ma ha un grave difetto, ha un sapore tanto sgradevole da non essere ben tollerato dai cani e soprattutto dai gatti.

Questi ultimi a volte possono avere delle reazioni avverse che si mostrano con abbondante scialorrea (salivazione).

Quando succede, c’è la necessità di diminuire le dosi tanto da non essere più efficace, almeno per patologie articolari. Anche molti cani lo tollerano male, tanto da rifiutare l’assunzione dopo averla provata la prima volta.

Estratto di foglie d’ulivo: un fitocomplesso dalle fortissime proprietà antiossidanti che contiene anche idrossitirosolo, presente anche nell’olio di oliva, ma in concentrazioni molto inferiori.

E’ un polifenolo, le cui dimensioni molto ridotte, consentono di penetrare rapidamente nei tessuti.

Il suo effetto antiossidante è stato dimostrato essere associato anche a quello antinfiammatorio.

La sua azione è rapida, grazie ad un veloce assorbimento, anche se somministrato per via orale.

Inoltre il sapore gradevole per cani e gatti, non ne pregiudica l’assunzione.

La somministrazione preventiva di questo estratto, dato come integratore durante la crescita o nella fase acuta della malattia, ha svariati benefici.

Aiutando a disintossicare l’organismo, grazie alla dissoluzione dei radicali liberi, previene lo stato infiammatorio.

Inoltre, se la malattia è già conclamata, la sua azione antiossidante, riesce a bloccare il circolo vizioso che avviene a livello dell’articolazione, eliminando i radicali liberi e riducendo il dolore.

Controindicazioni ed effetti collaterali: 

  • il prodotto non va somministrato se l’animale soffre di gastrite in quanto le sostanze amare dell’infuso, posso essere leggermente irritanti.
  • la somministrazione è inoltre sconsigliata durante trattamento con anticoagulanti ed in gravidanza.

Questi sono gli effetti che hanno tutte le sostanze attive, quelle cioè che hanno un effetto sull’organismo e che, come tali, in alcune situazioni particolari, come durante la gestazione o in presenza di patologie che necessitano di assunzione di farmaci salvavita, come gli anticoagulanti, devono essere somministrate sotto stretto controllo medico.

Bene, per oggi abbiamo terminato. Non ti resta che acquistare l’estratto di foglie d’ulivo per il tuo pet, cliccando sul pulsante qui sotto 

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Ciao, grazie di avermi letto e a presto !!!

Bibliografia:

1)Vaughan-Scott T, Taylor JH: The pathophysiology and medical management of canine osteoarthritis. J South Africa Vet Assoc 68(1): 21-25, 1997.

2) Attur MG, Dave M, Akamatsu M, Katoh M, Amin AR: Osteoarthritis or osteoarthrosis: the definition of inflammation becomes a semantic issue in the genomic era of molecular medicine. Osteoarthritis and Cartilage 10: 1-4, 2002.

3) Miolo A, Mortellaro CM: Artrosi del cane e stress ossidativo-infiammatorio: dalla clinica al meccanismo. Veterinaria 17(1): 17-33, 2003.

4) Approccio Medico Combinato nell’artrosi del cane (Carlo Maria Mortellaro articolo pubblicato su Veterinaria Agosto 2004)

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Vaccini per Cani e Gatti, scopri come quella siringa che sembra contenere Acqua di Lourdes, in realtà fa tutto, meno che i miracoli

Vaccini per Cani e Gatti, scopri come quella siringa che sembra contenere Acqua di Lourdes, in realtà fa tutto, meno che i miracoli

Vaccini per Cani e Gatti

Ci hanno abituati a pensare che i Vaccini per Cani e Gatti siano la soluzione miracolosa per evitare le peggiori malattie che possono aggredire i nostri amici a 4 Zampe.

Ma c’è chi sostiene che i Vaccini per Cani e Gatti potrebbero provocare la reazione opposta e avere per il loro organismo lo stesso effetto di un catastrofico terremoto.

Da anni ormai assistiamo a discussioni infinite tra i sostenitori dei vaccini e della medicina convenzionale e chi sostiene che siano la causa primaria del nostro degrado fisico e di molte malattie che altrimenti potremmo evitare.

E’ ora di interrogarsi anche in merito alle vaccinazioni e all’uso dei farmaci per Cani e Gatti che ci accompagnano nel corso della nostra vita.

Io non sono veterinaria, l’ho detto e scritto già tante volte e chi mi legge con costanza lo sa benissimo, ma ho vissuto esperienze di vita ed emozioni straordinarie con Cani e Gatti e mi son dovuta porre spesso la questione dei vaccini e dei farmaci convenzionali.

C’è molta confusione sulla materia e chi dovrebbe fare chiarezza si divide più o meno equamente nello schieramento del pro e del contro; decidere da che parte stare non è semplice, a volte non basta usare il buon senso, la razionalità e informarsi al meglio su ciò che dobbiamo fare e sulle possibili conseguenze.

Nel decidere riguardo la somministrazione di farmaci e vaccini ai nostri meravigliosi compagni di vita abbiamo il dovere di agire nel pieno rispetto della loro natura, che è l’unico modo per trattarli come se fossero davvero dei figli.

Ho speso intere giornate del mio tempo a cercare una risposta definitiva ai miei dubbi sull’uso di Vaccini per Cani e Gatti; ho consultato decine di fonti diverse e ho rotto le scatole a veterinari e addetti ai lavori più disparati.

Tutto tempo e fatica che tu potrai risparmiarti se avrai la pazienza di leggermi fino in fondo, perché io alla fine ho capito che i Vaccini per Cani e Gatti vanno usati solo ed esclusivamente quando è strettamente necessario e con molta, moooolta attenzione.

Sono ormai molti gli addetti ai lavori a riconoscere che i Vaccini per Cani e Gatti sono responsabili dell’accumulo di scorie tossiche nell’organismo, al pari del mangime industriale e degli antiparassitari chimici e raccomandano di limitarne l’uso al minimo indispensabile, per affidarsi quanto più possibile ai rimedi alternativi.

Fra i molti, contrari ad un uso indiscriminato di Vaccini per Cani e Gatti, mi vengono in mente la Dott.sa Grazia Foti, il Dott. Alessandro Prota, il Dott. Roberto Rosenthal, la Dott.sa Maria Mayer, che con i loro blog ci informano continuamente dei possibili effetti dannosi di queste pratiche mediche, professionisti autorevoli che ti invito a seguire con attenzione.

Le opinioni e le motivazioni del fronte che si schiera a favore delle vaccinazioni e dei farmaci usati nella medicina convenzionale sono note e ampiamente diffuse, qui intendo dare risalto a chi invece si schiera dalla parte del “consumo consapevole”.

Ecco quello che forse non ti hanno mai detto sui Vaccini per Cani e Gatti e che faresti meglio a conoscere per evitare danni irreversibili.

Cominciamo con il parlare di Vaccini e dei Richiami che la Medicina Convenzionale ritiene indispensabili per preservare la salute del tuo Cane o del tuo Gatto.

E’ successo anche a te di chiederti se tutte queste vaccinazioni siano veramente necessarie ?

Chiedere al tuo veterinario di fiducia è spesso inutile perché non si ottengono quasi mai quelle risposte esaurienti che potrebbero toglierti quei dubbi una volta per tutte.

Regole e normative precise non ce ne sono e quando esistono dicono tutto e il contrario di tutto; la maggioranza dei Medici Veterinari sono a favore in modo incondizionato delle vaccinazioni, forse è un modo per scaricare le proprie responsabilità.

Se ti sei posto il problema delle vaccinazioni, probabilmente è capitato anche a te di subire le loro pressioni psicologiche. Frasi del tipo…

“…saresti un irresponsabile se non lo vaccinassi… vuoi mettere a rischio la tua vita e quella dei tuoi figli ?”

Sono “suggerimenti e consigli” che ti lasciano dentro quel sottile senso di ansia e di angoscia che non ti lasciano dormire serena e che alla fine ti portano a pensare che in fondo…

…se il veterinario mi dice così sarà vero… perchè non dovrei fidarmi di lui che ha studiato tanto ?

Si, è capitato anche a me in passato di cedere alle “opinioni” e ai “consigli” del mio veterinario, un giorno forse, se non mi emozionerò troppo, ti racconterò come è andata a finire !!!

Sono tematiche complesse, che non hanno una riprova definitiva, difficili da comprendere se non hai una specifica preparazione medico/scientifica, e forse neanche con quella; tanto che alla fine è normale delegare la decisione a chi ne sa più di te, o almeno dovrebbe !!!

Prima dell’avvento di internet non era facile reperire informazioni per chiarirsi le idee riguardo gli effetti dei Vaccini per Cani e Gatti, soprattutto per chi non aveva un computer, e in quell’epoca erano molti.

E in quegli anni, proprio perché i padroni di Cani e Gatti non erano molto informati, il veterinario era il solo e unico che decideva quando e se fare le vaccinazioni.

Oggi abbiamo molte meno scuse perché le informazioni e le motivazioni di coloro che vorrebbero un uso più consapevole e limitato dei Vaccini per Cani e Gatti, sono alla portata di tutti, prima di decidere cosa fare forse è meglio ascoltarli.

Basta fare una semplice ricerca su Google per trovare le Linee Guida sulle Vaccinazioni del Cane e del Gatto, dettate dalla WSAVA – World Small Animal Veterinary Association (Associazione Mondiale dei Veterinari di Piccoli Animali), che ad oggi devono essere considerate la Bibbia dei Veterinari anche in merito a questa materia :

“Le vaccinazioni devono essere considerate solo come una componente di un piano personalizzato completo e preventivo per la salute dell’animale, basato su età, razza, stato di salute, ambiente (potenziale esposizione ad agenti pericolosi), stile di vita (contatto con altri animali), abitudini di viaggio del Cane o del Gatto”.

Sono indicazioni e suggerimenti dedotti non solo in seguito allo studio delle poche ricerche scientifiche e studi realizzati al di sopra delle parti (non finanziate dalle Industrie Farmaceutiche), ma anche e soprattutto in base alle “segnalazioni” che numerosi veterinari in tutto il mondo fanno all’Associazione, sugli effetti dei Vaccini.

Mi pare chiaro che non esiste una soluzione che va bene per tutti i Cani e tutti i Gatti in modo generalizzato, la scelta delle vaccinazioni da fare è diversa per ogni singolo animale.

Cito ancora la WSAVA e le sue linee guida :

Il Veterinario deve spiegare al proprietario del Cane o del Gatto

  • I tipi di vaccino disponibili
  • I loro potenziali benefici e i rischi
  • La loro applicabilità a quel particolare animale, in base allo stile di vita e al rischio di esposizione”

A me non è mai capitato che un Veterinario mi informasse in modo così dettagliato sui Vaccini per Cani e Gatti, e a dire il vero neanche sui medicinali che ha prescritto per i miei piccoli, a voi è successo ?

Prima di proseguire facciamo chiarezza su una cosa che si chiedono in molti, in Italia NON ESISTE NESSUN OBBLIGO DI LEGGE in merito ai Vaccini per Cani e Gatti, esistono vaccini RACCOMANDATI (cosiddetti Vaccini Core) che sono :

per i Cani :

  1. Cimurro (CDV – canine distenper virus)
  2. Adenovirus Canino (CAV1/2 – canine adenovirus tipi 1 e 2)
  3. Parvovirus Canino Tipo 2 (CPV-2 – canine parvovirus 2)

per i Gatti :

  1. panleucopenia felina (FPV – Feline panleokopenia)
  2. Herpesvirus Felino Tipo 1 (FHV-1 – feline herpes virus)
  3. Calicivirus (FCV – feline calici virus)

ed esistono diversi vaccini OPZIONALI (detti Vaccini Non-Core) per i quali sarebbe difficile fare un elenco in questo articolo perché variano di Nazione in Nazione e a volte anche di Regione in Regione, sarebbe troppo lungo.

Ci sono Vaccini per Cani e Gatti Non-Core che di fatto diventano Core, come quello contro la Rabbia, che è richiesto dalle norme veterinarie di alcune Regioni italiane, in caso di viaggi all’estero, Gare o Esposizioni, a volte anche dalle compagnie aeree e navali per l’imbarco del povero 4 Zampe.

Insomma, la Confusione Regna Sovrana, non resta che appellarci al Buon Senso e alla sensibilità personale, quindi diventa importante informarsi e scegliere con Coscienza da che parte stare.

Ormai è sufficientemente dimostrato che i Vaccini per Cani e Gatti possono provocare reazioni indesiderate pesanti

giusto per fare qualche esempio:

  1. allergie
  2. letargia
  3. problemi comportamentali
  4. artrite
  5. paralisi
  6. cancro
  7. e in casi particolarmente gravi, anche la morte

mi sembra quindi evidente che sia il caso di usare cautela e limitarci al minimo indispensabile.

Purtroppo non sono molti gli studi recenti e specifici sui danni dei Vaccini per Cani e Gatti, perché non c‘è interesse a fare investimenti in questa direzione anzi, semmai esiste l’interesse opposto, quello delle Multinazionali Farmaceutiche.

Le ricerche più recenti sono limitate ai vaccini contro la Leucemia Felina (FeLV) e contro la Rabbia, che peraltro dalle nostre parti è praticamente scomparsa (Kass 1993, Martano 2011, Srivastav 2012, Ladlow 2013, Hartmann 2015).

Le cito, anche se si tratta di studi fatti solo sui gatti, per farti riflettere sul fatto che sono ricerche realizzate a causa di una insolita e frequente insorgenza di tumori correlata alla somministrazione dei relativi vaccini, tanto che negli Stati Uniti sono soliti iniettarli sulla coda o su una zampa posteriore, parti del corpo più facilmente amputabili.

L‘unico studio accreditato sui vaccini in generale e che ha avuto un eco mondiale, è del 1997 della School of Veterinary Medicine della Purdue University negli Stati Uniti.

Questo studio pose in evidenza in maniera molto approfondita, come i vaccini possono determinare cambiamenti nel sistema immunitario dei Cani, tali da provocare malattie autoimmuni anche potenzialmente mortali:

  1. cancro,
  2. leucemia,
  3. danni al fegato e ai reni,
  4. allergie.

Da questa ricerca è emerso che possono esserci anche possibili danni genetici, i Cani vaccinati infatti possono sviluppare anticorpi che attaccano il loro stesso DNA modificandolo, ipotesi avvalorata anche da un altro studio della Università di Ginevra.

I Vaccini per Cani e Gatti non sono altro che farmaci preparati in laboratorio dalle grandi aziende farmaceutiche che contengono elementi biologici (virus o batteri), elementi biochimici e adiuvanti che servono ad aumentare la risposta immunitaria naturale di cui ogni animale è fornito, e ad aumentare la produzione di anticorpi.

Gli anticorpi così prodotti, dovrebbero limitarsi ad aggredire e distruggere gli agenti patogeni (virus, batteri, ecc.), ma a causa degli adiuvanti possono attaccare l’organismo e provocare le cosiddette malattie autoimmuni.

Secondo uno studio sui Cani dell’Università di Purdue negli Stati Uniti, si è verificato che l’insorgere di malattie autoimmuni molto frequenti sono correlate all’uso di vaccini:

  1. il morbo di Addison,
  2. il Lupus eritematoso,
  3. l’anemia emolitica (distruzione dei globuli rossi),
  4. l’alopecia (perdita totale o parziale di pelo),
  5. l’ipoparatiroidismo,
  6. il diabete mellito di tipo 1,
  7. l’artrite reumatoide,
  8. la tiroidite

Non solo, ma sono state rilevate anche reazioni avverse, effetti collaterali e conseguenze inattese associate alla somministrazione di vaccino, tra cui la diminuzione di efficacia di medicinali.

Secondo le linee guida del 2015 descritte dalla WSAVA – World Small Animal Veterinary Association, per reazioni avverse bisogna intendere qualsiasi alterazione, tossicità o reazione di ipersensibilità associata alla vaccinazione.

Vediamo quali sono le reazioni avverse più comuni, immediate e facilmente osservabili che possono capitare dopo aver iniettato i Vaccini per Cani e Gatti:

  1. indolenzimento muscolare
  2. prurito
  3. ascessi
  4. febbre
  5. perdita di appetito
  6. convulsioni
  7. angioedema (gonfiore del muso o dei padiglioni auricolari)
  8. collasso
  9. vomito con o senza diarrea (più probabile nel Gatto)
  10. alterazioni respiratorie
  11. letargia
  12. segni neurologici o alterazioni comportamentali
  13. reazioni allergiche che possono arrivare allo shock anafilattico e alla morte dell’animale

Altrettanto comuni, ma più a lungo termine e rilevabili solo da esami diagnostici :

  1. encefalite (infiammazione dell’encefalo)
  2. granulomi (reazione immunitaria a lesioni infiammatorie croniche)
  3. neoplasie (ad esempio il tumore)
  4. linfonodi ingrossati
  5. poliartrite

Le possibili reazioni avverse possono comparire dopo qualche minuto, qualche ora o qualche giorno, e possono protrarsi per ore, giorni o mesi; non c’è una regola, dipende dal tipo di reazione e dallo stato di salute del Cane o del Gatto.

Basterebbe quanto scritto finora per cambiare atteggiamento nei confronti delle attività di vaccinazione, ma c’è di più.

La situazione si aggrava quando, al primo ciclo di vaccinazione, si fanno seguire i successivi richiami, si iniettano nuovamente virus, batteri, sostanze chimiche e adiuvanti vari che stressano ulteriormente l’organismo del tuo piccolo amico.

I piani vaccinali più comuni infatti prevedono che i richiami debbano essere fatti almeno ogni tre anni, in qualche caso anche annualmente, forse si è abusato e si continua ad abusare in modo eccessivo di questa pratica che potrebbe compromettere la salute del tuo Cane o del tuo Gatto in modo irreversibile.

Anche questo è un argomento controverso, ma anche in questo caso ci sono ricerche e studi autorevoli a favore della limitazione dei richiami.

Secondo il dr. Ronald Schultz, veterinario immunologo e Presidente del Dipartimento Scienze Patobiologiche presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università del Wisconsin, la pratica dei richiami annuali, sottopone Cani e Gatti ad inutili stress farmacologici, dato che la loro risposta immunitaria dura molto più di un anno.

La maggior parte degli anticorpi prodotti con i Vaccini per Cani e Gatti non spariscono nell’arco dei 12 mesi, ma rimangono nel sangue per molti anni, e restano efficaci per proteggerli da eventuali contagi da virus o batteri.

Diversi studi sostengono che i vaccini contro il cimurro o le parvovirosi hanno una durata minima di circa sette anni, e concludono che possano proteggere il Cane a lungo, senza bisogno di nessun richiamo (Bohm 2004, Mouzin 2004, Schultz 2006, Mitchell 2012).

Un altro studio relativo questa volta ai Gatti, sostiene che i vaccini contro l’herpesvirus felino tipo 1 (FHV-1) e il calicivirus (FCV) hanno una durata minima di immunità che va oltre i 7 anni (Scott & Geissinger 1999).

Queste ed altre ricerche in materia sono state recepite dalla WSAVA – World Small Animal Veterinary Association, che nella redazione delle “Linee-guida 2015 per la vaccinazione del Cane e del Gatto “, ne accoglie le conclusioni aggiornando i protocolli vaccinali per Cani e Gatti nel modo seguente:

…la ripetizione annuale dei vaccini dovrà in futuro essere limitata alle procedure veterinarie necessarie in modo da attenuare il “carico vaccinale” dei nostri piccoli amici e da ridurre al massimo la possibilità di reazioni avverse e il verificarsi di controindicazioni…

non sarà più necessario vaccinare ogni anno il proprio Cane o Gatto per le malattie virali, a patto che venga eseguito un giusto programma di vaccinazioni concordato con il veterinario nelle prime settimane di vita…

Come vedi anche le strutture sanitarie più autorevoli e le associazioni dei medici veterinari più accreditate, cominciano a nutrire dubbi sulla somministrazione dei Vaccini per Cani e Gatti, senza una effettiva necessità.

Mi raccomando quindi, per il bene del tuo amico a 4 zampe, di fare le tue scelte con attenzione, a partire come sempre dalla scelta del Veterinario che deve agire DAVVERO in modo responsabile e consigliarti al meglio.

So perfettamente la domanda che ti stai ponendo in questo momento…

Ma, se vaccinare il mio compagno peloso è così tanto rischioso, e se non vaccinarlo non lo è di meno… cosa posso fare per proteggerlo davvero e non fargli correre inutili rischi ?

La risposta è più semplice di quanto tu possa immaginare: te lo può dire direttamente il tuo Cane o il tuo Gatto. E’ lui che decide se ha bisogno o meno di essere vaccinato.

Per certi versi lo decide lui quando è il caso di affrontare la sua battaglia con le sostanze vaccinali, lo decide e te lo dice il suo sistema immunitario.

Si chiama “TITOLAZIONE ANTICORPALE”, è un test che si effettua con un semplice esame del sangue.

Serve ad indicare quali e quanti anticorpi sono “attivi” nel suo organismo ed è l’unica vera alternativa ai Vaccini per Cani e Gatti.

La Titolazione Anticorpale può essere fatta anche sui cuccioli che non sono mai stati vaccinati, anzi sarebbe auspicabile per elaborare meglio il suo piano vaccinale, ma normalmente la si consiglia prima dei richiami e in questo caso deve essere fatta entro tre anni dalla prima vaccinazione.

Se il risultato del Test ci dice che l’animale possiede una quantità di anticorpi adeguata a salvaguardarlo dalle malattie non c’è nessuna ragione per vaccinarlo, altrimenti puoi procedere in modo opportuno.

Nel caso che il tuo amico a 4 Zampe abbia già fatto il primo ciclo di vaccinazioni, ti indicherà se gli anticorpi prodotti in quella occasione sono ancora efficaci oppure no.

E’ importante sapere che i risultati del Test sostituiscono a tutti gli effetti i Certificati di Vaccinazione; se il risultato dice che l’organismo del tuo Cane o del tuo Gatto non ha bisogno di essere vaccinato, perché ha già gli anticorpi necessari a contrastare l’insorgere delle malattie, questa Certificazione deve essere accettata da qualsiasi Autorità, sia Giuridica che Sportiva.

Per questo la Titolazione Anticorpale è utile soprattutto a quei Cani e Gatti che, dovendo visitare o partecipare a esposizioni e manifestazioni, a gare di lavoro, agility e simili, hanno bisogno di avere il Libretto delle Vaccinazioni aggiornato.

Lo stesso vale per i Cani e Gatti che viaggiano spesso con il proprio padrone.

Per la sostituzione dei Vaccini per Cani e Gatti più comuni, che poi sono i famosi Vaccini Core, ossia quelli Raccomandati che molti pensano essere obbligatori, esistono dei Kit di Titolazione Anticorpale a Risposta Rapida.

Con poche gocce di sangue e un costo vicino a quello dei normali Vaccini per Cani e Gatti, potrai sapere entro poche ore e senza ombra di dubbio se il tuo amico a 4 Zampe è protetto.

Per altri tipi di Vaccini per Cani e Gatti è necessario inviare il campione di sangue a dei laboratori specializzati, i tempi di risposta sono un po’ più lunghi e il costo un po’ più elevato, ma fortunatamente ci sono alcuni veterinari che si stanno adeguando alle richieste dei padroni, che lo richiedono sempre più spesso, e i costi cominciano a scendere.

Possiamo dire che le linee guida sulle vaccinazioni e la costante consapevolezza e responsabilità dei padroni verso i propri animali, sta andando nella direzione giusta, quella del cambiamento di mentalità anche da parte dei veterinari.

Parte di questo cambiamento sai che dipende molto da te, se vuoi che il tuo compagno di vita, Cane o Gatto che sia, possa vivere il più serenamente possibile senza problemi di salute e senza inutili stress farmacologici.

Un vaccino non è solo un’iniezione, abbiamo visto che può avere conseguenze anche molto gravi e anche se la Titolazione Anticorpale non è la soluzione per evitare TUTTI i vaccini, è certamente la soluzione migliore per limitarli.

Sta a te, che ti preoccupi della salute e del benessere del tuo animale, cercare un veterinario che si assuma la responsabilità della sua vita, ma non dimenticare mai che per lui, procedere alla vaccinazione standard senza fare prima nessuna indagine, è più semplice e meno rischioso.

Sta a te comprendere l’importanza della Titolazione Anticorpale e chiedere al tuo Veterinario di impegnarsi in questo senso, se aspetti che te la proponga lui… stai fresco !!

Chi vuole veramente che le cose cambino, deve essere anche il primo promotore di cambiamento, e ognuno nel nostro piccolo dobbiamo fare del nostro meglio, sei d’accordo?

Sarebbe estremamente confortante sapere che le dinamiche tra padrone, animali e veterinario sono destinate a trovare un equilibrio relazionale più chiaro e sicuro, anche se la strada è ancora molto lunga da percorre.

Qualcosa si muove e non dobbiamo farci scappare l’occasione per migliorare il rapporto fra il mondo animale e la società civile che, ogni giorno che passa è sempre più consapevole dell’importanza che quei piccoli esseri a 4 Zampe ricoprono nel nostro quotidiano.

Perfino nel mondo politico, che è sempre l’ultimo ad arrivare e a prendere consapevolezza dei problemi reali, qualcosa si sta muovendo… si sa, siamo in Italia e tuuutto si muove più lentamente, ma anche da noi per fortuna si muove.

Nel 2013 il Ministero della Salute italiano, in collaborazione con i Centri Regionali di vigilanza sui farmaci, si è finalmente deciso a pubblicare i risultati di un sistema di segnalazione e controllo per i farmaci e i vaccini a destinazione veterinaria.

E’ stato elaborato un metodo di raccolta e di gestione contenente tutte le segnalazioni pervenute negli anni da parte dei Medici Veterinari e che si inserisce in un Data-Base molto più ampio che raccoglie i dati dell’intera Comunità Europea, adesso possiamo cominciare a contare su dei dati statistici concreti.

Purtroppo non c’è ancora un obbligo di segnalazione sulle reazioni dannose dei farmaci e dei vaccini sugli organismi degli animali, le segnalazioni sono ancora volontarie e spontanee.

Comunque, dai primi dati raccolti emerge una realtà quanto meno inquietante:

  1. su un totale di 410 Cani trattati solo nel 2013 con medicinali o vaccini, ben 96 hanno avuto reazioni dannose o avverse, quasi il 25%;
  2. è andata peggio ai nostri amici felini che, nello stesso anno, hanno avuto reazioni indesiderate ai trattamenti farmacologici, in 67 casi su 102 Gatti analizzati, più della metà;
  3. le maggiori segnalazioni di reazioni avverse si sono avute con la somministrazione dei vaccini, 154 su 301 ricevute; i segni clinici maggiormente riscontrati sono stati reazioni anafilattiche, diarrea, reazioni cutanee, letargia, disturbi neurologici;
  4. altri medicinali veterinari oggetto di segnalazioni sono stati gli antiparassitari, antibiotici, anti-infiammatori (FANS), anti-infiammatori steroidei, corticosteroidi, antiepilettici, analgesici;

le specie animali interessate sono state soprattutto i Cani e i Gatti, a seguire i bovini, i suini, i conigli; i Vaccini per Cani e Gatti ancora una volta sotto accusa !!!

Sono numeri ancora piccoli rispetto alla grande diffusione di animali da compagnia sul territorio italiano, ma purtroppo la data di inizio di raccolta dati è relativamente recente, si è iniziato infatti solo nel 1998.

E’ soprattutto l’origine spontanea e volontaria delle segnalazioni, che è in crescita costante, ma che coinvolge solo poche centinaia di veterinari e che riguarda solo il 5% dei medicinali autorizzati, che impedisce, per ora, di avere un quadro più ampio e soddisfacente.

Considera che in Europa le segnalazioni di casi sospetti sui trattamenti farmacologici sono ormai decine di migliaia, qui da noi la strada da fare è ancora tanta.

A questo punto, se hai letto con attenzione, hai tutti gli strumenti per decidere con maggiore consapevolezza se vaccinare il tuo compagno di vita, quando e come farlo, non sta a me dirtelo, a me interessa solo darti le informazioni più corrette possibile.

I Medicinali sono dei veleni e lo sappiamo tutti, anche se a volte facciamo finta di non saperlo; i Vaccini per Cani e Gatti non sono altro che dei medicinali che scaricano tossine pericolose nell’organismo, al pari e forse più di quanto fanno i cibi industriali e gli antiparassitari chimici.

Tossine e veleni ne assumiamo costantemente, e ne assumono i nostri amici pelosi anche se vivono in un contesto sano e naturale, ma normalmente un organismo integro ha tutte le difese immunitarie necessarie ad espellerle e a renderle innocue, tutto cambia se il bombardamento diventa eccessivo.

Fegato, Reni, Pancreas e tutti gli organi emuntori, quelli addetti alla pulizia dell’organismo vanno in sovraccarico di lavoro e questo stato critico è l’anticamera per ogni genere di malattia anche mortale.

Che tu decida di donare al tuo Cane o al tuo Gatto una vita salutare, oppure no, il minimo che puoi fare per lui è aiutarlo a smaltire il carico tossico con cui il suo organismo deve fare i conti ogni giorno, è l’unico modo per allungargli la vita e per rendergliela più serena possibile.

Esistono Rimedi Naturali, privi di ogni controindicazione, che sono molto utili per disintossicare l’organismo e che secondo me dovrebbero essere assunti da tutti, anche dal tuo Cane o dal tuo Gatto e anche nel caso che vivano in modo completamente sano e naturale.

A maggior ragione vanno utilizzati per quegli animali che mangiano cibo industriale o che fanno uso di vaccini e farmaci convenzionali, in modo da contrastare e limitare gli eventuali disturbi o effetti collaterali.

L’Infuso di Foglie di Ulivo è uno dei più potenti; ricco di sostanze bioattive come l’Oleuropeina, l’Acido Elenolico, l’Idrossitirosolo, il Tirosolo, la Rutina, formidabili Antiossidanti in grado di contrastare i Radicali Liberi e soprattutto DETOSSINANTI in grado di ripulire l’organismo dalle sostanze tossiche.

Scopri di più sull’Infuso di Foglie di Ulivo leggendo il mio Special Report, al suo interno troverai l’elenco di tutte le proprietà benefiche che sono racchiuse e nascoste in quelle foglioline dai riflessi d’argento, a noi tanto familiari da non poter credere quanto possano essere potenti e salutari.

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L’Infuso di Foglie di Ulivo contiene Polifenoli utilissimi per aiutare l’organismo a superare lo stato di indebolimento e affaticamento tipico dei momenti successivi alle vaccinazioni e contrastano in modo efficace anche gli eventuali stati febbrili e i disturbi intestinali che si potrebbero verificare.

Nel caso dovessi decidere, o che tu non potessi fare a meno, di fare il vaccino al tuo Cane o al tuo Gatto, il mio consiglio è quello aiutare il suo organismo a liberarsi dalle scorie tossiche che inevitabilmente il vaccino rilascia.

Una dose giornaliera di Infuso di Foglie di Ulivo a partire almeno da 30 giorni prima dell’iniezione vaccinale e per almeno i 30 giorni successivi può essere un’ottima soluzione.

Farsi accompagnare in un pezzo di vita da un Cane o da un Gatto, non è un gioco, non è semplice, a volte è anche faticoso, ma lo sforzo e l’impegno che richiede è SEMPRE ripagato alla grande perché loro amano senza condizioni, e dovresti farlo anche tu !!!

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