Il tuo cane ha mal di schiena? Ecco come riconoscerlo e prevenirlo.

Il tuo cane ha mal di schiena? Ecco come riconoscerlo e prevenirlo.

Il mal di schiena nel cane è evenienza piuttosto frequente e non è sempre facile riconoscerlo.

In soggetti predisposti è importante fare la giusta prevenzione. Ecco allora come accorgersi della sua presenza e come prevenirne l’insorgenza.

Mal di schiena nel cane

Il mal di schiena nel cane è riscontro consueto, non soltanto in soggetti con schiena lunga (condrodistrofici), cioè il Bassotto Tedesco, ma anche Pechinese, Barboncino, Lhasa Apso, Shih-tzu, Bulldog francese, Cocker Spaniel, Beagles, cani meticci con corpo lungo e arti corti e in quelli non condrodistrofici, soprattutto nei cani di taglia medio grande, in particolare nel Boxer.

Come per il dolore articolare agli arti, quello alla schiena può essere provocato da fenomeni artrosici, soprattutto quando tra una vertebra e l’altra si creano degli osteofiti (piccole formazioni ossee) che infiammano la parte, oppure da ernie discali.

Esistono anche delle malformazioni congenite che possono coinvolgere la colonna vertebrale, ma di quelle non parleremo.

In questo articolo cercherò di passare in rassegna le più assidue cause che potrebbero provocare il mal di schiena nel cane, come accorgersi della presenza del problema ed infine indicazioni che potrebbero ridurre la loro incidenza.

Mal di schiena nel cane da ernie discali

Le ernie discali sono piuttosto frequenti, soprattutto in cani “lunghi” diciamo e con zampe piuttosto corte, i cosiddetti condrodistrofici visti nell’introduzione.

Ma cos’è esattamente un’ernia del disco?

Per capirlo dobbiamo avere in mente la spina dorsale.

Questa è composta dalle vertebre (7 cervicali, 13 toraciche,7 lombari e 3 sacrali, più le varie coccigee formanti la coda) che si articolano l’una di fronte all’altra e si possono muovere coerentemente grazie a dei dischetti intervertebrali, disposti tra un corpo vertebrale e l’altro.

Questi consentono alle porzioni ossee di rimanere insieme, ma allo stesso tempo staccate, potendosi muovere senza toccarsi e incontrarsi.

I dischi quindi fanno da ammortizzatori tra una vertebra e l’altra.
All’interno delle vertebre, al di sopra del disco invece, passa il midollo spinale, gelosamente protetto da queste parti ossee.

Il disco intervertebrale è composto da una parte centrale (nucleo polposo) ed una parte periferica, un anello fibroso.

Il nucleo è una parte molto importante e se degenera provoca una maggior instabilità anche della parte periferica, creando così i presupposti per far uscire il materiale al suo interno e lasciare che il disco riesca a dislocarsi, raggiungendo così il midollo.

Se noti, nell’immagine qui sopra, il disco intervertebrale è proprio aderente al midollo spinale (spinal cord nell’immagine) e se il contenuto del nucleo fuoriesce, andrà a comprimere proprio quella parte, dando problemi anche molto gravi.

Esistono diversi tipi di ernia, classificati in base alla lesione che provoca.

Ernia discale tipo Hansen 1

E’ tipica dei cani di piccola taglia, ma non solo. E’ provocata dalla degenerazione del disco intervertebrale che incomincia in modo asintomatico fin da cucciolo.

Si possono avere addirittura cani che a 1 anno, hanno già subito una degenerazione fino al 75% del nucleo.

La sintomatologia è tipicamente acuta, soprattutto in seguito ad un movimento improvviso, brusco, arrivando fino alla paralisi degli arti posteriori. Nei casi più gravi l’unica soluzione è l’intervento chirurgico.

Altre volte può essere provocata anche da un trauma.

La zona più colpita è quella toraco-lombare e cervicale.

Ernia discale tipo Hansen 2

Più frequente nei cani di taglia grande, può presentare sia sintomi a gravità progressiva, che forme acute ed è dovuto a uno spostamento graduale del disco intervertebrale.

Anche in questo caso, si può arrivare alla paralisi e l’intervento chirurgico diventa necessario.

Mal di schiena nel cane: i sintomi di ernia

I sintomi dell’ernia nel cane sono ovviamente legati al dolore più o meno intenso che il cane prova al momento dell’insorgenza, ma anche alla gravità del caso.

Quindi saranno inevitabilmente diversi anche e soprattutto per la localizzazione che può colpire una parte o un’altra della colonna.

Inoltre potrebbero essere confusi con dolorabilità ad altri distretti dell’organismo, a cause del cosiddetto dolore riferito cioè quel dolore che si manifesta in altra sede, perché le terminazioni nervose coinvolte nel danno arrivano altrove.

A volte, ad esempio, un dolore simile ad un mal di pancia può mascherare un dolore alla schiena: addome teso, schiena inarcata sono gli stessi sintomi di una colica.

I sintomi nell’ernia del disco sono quindi riferiti al dolore che si può manifestare in diversi modi ed intensità con:

  • schiena incurvata verso l’alto (cifosi);
  • riluttanza al movimento;
  • zoppia più o meno evidente di un arto posteriore;
  • trascinamento di un arto;
  • abbattimento;
  • tremori;
  • tiene sempre la testa bassa;
  • la groppa e i posteriori sono portati “sotto di sé” soprattutto quando mangia;
  • cambio di comportamento e riluttanza a fare cose che prima faceva volentieri (salire sul divano, sull’auto, salire le scale);
  • cani particolarmente stoici che non mostrano dolore alla visita, soprattutto quelli di grossa taglia e con carattere dominante;

A questi segni se ne possono aggiungere altri quali :

  • perdita della coordinazione muscolare (atassia),
  • sensibilità diminuita alle zampe posteriori (deficit propriocettivi),
  • diminuzione della capacità motoria (paraparesi) ma ancora capacità di deambulare,
  • incapacità di urinare in caso di danno neurologico grave,
  • dolore al collo (vertebre cervicali).

Gli arti coinvolti nella diminuzione della capacità di movimento, possono essere sia quelli anteriori che quelli posteriori, a seconda della zona colpita.

In caso di sintomi di questo genere è ovviamente importantissimo portare il soggetto nel più breve tempo possibile ad una visita. Prima si arriva a fare diagnosi, prima si potrà ridurre il danno e quindi avere un buon esito.

La diagnosi dovrà passare inevitabilmente anche attraverso una visita fisiatrica fatta da veterinario specialista che sarà quindi in grado di valutare la possibile terapia conservativa. Ma prima di tutto dovrà essere effettuata una diagnostica per immagini (TAC e/o risonanza magnetica) al fine di mettere ben in evidenza la lesione.

Una raccomandazione in questi casi va fatta.

Considerando il fatto che anche patologie neoplastiche (tumori) potrebbero dare una sintomatologia del tutto simile alle ernie discali, qualora colpissero la colonna, è sempre importante prima di dare farmaci che potrebbero peggiorare ed aggravare il tumore, effettuare indagini approfondite, come appunto le risonanze e/o TAC.

Qualora sia possibile una terapia alternativa alla chirurgia, questa potrà comprendere il riposo assoluto e un trattamento fisioterapico ad opera di professionisti veterinari specializzati.

Mal di schiena nel cane da discospondilite

La discospondilite è una patologia della colonna molto subdola. E’ una infezione dovuta a batteri o funghi che intaccano sia il disco intervertebrale che le faccette articolari delle vertebre.

Queste parti quindi vanno incontro a degenerazione con conseguenze, in caso di infezione micotica, anche mortali.

In pratica l’infezione batterica o fungina disgrega le parti ossee della colonna provocando seri problemi.

Cause di discospondilite: da cosa è provocata l’infezione?

Gli agenti patogeni possono essere presenti in circolo, oppure provenire da altri organi già infetti, oppure da un corpo estraneo, inalato o ingerito :

  • infezioni urinarie,
  • endocarditi batteriche (patologia del cuore),
  • infezioni cutanee,
  • infezioni dell’apparato respiratorio,
  • infezioni gastroenteriche,
  • ascessi dentari,
  • infezioni ai testicoli.

Se il sistema immunitario del soggetto non riesce a difendere l’organismo, perché depresso, l’agente può arrivare a livello vertebrale causandone la degenerazione.

E’ tipica dei cani di grossa taglia, nei quali si riscontra molto più frequentemente, rispetto invece ai piccoli, dove è molto rara; nei cani particolarmente attivi e più spesso soggetti a piccoli traumi, tipicamente femmine giovani (ma non è detto).

Attenzione particolare quindi a cani che sono stati contaminati da funghi penetrati attraverso le spighe o forasacchi, o che hanno subito un’infezione anche conseguente ad un trauma.

Anche lesioni della bocca sono da tenere sotto controllo, soprattutto se c’è un tartaro abbondante che, ricordati, è formato da batteri!

Quali i sintomi di discospondilite?

Sono piuttosto generici e molto aspecifici :

  • infezioni urinarie,
  • zoppia intermittente;
  • svogliatezza;
  • cambio del comportamento (non fa più cose che prima faceva);
  • febbre (non sempre);
  • inappetenza;
  • sembra dolente alla pancia (falsa cifosi);
  • a volte paralisi dietro la zona del disco colpita.

La diagnosi è complicata dalla genericità dei sintomi e può avvenire grazie ad una lastra che mette in evidenza le lesioni ossee, confermata poi da TAC ed esami del sangue e delle urine ed ancor di più attraverso coltura degli stessi.

La crescita batterica o fungina consentirà poi di affrontare una terapia antibiotica corretta che dovrà essere effettuata in tempi e modi specifici a seconda del tipo di batterio presente.

Sono rare le recidive nel caso si sia identificato il giusto farmaco, ma se invece la sintomatologia non dovesse migliorare, è da riconsiderare la causa.

Prognosi invece infausta in caso di infezione micotica, molto più difficile da curare.

Mal di schiena nel cane da spondilartrosi

La spondilartrosi è una patologia degenerativa della colonna che colpisce più facilmente i cani di grossa e media taglia, sportivi, in età adulta. Particolarmente soggetti sono i Boxer e i Pastori tedeschi.

In breve si tratta della formazione di osteofiti, cioè di escrescenze ossee che si creano a causa di piccoli traumi che il corpo vertebrale subisce e che cerca di riparare, formando altro osso.

La zona del rachide (della colonna vertebrale) che viene più spesso interessata è quella toraco-lombare, fulcro di molte leve che sono interessate durante il movimento. In particolare le ultime due toraciche e la prima lombare.

Quando si presentano, infiammano anche le parti circostanti, che sono terminazioni nervose e punti di inserzione di muscoli che diventano particolarmente dolenti.

Anche in questa circostanza si instaurano fenomeni di artrosi.

Gli osteofiti possono raggiungere con il tempo dimensioni ragguardevoli, fino ad arrivare a bloccare completamente le vertebre coinvolte (raramente).
Quando succede, normalmente il dolore non è presente, ma si limita la mobilità della parte.

I sintomi sono associati al dolore e gravità delle lesioni formatesi e la diagnosi è effettuabile tramite un esame radiografico, che metterà in evidenza le parti ossee.

La patologia è meno grave delle precedenti, in quanto non viene coinvolto il canale midollare, ma è da tenere monitorato il movimento del cane per ridurre l’infiammazione.

Il trattamento fisioterapico insieme all’agopuntura e trattamenti antidolorifici, anche omeopatici, possono dare risultati soddisfacenti, nell’aumentare la capacità di movimento e riduzione del dolore.

Prevenzione del mal di schiena nel cane

Prevenzione delle ernie discali nel cane

E veniamo a cosa possiamo fare per ridurre l’incidenza di questo problema nel cane.

Per prima cosa la prevenzione è fondamentale.

Già scegliere un cucciolo presso un allevamento serio che faccia selezione sulle caratteristiche morfologiche del cane e non solo sulla bellezza estetica, riduce il rischio di avere cani poco armonici ed estremi nelle caratteristiche di razza.

Una volta che hai portato a casa il tuo piccolo, dovrai avere le accortezze già elencate per la prevenzione della displasia delle anche:

  • evitare giochi troppo violenti,
  • salti,
  • pavimenti scivolosi,
  • scale,
  • gioco del tirare la corda.

Per le patologie della schiena inoltre sarà fondamentale utilizzare la pettorina al posto del collare.

A questo proposito però vorrei dire che è si importante usare la pettorina, ma ancora di più insegnare al cane a non tirare al guinzaglio.

Non esiste infatti un giusto mezzo di contenzione, perché qualunque sarà insufficiente e potenzialmente pericoloso se il cane non è abituato a non tirare.

In caso si presenti un problema del genere, non abbiate timore ad affidarvi ad un educatore che vi spieghi come comunicare con il vostro amico al guinzaglio.

Il bassotto in particolare non dovrà fare salti e, anche in età adulta, dovrebbe poter avere accesso a divani e letto attraverso degli scivoli (lo so che dormono insieme a te e decidono il canale del televisore…).

Sviluppo del core: il ruolo del gioco e della fisioterapia.

Il core è l’insieme di muscoli dell’addome, torace e tronco posteriore che hanno il ruolo fondamentale di mantenere in equilibrio il cane.

Non pensare solo a quando è fermo.
Immagina il tuo peloso mentre gioca, fa una virata brusca e riesce a rimanere in piedi in equilibrio perfetto, oppure quando salta in giro.

Ecco tutti i muscoli che gli consentono di rimanere in posizione eretta e correttamente, sono il core, un insieme di muscoli che ricevono informazioni dal cervello il quale registra la posizione in quel momento e dà ordine di fare una cosa o un’altra.

Questo sistema si chiama propriocettivo, se sviluppato e stimolato in modo adeguato fin da quando il cane è cucciolo, consente non soltanto uno sviluppo armonico della muscolatura, ma anche di insegnare al soggetto a fare la cosa giusta al momento giusto.

Una sorta di memoria muscolare.

Lo stretching e il mal di schiena nel cane.

mal di schiena nel cane stretch

Lo stretching è un metodo molto efficace di prevenzione di contratture e lesioni muscolari.

Praticato in modo regolare da tutti gli atleti bipedi, è molto utile anche ai quadrupedi, che però hanno bisogno di una attenzione particolare in quanto la loro soglia del dolore è diversa rispetto alla nostra.

Lo scopo di questa pratica è quello di mantenere elastica la muscolatura (in questo caso della schiena) aumentando o mantenendo l’ampiezza del movimento.

Dovrebbe far parte di ogni allenamento del cane atleta, effettuato sia come riscaldamento (e comunque mai a freddo) che dopo il lavoro per rilassare i muscoli e come decontratturante.

Di seguito alcuni esercizi che potrai far fare al tuo cane, sempre e solo a caldo, dopo aver fatto 5-10 minuti di passeggiata.

Lo stretching nel cane può essere fatto attraverso esercizi diversi.

Allungarsi in avanti: con il cane sdraiato a sfinge, puoi fargli annusare un premio in modo che porti in avanti il collo, parallelamente al terreno (non in alto).
Questo è un esercizio molto utile e praticamente per nulla pericoloso.

Aumentare la mobilità laterale: con il cane in piedi ti poni dietro di lui, tenendo fermo il posteriore.
Gli porgi un premio e ti fai seguire con la sola testa che ruota e arriva all’altezza della spalla, con movimenti molto lenti, prima a destra, poi a sinistra.

A seguire farai lo stesso esercizio, facendo ruotare il collo sempre più indietro, all’altezza del costato, arrivando alla fine (in qualche settimana) ad avere il cane che riuscirà a prendere il boccone all’altezza delle anche.

Questo esercizio, se fatto senza controllo può essere molto pericoloso, soprattutto per cani che possono avere la tendenza a ernie discali.
E’ quindi consigliato prima di effettuarlo, far fare una visita fisiatrica al fine di verificare che non siano già in corso forme degenerative del disco.

mal di schiena nel cane stretching

Allungare il collo e la schiena in basso: con il cane sempre in piedi e tu dietro di lui, fagli annusare un premio portandolo in mezzo alle sue zampe anteriori.

Anche questo esercizio deve essere fatto molto gradualmente e con calma in cani con degenerazione del disco.

Tutte queste manovre possono essere degli ottimi metodi di prevenzione a patologie della colonna, ma allo stesso tempo potrebbero, in caso di degenerazione già in corso essere scatenanti il problema.

Il consiglio è quindi quello di far valutare il cane per poter affrontare poi un adeguata terapia riabilitativa insieme al professionista.

In caso di malattia degenerativa della colonna, il trattamento antidolorifico è certamente utile ed obbligatorio in certe situazioni.

Il dolore è sempre provocato non soltanto dalla compressione del materiale erniato ( in caso di ernia discale) ma anche dalla osteoartrosi provocata dagli osteofiti, (in caso di spondilartrosi).

L’uso di antinfiammatori e antidolorifici nel cane non è sempre privo di effetti collaterali, considerando la più alta sensibilità dello stomaco a questi farmaci, rispetto all’uomo.

E’ utile pertanto, in queste situazioni poter utilizzare anche integratori che possano migliorare e ridurre lo stress ossidativo provocato dall’infiammazione.

Insieme a condroprotettori, certamente il consiglio è quello di utilizzare il nostro Estratto di Foglie di Ulivo che, totalmente naturale e ricco di sostanze fortemente antiossidanti, potrà potenziare gli effetti benefici dei farmaci, e ridurre così il loro dosaggio.

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Ringrazio per la consulenza e collaborazione la Dott.ssa Erica Giustetto, veterinaria fisiatra. Potrai chiedere una consulenza sullo stato di salute del tuo cane anche attraverso la sua pagina Animal Wellness Fisioterapie, inviandole un messaggio.

Bibliografia:

  1. Patologie-discali-ernia-del-disco
  2. Patologie-neurologiche/ernia-del-disco-nel-cane
  3. Ernia-del-disco-nel-cane
  4. Relazione ” Discospondylitis in dogs: state of the art ” Autori : C. M. Mortellaro, C. Alfieri, S. Boiocchi, D. Stefanello
  5. Artrosi nel cane

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Displasia dell’anca nel cane: cause, prevenzione e rimedi.

Displasia dell’anca nel cane: cause, prevenzione e rimedi.

Displasia dell'anca nel cane

La displasia dell’anca nel cane è patologia riconosciuta dal 1935.

Nonostante quasi subito si capì che era a causa ereditaria, siamo ancora qui a combatterla!

Cerchiamo di capire come fare (nel limite del possibile) a difenderci dalla sua insorgenza.

Displasia dell’anca nel cane

Oggi ti parlo di una patologia piuttosto odiosa, perché ha una forte componente ereditaria nella sua insorgenza, ma che può essere riconosciuta e corretta se vista in tempo.

In questo articolo vorrei cercare di fare chiarezza su un argomento, piuttosto complicato cercando di renderlo più semplice possibile.

Displasia dell’anca nel cane: cos’è?

Partiamo dall’inizio.

La displasia dell’anca è una patologia dello sviluppo che colpisce l’articolazione dell’anca appunto (la coxofemorale) composta dall’osso del bacino e il femore.

Il cucciolo quindi non nasce malato, ma sviluppa la malattia durante l’accrescimento.

In una articolazione sana la testa del femore, che ha forma rotonda si incastra nell’osso del bacino, in una sua insenatura chiamata acetabolo, che ha anch’essa forma rotonda ma incavata e si muove ruotando al suo interno, come una boccia all’interno di una coppa.

In un cucciolo affetto da displasia, queste due parti, crescendo non sono più perfettamente congruenti, soprattutto a causa di una eccessiva mobilità dell’articolazione stessa.

Questo fa sì che le due parti ossee si tocchino durante il movimento, provocando dei piccoli traumi che, a loro volta, saranno causa di artrosi.

Cause di displasia dell’anca nel cane.

Questa patologia è definita multifattoriale, cioè provocata da diversi fattori, tra i quali però quello genetico ha il ruolo più importante.

Sono diversi i geni implicati nella trasmissione e peggiora la situazione il fatto che anche cani sani, generati però da soggetti malati, sono portatori sani e quindi andrebbero anch’essi eliminati dalla riproduzione.

Il patrimonio genetico dei genitori può essere considerato libero da displasia non solo quando essi stessi non ne sono colpiti, ma quand’anche tutti i loro fratelli, sorelle, nonni e zii non sono risultati displasici.

 

Pertanto, per conoscere se un soggetto non affetto da displasia è anche un riproduttore che non trasmette questa malattia nella sua discendenza, bisogna conoscere il suo pool genetico, valutando quindi tutta la sua parentela. (Citazione FSA – Fondazione Salute Animale)

L’ereditarietà è nota da davvero tanti anni. Malgrado questo esistono ancora moltissimi cani displasici e nonostante la malattia sia considerata vizio redibitorio!

Cosa significa vizio redibitorio?

 

Vuole dire che la displasia dell’anca, quando diagnosticata, può essere soggetta a risoluzione del contratto o risarcimento qualora il proprietario ne faccia richiesta; è quindi qualcosa che vizia l’acquisto iniziale potendo rescindere il contratto.

Oltre a questa causa esistono fattori predisponenti che ne influenzano la gravità.

Una errata costruzione del treno posteriore ad esempio:

  • uno scorretto appiombo fa lavorare male l’articolazione;
  • una non corretta inclinazione della groppa, può spostare l’acetabolo, provocando la lussazione della testa del femore. Alcuni Bulldog Inglesi, sono particolarmente soggetti a questo. [1]

Fattori alimentari:

 

  • obesità nel cucciolo,
  • accrescimento troppo veloce,
  • carenze ma ancor di più eccessi di micro-nutrienti,
  • errato rapporto calcio/fosforo nella razione,
  • assunzione di relaxina durante l’allattamento (la relaxina è un ormone presente durante la gravidanza della femmina che consente una maggior lassità dei tessuti e pare che possa passare dal latte materno).[2]

Fattori ambientali:

 

  • traumi,
  • esagerata attività e gioco troppo forte del cucciolo,
  • crescita su pavimentazioni scivolose ed altro.

Displasia dell’anca nel cane: i sintomi

A meno che non ci sia una manifestazione patologica particolarmente grave, il cucciolo difficilmente manifesterà alcun segno evidente di displasia.

Quando presenti, questi sono:

  • andatura a coniglio, con le zampe posteriori che si muovono insieme,
  • riluttanza al movimento,
  • riluttanza a saltare,
  • non si solleva sulle zampe posteriori,
  • durante il gioco si siede frequentemente,
  • atteggiamento antalgico, con postura larga o stretta delle zampe posteriori.
displasia dell'anca nel cane

Immagine: Salvaggio A. DVM, libero professionista, ANUBI Ospedale Animali da compagnia, Moncalieri (To).

E se la displasia si manifesta nel cane anziano, come riconoscerla?

In realtà è proprio nel cane adulto e anziano che la patologia può manifestarsi con maggiore gravità.

Il segno più importante e indicativo di displasia è l’ondeggiamento nell’andatura del treno posteriore.

Se il tuo cane sculetta come una modella con tacco dodici… c’è grande possibilità che le sue anche ballino la samba!

Gli altri segni sono del tutto simili a quelli descritti per il cucciolo con grave displasia, con però la possibilità di avere sintomi di dolore molto più evidenti.

Esistono diversi gradi e livelli di gravità di displasia di cui non parlerò perché non è questo il luogo giusto per farlo.

Vorrei invece soffermarmi su come prevenire la displasia dell’anca, partendo dalla sua individuazione precoce.

La diagnosi precoce di displasia dell’anca nel cucciolo.

I segni radiografici possono essere visibili già a partire dal 3° mese di età, mentre la malattia è diagnosticabile in modo definitivo e preciso, solo alla fine dello sviluppo, per cui dopo l’anno nei cani piccoli, dopo l’anno e mezzo/due, nei cani di grossa taglia.

Ho spesso letto commenti e perplessità circa la necessità di effettuare un accertamento radiografico precoce per la displasia.

Certo, è da fare in anestesia, ma è anche vero che, nel momento in cui si dovesse manifestare una forma sub-clinica saresti in grado di mettere in atto tutti quegli accorgimenti che potrebbero ridurre drasticamente le complicanze della malattia.

Cosa fare quindi? Un controllo preventivo.

I cani per cui è consigliato un controllo ortopedico sono tutti i soggetti predisposti per parenti non esenti da displasia, o esenti ma di razze altamente probabili e cioè tutte le razze di cani di taglia media, grande e grandissima.

Soggetti con lassità articolare particolare (Border) e cani che crescono molto velocemente.

Cos’è la lassità articolare?

 

Tutti quei cani che hanno articolazioni particolarmente mobili, con grande ampiezza di apertura e legamenti molto elastici sono più soggetti a displasia.

 

Le ossa in questa condizione all’interno dell’articolazione, sono troppo libere di muoversi e di scontrarsi le une contro le altre.

A mio avviso è certamente consigliato effettuare un controllo ortopedico precoce dal 3°-4° mese di età in poi, tramite una visita di un medico veterinario specialista ortopedico.

Questo farà manovre particolari che, in base al risultato ottenuto potrebbero far ritenere necessaria anche una valutazione radiografica.

Io consiglio anche una visita di una fisiatra. Quella del fisiatra è una nuova figura professionale molto importante per le patologie articolari del cane!

Perché farlo così presto? Il motivo è nei tempi di accrescimento e di chiusura delle parti ossee.
A quell’età è ancora presente una fase di crescita che consente di effettuare terapie non invasive e ben correttive.
Se la diagnosi precoce viene effettuata dopo quel momento, l’efficacia sarà decisamente inferiore.

La Dott.ssa Erica Giustetto fisiatra, in questa situazione infatti ricorda che:

una visita fisiatrica correttamente effettuata, è in grado di mettere in evidenza punti muscolari dolorosi, che non verrebbero valutati dall’ortopedico che spesso si concentra solo sull’articolazione.

 

Il fisiatra poi sarà in grado di predisporre un programma terapeutico che potrà potenziare la muscolatura del treno posteriore, rafforzandola.

 

Inoltre darà indicazioni sull’attività da far fare al cucciolo durante la delicata fase di accrescimento.

 

Visite successive saranno necessarie per tenere sotto controllo l’andamento della situazione.

Sia chiaro: a questa età, non si affermare che il cane è displasico, da un punto di vista giuridico, ma solo che la situazione può aggravarsi senza un corretto protocollo terapeutico.
Il certificato di displasia può essere ottenuto solo con un controllo dopo i 12/18 mesi di età.

E arriviamo quindi al punto più importante.

Displasia dell’anca nel cane, come prevenirla nel cane giovane.

Abbiamo detto che fino all’anno di età o poco più non si può parlare di displasia ma solo di maggior lassità, in quanto la diagnosi definitiva non può arrivare prima dello sviluppo completo del cane.

In questa parte metterò in evidenza solo le terapie definite conservative, quelle cioè che non comprendono casi tanto gravi da vedere necessità di un intervento chirurgico.

La prevenzione della displasia dell’anca ha come focus 3 obiettivi principali: diminuire il doloremantenere l’ampiezza di movimento dell’articolazione (che diminuisce nei soggetti con forte dolore) soprattutto durante l’estensione, mantenere e rafforzare la muscolatura pelvica e del tronco posteriore.

Il dolore proveniente da un articolazione anche solo leggermente lussata, potrebbe non essere immediatamente manifesto nel cucciolo che per esuberanza si muove lo stesso.

Questo può portare a peggiorare lo stato infiammatorio dell’articolazione che quindi andrà certamente incontro ad osteoartrosi, malattia di cui abbiamo già ampiamente parlato.

Prevenzione della displasia dell’anca nel cane: il ruolo dell’alimentazione

  • Non somministrare una quantità di cibo superiore a quella necessaria significa non farlo crescere troppo in fretta, oltre a non farlo aumentare di peso.
  • Somministrare cibo di alta qualità, non soltanto valutando la quantità di proteine e grassi (fra le altre cose) ma anche la qualità degli ingredienti.
  • Proteine di alta qualità significa provenienti da carne e non derivati, possibilmente da una dieta commerciale umida o da una dieta casalinga (ma fatta solo ed esclusivamente sotto stretto controllo di un nutrizionista).
  • Somministrazione di integratori a base di omega 3 che sono degli antiossidanti naturali con azione antinfiammatoria.
  • A questo scopo ottimo è l’ausilio che può provenire dalla somministrazione dell’estratto di foglie d’ulivo che ha un forte potere antiossidante con quindi anche un conseguente effetto antinfiammatorio.
  • E’ noto infatti che è lo stress ossidativo a provocare il dolore nell’articolazione infiammata. (Puoi approfondire da qui).
  • Anche la somministrazione di nutraceutici (condroprotettori) è certamente consigliata, a patto che abbiano componenti ad altrettanto effetto antinfiammatorio.

Come prevenire la displasia dell’anca nel cucciolo: la fisioterapia

Oltre alla riduzione del peso, fondamentale nella prevenzione della displasia, anche il corretto movimento gioca un ruolo primario.

Non basta però limitare il gioco al cucciolo, bisogna invece indirizzarlo nel modo più corretto e soprattutto farglielo sfogare in tempi e modi precisi.

Vediamo prima cosa non fare !

  • Le superfici lisce devono essere limitate il più possibile ed il gioco non dovrebbe mai essere svolto su questi materiali che sono davvero pericolosi per le articolazioni dei nostri cuccioli.
  • Quindi quando sei in casa, non giocare a correre con il tuo piccolo, fallo su un tappeto, o fuori sull’erba o sabbia o terra.
  • Sono da evitare le scale ed i salti, oltre al gioco di tirare la corda che stressa le articolazioni.
  • Fondamentale tenere sempre sotto controllo il peso: un cucciolo ha il peso corretto se, accarezzandogli il costato, le costole sono ben percepibili sotto le dita.

Il gioco fisioterapico.

Il ruolo del movimento preventivo allo sviluppo di displasia dell’anca è quello di rafforzare la muscolatura di tronco e arti posteriori, al fine di migliorare non soltanto la stabilità dell’articolazione, ma anche dell’equilibrio del cane.

Questo obiettivo potrà essere raggiunto grazie ad esercizi mirati e ad una serie di controlli periodici che valutano lo stadio dell’accrescimento, dello sviluppo osseo in rapporto alla muscolatura ed alla chiusura delle cartilagini di accrescimento.

La dottoressa Erica Giustetto ad esempio ha studiato un percorso formativo per il proprietario insieme al cucciolo, volto a raggiungere proprio questo scopo. E’ un progetto molto interessante, chiamato “Anche felici!” (Se vuoi puoi contrattarla da qui).

Consiste in un programma di esercizi a step successivi che vedono il cucciolo muoversi in tempi e modi diversi:

  • dai 3 ai 6 mesi: con brevi sessioni di gioco a basso impatto e attraverso l’esplorazione di superfici diverse che aiutano il cucciolo a capire meglio come raggiungere l’equilibrio sulle 4 zampe;
  • dai 6 mesi ai 12: in cui si aggiungono anche giochi di coordinazione ed equilibrio camminando su superfici rialzate da terra (pochi centimetri);
  • dai 12 mesi fino ai 2 anni: in cui si aggiunge attività di rinforzo muscolare.
Il programma comprende anche controlli fisiatrici regolari.

Infine un’ultima considerazione sulla displasia dell’anca nel cane adulto.

Anche il cane adulto affetto da displasia può avere benefici dalla terapia conservativa.

Questa sarà mirata prima di tutto alla diminuzione del dolore, che consentirà di ripristinare il corretto movimento per poter rinforzare la muscolatura del treno posteriore.

Una corretta riabilitazione fisica, con sessioni di movimento in piscina, esercizi specifici, e movimenti passivi e attivi potranno certamente dare beneficio al cane.

Anche in questo caso però l’ausilio di integratori con attività sia antinfiammatoria che antiossidante potrà certamente aiutare.

Se vuoi avere maggiori informazioni su l’Estratto di Foglie di Ulivo, puoi contattare Giulia.

Al prossimo articolo…

Bibliografia:

1. Volta A., Gnudi G., Morgan J.P., Bonazzi M., Manfredi S., Bottarelli E., Zanichelli S., Bertoni G.: Radiographic features of pealvis and hip joint development of English Bulldogs. Veterinary and Comparative Orthopaedics and Traumatology. 2010, 23, 19-27

2. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18167088

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Il tuo cane ha la lingua pendula? Ecco come puoi curarla.

Il tuo cane ha la lingua pendula? Ecco come puoi curarla.

Se il tuo cane ha la lingua pendula e la tiene sempre fuori, può incorrere in piccole lesioni anche dolorose.

Secchezza della mucosa, ferite di lieve entità possono essere curate e prevenute con semplici rimedi.

Cane con lingua pendula: quali sono le cause?

 

Capita spesso di vedere cani, soprattutto di piccola taglia con la lingua penzoloni, anche quando la bocca è chiusa.

Questa è una condizione, che coinvolge soprattutto cani di piccola taglia quali Chihuahua, Cavalier King Charles Spaniel e alcune razze brachicefale, come i Carlini.

Le cause della sindrome della lingua pendente possono essere di diversa natura, sia congenita che traumatica :

  • frattura della mascella,
  • anomalia nella dentizione,
  • patologie dentali gravi (perdita di denti),
  • problemi neurologici,
  • tumori,
  • mal conformazione congenita della bocca.

 

Sindrome della lingua pendente nel cane, in cosa consiste davvero?

 

La sindrome della lingua pendente è una condizione patologica in cui il cane resta con la lingua fuori, senza riuscire a ritrarla, anche se viene stimolato a farlo (ad esempio toccandogliela).

Questa è una condizione piuttosto rara ed implica problemi anche nella deglutizione ed assunzione di acqua.

Una condizione del genere è certamente più grave e va valutata da un neurologo in quanto è verosimile che ci possa essere una lesione a livello neuronale.

Si può presentare in modo improvviso a seguito di traumi, rotture della mascella o forme tumorali.

Se risolvibili, una volta eliminata la causa, l’organo torna nella sua funzionalità normale.

Nei casi più gravi può essere necessario l’intervento chirurgico.

Più spesso invece è proprio la forma della lingua ad essere troppo sviluppata per stare all’interno della cavità boccale agevolmente, soprattutto in cani brachicefali.

In questa situazione il cane tenderà a portarla sporgente, anche quando non sta utilizzandola per una maggiore ventilazione.

Una condizione del genere può avvenire se il cane ha perso degli incisivi inferiori che non fanno più da barriera e quindi la lingua scivola fuori, oppure se ha subito una frattura ossea.

In queste circostanze però il cane è perfettamente in grado di mangiare, bere ed anche di ritrarre la lingua di quando in quando per inumidirla.

 

Lingua pendente nel cane: quali conseguenze?

Le conseguenze in un cane con lingua pendula, non sono gravi, ma possono esitare in una fastidiosa secchezza, un po’ come per noi, quando abbiamo le labbra screpolate

La lingua è ricoperta da una mucosa che si disidrata facilmente, essendo costituita da papille che non hanno una adeguata protezione per l’ambiente esterno.

Aria secca, vento, oppure il freddo, potrebbero facilmente irritare, e creare delle screpolature che potrebbero addirittura esitare in piccole ferite.

Se queste si infettano per la presenza di batteri, la lingua potrebbe gonfiarsi e la necessità di terapia antibiotica diventerebbe necessaria.

Ricordo infatti che la saliva che dovrebbe bagnare costantemente la lingua, ha anche un potere antibatterico naturale che la protegge.

E’ quindi fondamentale tenere sempre sotto controllo lo stato della lingua che non dovrebbe cambiare di colore, diventare più opaca, ne essere troppo raggrinzita.

 

Cane con lingua pendente: quali rimedi?

 

Una cane con lingua pendente ha un costante fastidio, dovuto alla secchezza dell’organo che quindi dovrebbe essere mantenuto idratato ed umido il più possibile.

La semplice idratazione però può essere complicata da raggiungere in quanto non si riesce a stabilire una adeguata barriera fisica sulla parte, che certamente non può essere fasciata.

Il consiglio più semplice quindi è quello di utilizzare del semplice olio di oliva, che dovrebbe essere applicato un paio di volte al giorno sulla superficie della lingua.

Un altro rimedio che però ritengo essere ancora più efficace è l’estratto di foglie d’ulivo.

I motivi sono soprattutto legati alle molteplici proprietà in più, rispetto al semplice olio:

  • potere altamente idratante ed emolliente;
  • potere antibatterico ed antivirale;
  • potere antiossidante e quindi per questo, antiinfiammatorio.

Quindi a livello preventivo, mettere una o due gocce di estratto sulla lingua del cane un paio di volte al giorno consentirà alla lingua di rimanere morbida ed idratata, senza alcun effetto collaterale (anzi con effetti benefici) sul cane.

Ma se il tuo cane presenta delle lesioni, sappi che questo estratto risulterà ugualmente efficace.

Come puoi notare a sinistra la lesione come si presentava. Dopo soli due giorni di trattamento questa era già ridotta della metà e dopo soli 4 giorni, la guarigione.

Questo risultato è dovuto all’azione riparativa e cicatrizzante dell’estratto di foglie (per acquistarlo, registrati da qui) che quindi oltre a prevenire, cura!

In conclusione: se il tuo cane improvvisamente non riesce più a ritrarre la lingua, portalo immediatamente dal veterinario per un controllo.

Ma se invece hai un cane con lingua pendula che frequentemente presenta sintomi di secchezza, potrai facilmente curarla, in modo efficace con il nostro estratto di foglie di ulivo!

Ringrazio per la testimonianza Carmen Parente e Filippo che ha consentito di fotografare la sua lingua, qui sotto ritratto in un momento di meditazione!

Alla prossima puntata con un nuovo articolo!

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Piodermite nel cane? Ecco quali rimedi naturali potresti usare.

Piodermite nel cane? Ecco quali rimedi naturali potresti usare.

Piodermite nel cane

Piodermite nel cane

 

La piodermite nel cane è una delle malattie cutanee più frequenti, seconda solo alla dermatite da puntura di pulci.

La sua risoluzione è affidata all’utilizzo di antibiotici che però, se da una parte curano, dall’altra fanno danni.

Oggi qui vorrei parlarti di terapie alternative integrate, che possano essere di vero ausilio nella guarigione, senza danni al resto dell’organismo.

La pelle: la barriera più importante dal mondo esterno.

La pelle è l’organo più esteso di tutto l’organismo ed è fondamentale per proteggere l’interno del corpo dall’esterno.

La struttura della cute è a strati, come è ben evidenziato nell’immagine sottostante, e la sua integrità è fondamentale.

Il compito di protezione della pelle, è svolto attraverso tre tipi di barriere :

  • una barriera fisica: costituita dalle giunzioni tra cellule;
  • una barriera chimica/biochimica: rappresentata da cellule spazzino presenti in sede (macrofagi) e molecole enzimatiche;
  • una barriera immunitaria: che viene attivata ed attirata dagli agenti esterni, dal sistema immunitario.

Va da sé quindi che, quando c’è una alterazione della cute, di qualunque natura essa sia, fisica o infettiva, si ha una alterazione di una o più di queste strutture.

Ad esempio quando ci troviamo davanti ad una ustione, o a dermatiti da contatto, o irritative, è la barriera fisica ad essere inficiata; nei casi invece di reazioni allergiche o autoimmuni, ad esempio dermatiti atopiche o da allergie alimentari, saranno le barriere immunologiche ad essere maggiormente compromesse.

In altre situazioni ancora è un insieme di fattori.

In tutti i casi è la incapacità di trattenere acqua nell’epidermide che crea i problemi più gravi, qualunque sia l’origine.

A volte può essere una mutazione di una proteina che non fa più aderire nel modo adeguato le cellule tra di loro.

Altre volte l’infiammazione è talmente grave da aver aperto delle vere e proprie brecce, quindi, aver costretto la pelle a reagire, dando luogo a formazioni come croste secche, esfoliazioni e deformazioni che portano allo stesso risultato: la non impermeabilità della cute.

Ma una volta danneggiata la pelle, come si rigenera?

Sostanzialmente la pelle (ed i tessuti tutti) si rigenerano grazie a due metodi :

  • un processo di rigenerazione, che replica in breve tempo il tessuto danneggiato, senza lasciare segni;
  • un processo di riparazione, in cui si ha la formazione di un tessuto diverso, cicatriziale e con cellule di origine connettivale, quindi differenti dal tessuto di origine.

Abbiamo già parlato dei processi cicatriziali e di come essi si differenzino in guarigioni di prima o seconda intenzione, in base alla presenza o meno di formazione di tessuto di granulazione (ti rimando all’articolo per approfondire).

Nei processi di guarigione cutanei quando lo strato basale, quello più profondo dell’epidermide, non viene intaccato, le cellule neoformate riescono ad avere una struttura ordinata, è come se sapessero come impilarsi l’una sull’altra, rimanendo così ben organizzate.

Se invece questa struttura è compromessa, le cellule si formeranno senza una struttura, in modo casuale.

Quando però la guarigione non avviene si ha la cronicizzazione della lesione che diviene quindi ulcera.

Questo è ciò che avviene il più delle volte quando ci sono contaminazioni batteriche ed è il motivo per cui quando ci si ferisce, si corre a disinfettarsi!

A seconda della quantità di batteri presenti si avranno semplici contaminazioni, o colonizzazioni, fino ad arrivare all’infezione vera e propria, con i chiari segni dell’infiammazione: dolore, gonfiore, rossore, calore.

In sintesi è questo che avviene nelle piodermiti: una quantità di batteri più o meno grande, colonizza e si moltiplica sulla cute, riuscendo a penetrare strati più o meno profondi.

Purtroppo non è così semplice ovviamente, in quanto moltissime sono le cause che provocano questo aumento della proliferazione, tanto più che i batteri causa di piodermiti, spesso e volentieri sono già presenti sulla cute del cane.

Piodermite nel cane: quali sono?

La piodermite è una infezione della pelle da parte di batteri piogeni, cioè in grado di creare pus, che proliferano e che si insediano nei diversi strati cutanei, determinando la comparsa di diverse forme di malattia.

I batteri maggiormente interessati sono gli Staphylococcus intermedius, più raramente S. schleiferi.

In lesioni profonde sono stati isolati anche bastoncelli di origine fecale appartenenti a Pseudomonas spp, Proteus spp ed E. coli.

Le piodermiti si classificano in base alla penetrazione e localizzazione del batterio all’interno della pelle.

Piodermiti di superficie

Le piodermiti di superficie sono quelle che coinvolgono un grande numero di batteri, ma che colonizzano solo lo strato superficiale della pelle, senza penetrarvi.

Fanno parte delle piodermiti di superficie:

  • Pseudo-piodermiti: quelle più superficiali, dove si ha una colonizzazione batterica, più che infezione, degli strati cornei, in seguito a traumatismi da grattamento o sfregamento e sono molto diffuse ed ampie.
    Sono quelle che traggono maggior vantaggio da trattamenti non tradizionali (come vedremo più avanti).
  • Piodermite piotraumatica o dermatite essudativa acuta: secondarie a leccamento eccessivo e/o mordicchiamento, dovuti a dolore o prurito notevole, provocato da vari agenti quali allergie, parassiti, corpi estranei o altro.
    Il cane si lecca o morde la zona dolente o pruriginosa, tanto da renderla glabra e la pelle reagisce formando essudati ed eritemi.
  • Intertrigine o dermatite delle pliche: la proliferazione batterica in questa caso è dovuta a sfregamento delle pliche cutanee (Sharpei, Carlino, Bulldog) del naso e muso ad esempio, oppure ad eccessiva umidità sulla pelle per assenza di ricircolo d’aria e concomitante infestazione da lieviti come la Malassezia.
  • Anche le pliche delle labbra in cani con pelle abbondante ne sono soggetti (Basset-Hound, Cocker, San Bernardo), oltre ai cani obesi.
    L’ambiente caldo umido che si crea in queste zone di cute, è ideale per la proliferazione dei batteri.
  • Dermatite acuta umida: una forma di eczema umido che compare tipicamente da un giorno all’altro, spesso causata da allergie alimentari in cui l’animale si gratta per l’accumulo ed il transito di tossine, in una zona localizzata che diventa alopecica, molto arrossata e ben definita rispetto alle zone circostanti.
  • Sindromi da sovracrescita batterica: con zone alopeciche eritematose che tendono poi ad ispessirsi e iperpigmentarsi.
    Forte prurito e odore pungente, sono altre caratteristiche. La zona che colpisce all’inizio è quella delle pieghe del collo, per poi arrivare anche a tronco e torace.

Piodermiti superficiali nel cane

Nelle piodermiti superficiali, nonostante non siano profonde, i batteri riescono comunque a superare il primo strato superficiale dell’epidermide, senza però raggiungere il suo strato più profondo, quello basale.

Fanno parte delle piodermiti superficiali :

  • L’impetigine del cane giovane: con caratteristici foruncoli (papule o pustole) sotto l’addome del cucciolo, nella zona ascellare ed inguinale.
  • L’impetigine bollosa: ha le stesse caratteristiche di quella precedente ma causata normalmente da malattie metaboliche preesistenti.
  • Follicolite del cane a pelo corto: tipica di Bracco tedesco, Pointer, Alano e Sharpei, inizia con papule che evolvono in pustole, fino a diventare tante zone alopeciche (mantello tarmato) soprattutto nella zona inferiore del corpo.
  • La follicolite batterica superficiale: in assoluto la più frequente, e quasi sempre conseguenza di altra malattia cutanea, è caratterizzata dalla presenza di pustole che scoppiano per diventare erosioni, croste, zone di cute alopeciche con centro iperpigmentato (lesioni a bersaglio) e zone con lichenificazione della pelle (ispessimento a strati della cute), soprattutto nel Bulldog.
    Frequentemente si ritrovano nelle zone ascellari, addome, inguine e tronco, raramente testa e arti.
  • piodermite muco-cutanea: localizzata soprattutto a livello delle commessure labiali, oculari, è tipica del Pastore Tedesco e suoi incroci.
    Potrebbe localizzarsi anche a livello di prepuzio ed ano, inizia la manifestazione con erosioni e piccole ulcere, per poi cronicizzarsi e dare luogo a zone erosive e depigmentate.

Piodermiti profonde

Sono quelle più gravi, conseguenti a ferite e/o diminuzione delle difese immunitarie del soggetto, spesso associate a malattie metaboliche e predisposizione sia famigliare che di razza.

Coinvolgendo e danneggiando anche lo strato basale, possono dare luogo anche a sintomi generali, con febbre, abbattimento, fino alla setticemia.

Possono essere localizzate o generalizzate, con formazione di pustole, croste, ulcere ed aree necrotiche, spesso recidivanti e con scarsa tendenza alla guarigione.

Le lesioni si diffondono anche al derma ed allo strato sottocutaneo, dando luogo ad infiammazione e degenerazione dei follicoli.

Le forme localizzate, sono dovute per lo più a traumatismi, come la follicolite del dorso del naso nei dolicocefali, ad esempio Pastore Tedesco, Border, Bull Terrier, quelli a muso lungo insomma.

La follicolite interdigitale è un’altra piodermite profonda, purtroppo molto grave spesso recidivante, la cui causa non è ancora stata del tutto chiarita.

Si presenta con edemi, ulcere, ponfi, fistole emorragiche localizzate soprattutto a livello pieghe interdigitali.

Diagnosi di piodermite nel cane

La diagnosi di piodermite nel cane presenta non poche difficoltà, principalmente per la quantità di possibili cause che la possono provocare.

Una volta analizzata la sintomatologia, saranno necessari approfondimenti con esami citologici per evidenziare le lesioni cellulari coinvolte e quali strati siano interessati, oltre a dover effettuare antibiogrammi, per la scelta della corretta e più efficace terapia da affrontare.

Sarà fondamentale anche effettuare esami di funzionalità ormonali per escludere cause metaboliche sottostanti.

Una volta escluse possibili patologie sottostanti, che possono andare dal corpo estraneo alle neoplasie, problemi di appiombo e quindi scorretta posizione del piede, o micosi, ectoparassiti, e altro si dovrà poi fare una diagnosi più approfondita tramite raschiati cutanei e biopsie per arrivare ad un trattamento mirato, che è tipicamente l’antibiotico.

Terapia delle piodermiti nel cane

Tradizionalmente le piodermiti, essendo provocate da batteri devono essere trattate con antibiotici.

A seconda del tipo, localizzazione, estensione e profondità delle lesioni la terapia potrà essere locale, con shampoo e lozioni o sistemica per bocca.

Sarà inoltre fondamentale ridurre o evitare l’utilizzo di glucocorticoidi (cortisone) per ridurre il prurito, in quanto può non solo creare recidive, ma anche aggravare lo stato di salute della pelle.

La sua azione di inibizione delle difese immunitarie infatti non è indicata in questo tipo di malattie.

Ciò che risulta fondamentale è la somministrazione dell’antibiotico corretto e per il giusto periodo.

Il consiglio è sempre quello di continuare la terapia per almeno due settimane dopo la scomparsa dei sintomi.

Se sospesa troppo presto, rischia di fallire due volte: una perché la sintomatologia si ripresenta e due perché è possibile che il batterio divenga resistente alla terapia appena terminata.

Se ci sono delle recidive è possibile che ci sia stato un errore nella scelta del farmaco, nel dosaggio, nella durata del trattamento o anche nella diagnosi iniziale, dove magari non si è riusciti ad individuare la causa sottostante la batteriosi.

Ma sarà sufficiente il solo antibiotico a curare gli strati cutanei così duramente colpiti dai batteri?

Le terapie adiuvanti la piodermite nel cane

Non è un mistero che le piodermiti, sia superficiali che profonde, siano malattie particolarmente frustranti :

  • per il medico, che si trova a dover diagnosticare una patologia a causa multifattoriale e che spesso ricompare;
  • per il proprietario che, dal canto suo dovrà capire l’importanza della corretta esecuzione delle prescrizioni mediche, oltre che delle difficoltà oggettive nell’affrontare tale malattia.

Questa evenienza spesso inficia anche il rapporto di fiducia instauratosi tra paziente e specialista.

Lungi da me quindi, in questa sede dare indicazioni su miracolose cure alternative.

 

Ciò che vorrei invece, è sottolineare l’importanza di una visione più generale del problema non focalizzando tutta l’attenzione solo ed esclusivamente sull’eliminazione del batterio, ma sulla possibilità di ripristinare quella barriera fisica ed immunologica che è la cute.

Se è infatti vero che, le piodermiti, una volta individuato l’antibiotico corretto da somministrare possono risolversi, ma anche tornare più aggressive di prima a causa di ben note reazioni di antibiotico resistenza, è anche vero che non è solo l’antibiotico ad essere la giusta ed unica soluzione.

E’ inoltre assodato che l’utilizzo di questi farmaci non è scevro da effetti collaterali sia a livello gastroenterico, che a livello epatico e che anche l’utilizzo locale (quindi sulla cute, non per via sistemica) può creare problemi di resistenza.

La riduzione del loro utilizzo potrebbe essere una valida alternativa da prendere in considerazione, associando altri principi che possano dare più forza alla pelle.

Ciò che è importante capire prima di tutto è che una patologia cutanea, il più delle volte, è una manifestazione esterna di un male interno all’organismo.

La pelle infatti ha funzione di protezione dagli agenti esterni, che se non è nutrita nel modo corretto, riesce ad essere permeabile ad essi.

La prima terapia preventiva per la buona salute della pelle è quella di somministrare una dieta corretta.

Questo aspetto è particolarmente sottostimato, sia dal proprietario che dal medico curante, il quale troppo spesso si affida per comodità alla somministrazione di diete commerciali.

Queste non sono da demonizzare in generale, ma certamente necessitano di essere conosciuti i rischi che derivano dal loro utilizzo continuato per tutta la vita del cane. (In questo articolo Giulia ha parlato in modo molto esaustivo dell’argomento e ti consiglio di leggerlo).

Una dieta ricca di nutrienti ben digeribili e con poche sostanze tossiche è il primo passo.

Quando ci si trova di fronte ad una patologia cutanea, saranno soprattutto gli Acidi grassi essenziali a dover essere integrati nella dieta;
nella giusta proporzione (1:5), con somministrazione di oli di salmone e di krill, ad esempio per gli omega 3 e d’oliva per gli omega 6.

Queste integrazioni sono sempre da effettuare sotto consiglio del proprio nutrizionista per le dosi e i tempi di somministrazione.

I loro effetti positivi normalmente si evidenziano dopo almeno 4/8 settimane e si manifestano con diminuzione netta del prurito grazie al ripristino della barriera cutanea cellulare.

Anche e soprattutto a livello locale però, l’utilizzo di sostanze ad azione batteriostatica e battericida, di origine vegetale e naturale, sono sicuramente utili per riuscire a potenziare l’effetto antibiotico che (lo sottolineo), non potrà soprattutto in certe situazioni di particolare gravità, essere evitato.

Quali terapie topiche naturali potrebbero essere efficaci per la piodermite nel cane?

Molte sono le sostanze naturali che hanno un effetto limitante sulla replicazione batterica.

Abbiamo visto in un precedente articolo come il semplice zucchero, posto in grande quantità su ulcere e ferite, sia in grado di far rigenerare i tessuti, grazie alla sua azione battericida e cicatrizzante.

La terapia locale tradizionale nelle piodermiti può essere affrontata, attraverso sostanze antisettiche (preparati a base di Clorexidina, Iodio, Lattato di Etile, ecc) e/o antibiotiche a diverse concentrazioni.

Più è alta, maggiore sarà il livello di azione batteriostatica o battericida del prodotto, come anche la distruzione della flora batterica naturalmente presente e benefica della cute, oltre al suo film idro-lipidico che inevitabilmente viene distrutto.

Ricordo a tal proposito che molti autori sconsigliano l’utilizzo di Clorexidina a qualunque concentrazione, proprio per la inibizione alla cicatrizzazione delle ferite.
E’ vero però anche il contrario in questi casi, in quanto è un ottimo batteriostatico.

In caso di piodermiti di superficie o pseudo piodermiti, la possibilità di trattare la parte anche con estratti di sostanze di origine vegetale, consentirebbe da un lato di diminuire la concentrazione di agenti antimicrobici di sintesi e quindi anche di un loro possibile effetto dannoso e dall’altro, promuovere la guarigione migliorando lo stato di salute intrinseco della cute.

L’olio estratto di Iperico, ad esempio è stato fatto oggetto di studio, riscontrando in un preparato, coniugato con olio di Neem, capacità antibatterica e cicatrizzante.

Nelle piodermiti, i danni che si instaurano sono dovuti all’infiammazione provocata dai batteri che si traduce in :

  • formazione di radicali liberi dovuti allo stress ossidativo, derivato dalle cellule infiammatorie;
  • scarsa capacità di trattenere acqua da parte dei tessuti che perdono la loro impermeabilità;
  • conseguente disidratazione della cute, che necessita di essere reidratata.

Tutti questi processi potrebbero essere contrastati da sostanze contenute in vari estratti vegetali.

Uno in particolare ha tutte queste caratteristiche insieme ed è

L’Estratto di Foglie di Ulivo

che ha varie proprietà:

  • 🌿 antiossidante, forse la più importante e potente di questo estratto.
    Il suo contrasto alla formazione di radicali liberi, agisce migliorando notevolmente la capacità cicatrizzante del tessuto, in quanto stimola la rigenerazione tissutale;
  • 🌿 astringente, riduce l’essudazione che si crea a seguito di grattamento e leccamento eccessivo.
    Il risultato è quello di avere una superficie più asciutta e quindi con un ambiente meno favorevole alla riproduzione batterica e di lieviti (che spesso possono complicare il quadro);
  • 🌿 antimicrobica, grazie all’Oleuropeina contenuta in grandi concentrazioni in questo estratto;
  • 🌿 lenitiva e nutriente, caratteristica tipica degli estratti dalle foglie di ulivo.

L’utilizzo di questo estratto per uso topico quindi potrebbe essere un valido ausilio nel trattamento della piodermite nel cane, soprattutto se applicato dopo i medicamenti tradizionali.

Il suo effetto decongestionante, riduce la sensazione di prurito e quindi la possibilità di ulteriori traumatismi indotti da tale comportamento.

Inoltre lenisce e mantiene morbida ed idratata la cute creando un film protettivo rigenerante, che accelera la guarigione, consentendo quindi una minor necessità di farmaci.

Bene, per oggi è tutto.

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Grazie per avermi letto fin qui e arrivederci al prossimo articolo.

Bibliografia

1) Miscele fitoterapiche per la terapia delle piodermiti nel cane (Corso di Laurea Specialistica in Medicina Veterinaria – Università degli Studi di Perugia)

2) Piodermite nel cane: la terapia in pratica (Vetjournal)

3) Piodermiti: classificazione, iter diagnostico e protocolli terapeutici. (Fabrizio Fabbrini Med Vet, Dipl CES Derm, Milano 50° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC)

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