Artrosi nel cane, 4 modi per prevenirla in modo efficace

Artrosi nel cane, 4 modi per prevenirla in modo efficace

L’artrosi nel cane è una delle patologie più frequenti contro cui i veterinari si trovano a dover combattere.

L’artrosi nel cane, al contrario di quanto si possa pensare, non è una malattia che colpisce solo l’animale anziano, ma anzi: il 22% dei soggetti ha un’età inferiore ad un anno, il 50% ha un’età tra gli 8 e i 13 anni.

Sono per lo più cani di razza grande, e di questi quasi la metà sono di taglia gigante; il 28% di taglia media e solo il 27% è di taglia piccola. (Fonte Nutrizione e artrosi nel cane Pascal Pibot, Vincent Biourge, Denise Elliott).

L’artrosi nel cane (o osteoartrosi): cos’è?

L’artrosi nel cane (o osteoartrosi più precisamente chiamata) è uno stato flogistico (infiammatorio) che si instaura a livello dell’articolazione, provocando dolore, a volte tanto invalidante da non consentire all’animale di muoversi.

Questo è stato il motivo per cui, fino a circa 15 anni fa, le terapie erano rivolte esclusivamente ad eliminare il solo sintomo dolore, non essendo in grado di affrontare invece la vera causa del problema.

Studi recenti [1,2,3] hanno però evidenziato che, al contrario di quanto si pensasse, l’artrosi nel cane non è soltanto una questione di usura meccanica e/o di invecchiamento dell’articolazione che quindi degenera e si consuma, ma al contrario è la risultante di una serie di fenomeni meccanici, biochimici e molecolari, che coinvolgono tutta l’articolazione nel suo complesso.

Magari questo discorso ti sembrerà inutile, ma non lo è per nulla!

Capire il motivo, la causa (l’eziopatogenesi, per dirla in medichese) per cui una malattia si instaura è di fondamentale importanza per potersi approcciare nel giusto modo nella terapia ed ancora di più nel tentativo di prevenirne l’insorgenza.


Osteoartrosi nel cane: fattori predisponenti.

Quando si parla di artrite, osteoartrosi o artrosi nel cane, si parla della stessa patologia, sono tutti sinonimi; a differenza della medicina umana che li distingue.

Mentre prima si pensava che fosse dovuta soprattutto a cause primarie, come la senescenza (il processo di invecchiamento dell’organismo), e secondarie, quali traumi, patologie pregresse (quindi precedenti ed instauranti l’artrosi) o addirittura a forme idiopatiche (cioè a causa ignota), oggi si sa per certo che esistono diversi fattori che ne provocano l’insorgenza e che vengono distinti in:

  •  fattori predisponenti: genetici e di razza;
  •  fattori scatenanti: patologie pre-esistenti, come la displasia dell’anca o del gomito, o traumi;
  •  fattori perpetuanti ed aggravanti: obesità, invecchiamento e stress fisico.

E’ stata questa nuova valutazione delle cause che ha fatto capire come l’artrite non sia appannaggio esclusivo del cane anziano, ma che colpisca purtroppo anche giovani e giovanissimi (anche 1 o 2 anni di età soprattutto in cani di grossa taglia o gigante).

La vera rivoluzione però si è avviata quando si è capito esattamente cosa succedesse all’interno dell’articolazione colpita da artrite.

Artrite nel cane: è tutta l’articolazione ad essere coinvolta.

Le ossa, hanno una costituzione particolare per cui, alle loro estremità, terminano con un tessuto più morbido ed elastico: la cartilagine.

Questa viene mantenuta idratata ed elastica dal liquido sinoviale, quel fluido contenuto all’interno della guaina che protegge le giunture.

Praticamente una articolazione è un sacchetto a strati multipli che ricoprono le parti terminali delle ossa.

Al suo interno c’è il liquido sinoviale, che permette ai tendini di scorrere al suo interno senza traumi.

Questo liquido viene continuamente nutrito dal circolo sanguigno e linfatico.

Deve rimanere della stessa densità (nè troppo vischiosa nè troppo liquida) e nella stessa quantità.

Se il liquido sinoviale si modifica, si instaura una alterazione dell’articolazione che alla lunga da origine a una forma di artrosi più o meno grave.

A prescindere dalla causa, che sia traumatica o meno, se a livello sinoviale si instaura uno stato infiammatorio, questo provocherà modifiche di qualità e quantità del liquido.

Le reazioni a catena che ne scaturiscono provocano dei fenomeni di usura della cartilagine, che stimola le sue cellule a produrre dei mediatori chimici, molecole che peggiorano la situazione, avendo loro stessi una funzione condrodegenerativa (cioè di distruzione della cartilagine stessa).

Queste molecole a loro volta si riversano nel distretto sinoviale, aggravando lo stato infiammatorio e creando una specie di strato attorno alla cartilagine che ne provoca ulteriore degenerazione.[3]In tutte queste fasi il dolore si manifesta in modo eclatante e persistente.


Stress ossidativo ed artrosi nel cane: i radicali liberi.

Assodato quindi che ci si trova di fronte ad una “congiura di molti”, come la chiama il Prof. Mortellaro (Istituto di Clinica Chirurgica e Radiologia Veterinaria – Università degli Studi di Milano), è fondamentale capire che i principali componenti che provocano questa catena di reazioni sono i radicali liberi, protagonisti del così detto stress ossidativo: uno dei fenomeni più pericolosi e frequenti che si instaura nei tessuti dell’ organismo.

I radicali liberi sono sostanze che vengono prodotte, durante il processo artritico, in grande quantità a livello sinoviale.

Sono in grado di essere prodotti in modo esagerato in caso di:

  • danni traumatici, come conseguenza diretta di rotture di strutture articolari,
  • stato infiammatorio del liquido sinoviale che in questa situazione aumenta la sua pressione intrarticolare,
  • microemorragie, che sono frequenti durante i processi infiammatori e che liberano emoglobina, un forte fattore scatenante sia di radicali liberi che di ulteriore infiammazione.

La tossicità dei radicali liberi è dovuta alla loro conformazione chimica che è caratterizzata da:

  • elevata instabilità;
  • emivita brevissima (tempo necessario per il loro dimezzamento);
  • diffusione a breve distanza nell’ambiente circostante.

Normalmente, riescono a venire contrastati da fattori endogeni (prodotti dall’organismo stesso), non solo a livello articolare ma in ogni distretto del corpo, che creano una bilancia ossidativa: un fenomeno che consente al corpo di avere un equilibrio biologico tra produzione di radicali liberi da una parte e difese antiossidanti dall’altra.

Questo equilibrio può venire interrotto da fattori patogeni o fisici (raggi uv, inquinamento, sostanze tossiche), tali per cui i radicali liberi non riescono più ad essere contrastati dalle difese antiossidanti.

E’ in questa situazione che si crea lo stress ossidativo.

I radicali liberi diventano tossine endogene, riuscendo così ad alterare la componente cellulare dei tessuti, fino a provocarne la morte.

In particolare nell’artrosi, e quindi a livello articolare, i radicali liberi provocano danni alla parte cellulare della cartilagine (matrice) disgregando di fatto la sua struttura, oltre a creare alterazioni anche a livello del liquido sinoviale.

Tutto questo concatenarsi di fattori, influenza in modo molto significativo la presenza di dolore articolare e ne è la prima causa.

Da queste considerazioni si può ben capire che le cause di artrosi nel cane possono essere ricercate in moltissimi fattori:

  • alimentazione troppo ricca di scorie (che aumentano notevolmente i radicali liberi), come avviene spesso nella nutrizione industriale dei nostri pet;
  • malattie congenite quali displasie e/o malformazioni ossee che provocano un non adeguato allineamento delle articolazioni. Queste quindi lavorano in modo non regolare, e subiscono una usura precoce;
  • obesità che provoca un maggiore ed eccessivo carico articolare;
  • carico di allenamento troppo pesante rispetto al periodo di accrescimento;
  • traumi sia articolari che ossei e/o tendinei.


Sintomi di artrosi nel cane

L’artrite nel cane si manifesta primariamente con dolore nell’articolazione colpita.

Se dovuta a traumi o patologie pregresse potrà essere monolaterale, mentre se si instaura a causa di obesità, ed usura articolare, potrà essere evidente su una o più articolazioni.

Il dolore potrà essere più o meno intenso a seconda dello stadio in cui si trova la malattia ed essere più o meno resistente alle terapie.

Non è raro purtroppo dover ricorrere all’eutanasia in casi particolarmente gravi, dove il cane non riesce più nemmeno ad alzarsi.


Diagnosi di artrosi nel cane: non tutte le zoppie sono osteoartrosi!

La diagnosi di artrosi nel cane necessita di una visita di un veterinario ortopedico che sappia valutare non soltanto lo stato algico (il dolore) dell’animale, a volte non manifesto in sede di visita.

I cani, soprattutto quelli di taglia grande, spesso sono o intimiditi dalla situazione, oppure per non mostrare la loro vulnerabilità si mostrano stoici, non evidenziando quindi alcun sintomo neanche alla palpazione.

Sarà la storia del paziente (l’anamnesi) che dovrà indirizzare il medico, oltre che ad una attenta osservazione del tono muscolare, anche ad una valutazione neurologica per escludere eventuali altre patologie.

Fondamentali risulteranno anche le indagini fatte attraverso la diagnostica per immagini (radiografie, TAC, risonanze ecc…).


Artrosi nel cane: la terapia

L’approccio terapeutico alla risoluzione dell’artrosi prevede sia la somministrazione di farmaci (antinfiammatori) volti alla riduzione del dolore, che l’introduzione di misure volte ad agevolare il recupero e/o il mantenimento della funzionalità delle articolazioni già affette dai processi degenerativi.

I trattamenti non farmacologici dovranno mirare a modificare e/o a tenere sotto controllo il peso dell’animale, che dovrà scendere drasticamente in caso sia troppo elevato.

Questo di per se è già un enorme aiuto nella riduzione del dolore al soggetto.

Inoltre si dovrà effettuare un piano fisioterapico con sedute di esercizio sia passivo (attraverso massaggi) che attivo, dapprima leggero, nell’acqua, poi aumentando il carico, man mano che la situazione migliora.

E’ vero infatti che il dolore provoca una diminuzione della mobilità, che tende ad aggravare ancor di più la situazione.


I famosi condroprotettori, funzionano davvero?

Come abbiamo visto precedentemente però, nell’Osteoartrosi non sono presenti solo dolore ed infiammazione, ma anche quel circolo vizioso di produzione di sostanze degenerative del tessuto cartilagineo, che tanto influiscono sul dolore e sull’infiammazione.

Spesso si sente parlare di condroprotettori come integratori che, miracolosamente dovrebbero proteggere le cartilagini (Condro, indica appunto cartilagine).

In realtà queste sostanze, meglio definite come nutraceutici, come sono ad esempio i GAG (GlicosAminoGlicani), se associate alle altre misure precedentemente descritte e somministrate il più precocemente possibile, sembra che possano determinare in tempi più o meno lunghi, una significativa modificazione dell’evoluzione clinica della malattia.

La loro azione potrebbe essere di riequilibrio metabolico della cartilagine con azione condroportettiva ma anche anti-infiammatoria ed antiossidante.

Perché sottolineo sembra? Perché in effetti, la reale efficacia di tali sostanze non è stata da tutti riconosciuta se non in vitro e su pochi studi sperimentali, dove in particolari condizioni ha effettivamente dato risultati. (Fonte)

Molti concordano però sul fatto che possano avere reale efficacia solo ed esclusivamente se associati ad altri mix di farmaci ed in condizioni di utilizzo molto precoce, nonché di una reale valutazione ortopedica fatta in modo preventivo.[4]

Quali terapie alternative nell’osteoartrosi del cane?

Oltre a farmaci antinfiammatori, fisioterapia e nutraceutici, esistono altre possibilità, se si prende in considerazione la medicina alternativa.

Vediamone alcune:

  • Agopuntura: dalla medicina tradizionale cinese, se applicata da medici esperti e di comprovata esperienza e titolo, si possono avere grandi risultati.
  • Impianto di grani d’oro: una branca dell’agopuntura che sfrutta le proprietà dell’oro, impiantato in modo permanente all’interno dell’articolazione. Ottimi risultati si sono ottenuti con questa tecnica, che rende permanenti gli effetti benefici dell’agopuntura.
  • PRP: l’impianto di gel piastrinici, è una tecnica applicata da pochi medici in veterinaria dei piccoli animali. Ottimi i risultati soprattutto in medicina equina, sfrutta la capacità rigenerativa dell’organismo attraverso cellule precursori del tessuto.
  • Ozonoterapia: da sola o in associazione con i grani e/o l’agopuntura, l’ozonoterapia sfrutta il potere fortemente antiossidante dell’ozono (legato a liquidi come il sangue). E’ una terapia che prevede applicazioni locali di una soluzione particolare di ozono e sangue del soggetto da trattare, oppure la somministrazione attraverso infusione (fleboclisi) da somministrare in più sedute, soprattutto se sono molte le articolazioni colpite.

(Per approfondimenti, questo articolo ne parla in modo dettagliato).

Tutte queste terapie, possono essere affrontate se si trova il professionista giusto, che sia in grado di applicarle in modo adeguato ed hanno ottimi risultati.

Artrosi nel cane: la prevenzione prima di tutto

E veniamo alla parte più importante: la prevenzione.

Considerando che in fin dei conti, i soggetti colpiti possono essere giovani o vecchi, grandi e piccoli, ciò che sembra essere fondamentale è prevenire la sua insorgenza.

Vediamo come fare in 4 punti fondamentali.

1) Prevenire l’artrite nel cane con una alimentazione corretta

Spesso, troppo spesso direi, ci si affida ad alimentazione industriale, soprattutto a base di crocchette estruse.

Questa dieta, apparentemente equilibrata è però purtroppo ricca di sostanze che non riescono ad essere assimilate completamente dall’organismo e che vi rimangono come scorie.

I processi di lavorazione delle materie prime provocano dei mutamenti negli ingredienti delle crocche, che non consentono di essere assimilate come le sostanze fresche e/o cotte in modo casalingo.

Le scorie si accumulano a livello di diversi organi (fegato e reni principalmente), creando una notevole quantità di radicali liberi (quelle sostanze che sono le principali cause dell’artrosi).

Se questo avviene fin dai primi mesi di vita del cucciolo è possibile che si possa instaurare una certa predisposizione all’artrosi, proprio grazie a sostanze nocive che si accumulano a livello articolare.

Il primo consiglio è quindi quello di scegliere una alimentazione il più possibile naturale.

2) Evitare carenze, ma anche eccessi, fin da quando il tuo cane è cucciolo.

E’ fin dall’inizio della vita del cane che si può fare prevenzione, soprattutto per una buona gestione del suo apparato scheletrico.

In questa fase è fondamentale il giusto equilibrio tra tutti i microelementi e macronutrienti.

Non solo carenze ma soprattutto eccessi, possono provocare patologie anche gravi.

Artrosi nel cane 3

Inoltre è in questa fase che si predispone una giusta quantità di grasso nel cane.

E’ noto infatti che le cellule adipose non crescono più in quantità dopo i 6 mesi di età del cucciolo, ma solo in dimensione.

Se quindi si iperalimenta un giovane soggetto si consente ad un numero maggiore di adipociti (cellule adipose) di essere presenti (per sempre) nell’organismo del soggetto che quindi avrà una maggior predisposizione ad essere un cane obeso.

E’ vero però, che l’eccessiva assunzione di energia non provoca un sostanziale incremento della deposizione di grasso, ma piuttosto un’accelerazione della crescita.

Con l’ipernutrizione si ha una crescita più rapida della lunghezza dell’osso ed un’accelerazione dell’aumento del peso corporeo, che però tende a sovraccaricare lo scheletro giovanile e il suo sistema di supporto.

Quindi è l’equilibrio che deve dominare l’alimentazione del cucciolo. Ci devono essere tutti i nutrienti, possibilmente di alta qualità e con il minimo quantitativo di scorie possibili.

3) Somministrare nutraceutici in soggetti predisposti

La somministrazione di “condroprotettori” in giovane età del cucciolo, può migliorare il processo nutrizionale delle cartilagini (trofismo), e predisporre una miglior crescita delle cartilagini articolari.

Queste indicazioni sono consigliate soprattutto in cani di grande o grandissima taglia, oppure in cani i cui genitori sono portatori di patologie articolari.

4) Somministrare sostanze antiossidanti

Se è vero che è lo stress ossidativo a causare infiammazioni, è anche vero che la somministrazione di sostanze antiossidanti può essere un valido aiuto nella prevenzione.

Molte sono le sostanze ed i principi nutritivi che possono avere questa azione, ma solo pochi hanno efficacia reale per il grande potere antiossidante, antinfiammatorio.

Vediamone due:

Ozono in colluttorio: è una soluzione di ozono in olio di semi.

Come abbiamo già detto l’ozono in soluzione ha un fortissimo potere antiossidante.

La conseguenza è quella di avere anche un ottimo potere antinfiammatorio, ma ha un grave difetto, ha un sapore tanto sgradevole da non essere ben tollerato dai cani e soprattutto dai gatti.

Questi ultimi a volte possono avere delle reazioni avverse che si mostrano con abbondante scialorrea (salivazione).

Quando succede, c’è la necessità di diminuire le dosi tanto da non essere più efficace, almeno per patologie articolari. Anche molti cani lo tollerano male, tanto da rifiutare l’assunzione dopo averla provata la prima volta.

Estratto di foglie d’ulivo: un fitocomplesso dalle fortissime proprietà antiossidanti che contiene anche idrossitirosolo, presente anche nell’olio di oliva, ma in concentrazioni molto inferiori.

E’ un polifenolo, le cui dimensioni molto ridotte, consentono di penetrare rapidamente nei tessuti.

Il suo effetto antiossidante è stato dimostrato essere associato anche a quello antinfiammatorio.

La sua azione è rapida, grazie ad un veloce assorbimento, anche se somministrato per via orale.

Inoltre il sapore gradevole per cani e gatti, non ne pregiudica l’assunzione.

La somministrazione preventiva di questo estratto, dato come integratore durante la crescita o nella fase acuta della malattia, ha svariati benefici.

Aiutando a disintossicare l’organismo, grazie alla dissoluzione dei radicali liberi, previene lo stato infiammatorio.

Inoltre, se la malattia è già conclamata, la sua azione antiossidante, riesce a bloccare il circolo vizioso che avviene a livello dell’articolazione, eliminando i radicali liberi e riducendo il dolore.

Controindicazioni ed effetti collaterali: 

  • il prodotto non va somministrato se l’animale soffre di gastrite in quanto le sostanze amare dell’infuso, posso essere leggermente irritanti.
  • la somministrazione è inoltre sconsigliata durante trattamento con anticoagulanti ed in gravidanza.

Questi sono gli effetti che hanno tutte le sostanze attive, quelle cioè che hanno un effetto sull’organismo e che, come tali, in alcune situazioni particolari, come durante la gestazione o in presenza di patologie che necessitano di assunzione di farmaci salvavita, come gli anticoagulanti, devono essere somministrate sotto stretto controllo medico.

Bene, per oggi abbiamo terminato. Non ti resta che acquistare l’estratto di foglie d’ulivo per il tuo pet, cliccando sul pulsante qui sotto 

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Ciao, grazie di avermi letto e a presto !!!

Bibliografia:

1)Vaughan-Scott T, Taylor JH: The pathophysiology and medical management of canine osteoarthritis. J South Africa Vet Assoc 68(1): 21-25, 1997.

2) Attur MG, Dave M, Akamatsu M, Katoh M, Amin AR: Osteoarthritis or osteoarthrosis: the definition of inflammation becomes a semantic issue in the genomic era of molecular medicine. Osteoarthritis and Cartilage 10: 1-4, 2002.

3) Miolo A, Mortellaro CM: Artrosi del cane e stress ossidativo-infiammatorio: dalla clinica al meccanismo. Veterinaria 17(1): 17-33, 2003.

4) Approccio Medico Combinato nell’artrosi del cane (Carlo Maria Mortellaro articolo pubblicato su Veterinaria Agosto 2004)

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Il Diabete nei Cani e nei Gatti è una malattia Bastarda, … e non ha nemmeno 4 Zampe !!!

Il Diabete nei Cani e nei Gatti è una malattia Bastarda, … e non ha nemmeno 4 Zampe !!!

Il Diabete nei Cani e nei Gatti

Dammi 10 minuti del tuo tempo e scoprirai come evitare il Diabete nei Cani e nei Gatti, o ad allontanarlo nel tempo quanto più possibile

…e se per il tuo 4 zampe fosse già troppo tardi, scoprirai che conviverci non è poi così difficile.

Il Diabete nei Cani e nei Gatti, malattia subdola e silente che, se impari a conoscere, puoi evitare!

Eh sì, il Diabete è proprio una malattia Bastarda. Di solito arriva quando meno te lo aspetti, all’improvviso.

Colpisce alle spalle come un vigliacco, senza lasciarti il tempo di difenderti.

Sentire pronunciare quella diagnosi dal medico è destabilizzante, ti disorienta, soprattutto perché non sai…

Non sai che cosa vuol dire, davvero, essere malati di Diabete, forse neanche se hai vissuto con qualcuno che ce l’ha.

Sappiamo tutti che esiste, se ne sente parlare spesso, più spesso di altre malattie anche più devastanti, ma fintanto non ci sei dentro, non puoi davvero capire.

Ti si apre un mondo di privazioni, di attenzioni necessarie, stravolge letteralmente lo stile di vita e comporta anche rischi seri, molto seri, per la salute e per il futuro;

è una malattia che in campo umano è nelle liste delle malattie invalidanti, a mio parere altamente invalidanti.

Prova ad immaginare, se hai la fortuna di non avercelo, una sola giornata in cui NON PUOI assimilare nessun tipo di zucchero.

EHHH NO, non ho detto evita i dolci, ho detto elimina lo zucchero !!! E’ diverso.

Quando ti ammali di Diabete, impari presto che gli zuccheri sono dappertutto… perfino in certe verdure, nei pomodori ad esempio, l’avresti mai detto ?

Prova, la prossima volta che vai a fare la spesa, a leggere TUTTE le Tabelle Energetiche di ogni cosa che ti viene voglia di comprare, e una per una valuta la componente zuccheri, perché è quel valore lì che decide se puoi permetterti di mangiare quella cosa oppure no, e spesso è NO.

Prova… Poi pensa che dovrai farlo per tutta la vita, ogni volta che avrai voglia di mangiare qualcosa.

NO, non vale nemmeno l’idea di comprare sempre le stesse cose, la vita del diabetico è fatta già di mille privazioni alimentari, non puoi eliminare anche il gusto di variare e sperimentare un po’.

Gli umani malati di Diabete in uno stadio avanzato devono nutrirsi solo di verdure, pesce bianco lesso e carne ai ferri, senza quasi usare condimenti; niente pasta, niente pane, niente di niente che non sia una di quelle tre cose li, tutti i giorni e per sempre.

Per i nostri amici a 4 Zampe la variabilità della dieta, contrariamente a quanto pensano le loro mamme a due gambe, è davvero poco importante e una volta stabilito cosa devono mangiare sarà più facile tollerare le privazioni.

Sono oltre 8 milioni gli italiani affetti da Diabete, di cui almeno un milione non sa ancora di avercelo, è una malattia sociale ormai, di grande diffusione e che tende a crescere.

Va un po’ meglio per i nostri amici a 4 zampe, cani e gatti che ne soffrono, secondo i dati forniti dai veterinari (FNOVI e ANMVI) in occasione della Giornata del Diabete, sono circa l’1% della popolazione.

Sono dati in forte crescita, legati allo stile di vita che teniamo e che in qualche modo imponiamo anche ai nostri pelosi, alimentazione e abuso di farmaci, inquinamento e vita sedentaria sono sul banco degli imputati e, per come vanno le cose, sarà difficile un cambio di tendenza nei prossimi anni.

E’ opinione ormai diffusa di molti Veterinari, almeno di quelli più attenti a questi fenomeni, che il Cibo Industriale sia la causa primaria dello sviluppo del Diabete nei nostri amici a 4 Zampe, e questo rende ancora più grave la questione visto che la scelta di cosa mangiano non dipende dal loro gusto, ma dalle nostre esigenze di praticità.

Ma il Diabete nei Cani e nei Gatti non comporta solo un’inevitabile adattamento a una dieta mono sapore, ha altre e ben più gravi conseguenze.

Una volta scoperto il Diabete sarà necessario prestare mille attenzioni ad evitare ogni possibile ferita, soprattutto agli arti, che poi non si rimargina, rischia di incancrenire e costringe ad amputare per non morire;

e un Cane o un Gatto con un arto amputato vive davvero male, peggio di noi umani.

Anche la vista corre dei seri pericoli, il Diabete è una malattia che se non curata in modo opportuno, ti fa perdere la vista lentamente ma inesorabilmente, fino alla cecità assoluta, e questo vale anche per il Diabete nei Cani e nei Gatti.

Se non bastasse c’è un altro “problemino” i malati di Diabete, Uomini, Cani o Gatti che siano, sono spesso ossessionati dal cibo, ci pensano di continuo, hanno le voglie come le donne incinta.

Gli umani lo rubano, soprattutto di notte, lo rubano per gustarselo di più, per riempirsi meglio la bocca di sapore… e forse anche perché un po’ si vergognano di non aver saputo resistere.

Cani e Gatti lo chiedono di continuo, mangiano molto più del solito e nonostante questo, almeno nella prima fase della malattia, dimagriscono.

Nella fase iniziale il Diabete è una malattia asintomatica, non da segni di vita finché non è ad uno stadio avanzato, e quando arriva a quello stadio resta ben poco da fare, il continuo iniettare insulina è l’unico rimedio farmacologico che lo rende sopportabile, ma che non ti guarisce, MAI.

All’inizio, quando il Diabete nei Cani e nei Gatti comincia a manifestarsi, mangiano e bevono un po’ più del solito, fanno pipì più spesso, gli cala un po’ la vista…

…ma sono sintomi che, specialmente a una certa età, si possono scambiare e confondere con altre origini, difficilmente ci fai caso, difficilmente pensi che sia arrivato il Diabete.

Se sei una persona che ci tiene alla loro Salute, se periodicamente gli fai fare le analisi di sangue e urine, come io consiglio sempre, allora hai buone probabilità di accorgerti della sua presenza quando ancora sei in tempo per imparare a conviverci senza troppi traumi.

Per il Diabete la Diagnosi Precoce è importante, può determinare l’evolversi della malattia e può cambiare lo stile di vita al quale dovremo adattarci.

Se non fai controlli periodici rischi di accorgertene quando è troppo tardi;

te ne accorgi quando iniziano i primi problemi di equilibrio, quando il Cane o il Gatto non riesce più a coordinare bene i movimenti, quando probabilmente anche la dose di insulina giornaliera servirà a poco.

Sono diversi i fattori di rischio che possono determinare l’insorgere del Diabete e si può manifestare a età diverse, anche se maggiormente in età avanzata.

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Si, perché di Diabete si può anche morire improvvisamente ed è bene sapere come comportarsi quando capita qualche crisi improvvisa.

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