Displasia dell’anca nel cane: cause, prevenzione e rimedi.

Displasia dell’anca nel cane: cause, prevenzione e rimedi.

Displasia dell'anca nel cane

La displasia dell’anca nel cane è patologia riconosciuta dal 1935.

Nonostante quasi subito si capì che era a causa ereditaria, siamo ancora qui a combatterla!

Cerchiamo di capire come fare (nel limite del possibile) a difenderci dalla sua insorgenza.

Displasia dell’anca nel cane

Oggi ti parlo di una patologia piuttosto odiosa, perché ha una forte componente ereditaria nella sua insorgenza, ma che può essere riconosciuta e corretta se vista in tempo.

In questo articolo vorrei cercare di fare chiarezza su un argomento, piuttosto complicato cercando di renderlo più semplice possibile.

Displasia dell’anca nel cane: cos’è?

Partiamo dall’inizio.

La displasia dell’anca è una patologia dello sviluppo che colpisce l’articolazione dell’anca appunto (la coxofemorale) composta dall’osso del bacino e il femore.

Il cucciolo quindi non nasce malato, ma sviluppa la malattia durante l’accrescimento.

In una articolazione sana la testa del femore, che ha forma rotonda si incastra nell’osso del bacino, in una sua insenatura chiamata acetabolo, che ha anch’essa forma rotonda ma incavata e si muove ruotando al suo interno, come una boccia all’interno di una coppa.

In un cucciolo affetto da displasia, queste due parti, crescendo non sono più perfettamente congruenti, soprattutto a causa di una eccessiva mobilità dell’articolazione stessa.

Questo fa sì che le due parti ossee si tocchino durante il movimento, provocando dei piccoli traumi che, a loro volta, saranno causa di artrosi.

Cause di displasia dell’anca nel cane.

Questa patologia è definita multifattoriale, cioè provocata da diversi fattori, tra i quali però quello genetico ha il ruolo più importante.

Sono diversi i geni implicati nella trasmissione e peggiora la situazione il fatto che anche cani sani, generati però da soggetti malati, sono portatori sani e quindi andrebbero anch’essi eliminati dalla riproduzione.

Il patrimonio genetico dei genitori può essere considerato libero da displasia non solo quando essi stessi non ne sono colpiti, ma quand’anche tutti i loro fratelli, sorelle, nonni e zii non sono risultati displasici.

 

Pertanto, per conoscere se un soggetto non affetto da displasia è anche un riproduttore che non trasmette questa malattia nella sua discendenza, bisogna conoscere il suo pool genetico, valutando quindi tutta la sua parentela. (Citazione FSA – Fondazione Salute Animale)

L’ereditarietà è nota da davvero tanti anni. Malgrado questo esistono ancora moltissimi cani displasici e nonostante la malattia sia considerata vizio redibitorio!

Cosa significa vizio redibitorio?

 

Vuole dire che la displasia dell’anca, quando diagnosticata, può essere soggetta a risoluzione del contratto o risarcimento qualora il proprietario ne faccia richiesta; è quindi qualcosa che vizia l’acquisto iniziale potendo rescindere il contratto.

Oltre a questa causa esistono fattori predisponenti che ne influenzano la gravità.

Una errata costruzione del treno posteriore ad esempio:

  • uno scorretto appiombo fa lavorare male l’articolazione;
  • una non corretta inclinazione della groppa, può spostare l’acetabolo, provocando la lussazione della testa del femore. Alcuni Bulldog Inglesi, sono particolarmente soggetti a questo. [1]

Fattori alimentari:

 

  • obesità nel cucciolo,
  • accrescimento troppo veloce,
  • carenze ma ancor di più eccessi di micro-nutrienti,
  • errato rapporto calcio/fosforo nella razione,
  • assunzione di relaxina durante l’allattamento (la relaxina è un ormone presente durante la gravidanza della femmina che consente una maggior lassità dei tessuti e pare che possa passare dal latte materno).[2]

Fattori ambientali:

 

  • traumi,
  • esagerata attività e gioco troppo forte del cucciolo,
  • crescita su pavimentazioni scivolose ed altro.

Displasia dell’anca nel cane: i sintomi

A meno che non ci sia una manifestazione patologica particolarmente grave, il cucciolo difficilmente manifesterà alcun segno evidente di displasia.

Quando presenti, questi sono:

  • andatura a coniglio, con le zampe posteriori che si muovono insieme,
  • riluttanza al movimento,
  • riluttanza a saltare,
  • non si solleva sulle zampe posteriori,
  • durante il gioco si siede frequentemente,
  • atteggiamento antalgico, con postura larga o stretta delle zampe posteriori.
displasia dell'anca nel cane

Immagine: Salvaggio A. DVM, libero professionista, ANUBI Ospedale Animali da compagnia, Moncalieri (To).

E se la displasia si manifesta nel cane anziano, come riconoscerla?

In realtà è proprio nel cane adulto e anziano che la patologia può manifestarsi con maggiore gravità.

Il segno più importante e indicativo di displasia è l’ondeggiamento nell’andatura del treno posteriore.

Se il tuo cane sculetta come una modella con tacco dodici… c’è grande possibilità che le sue anche ballino la samba!

Gli altri segni sono del tutto simili a quelli descritti per il cucciolo con grave displasia, con però la possibilità di avere sintomi di dolore molto più evidenti.

Esistono diversi gradi e livelli di gravità di displasia di cui non parlerò perché non è questo il luogo giusto per farlo.

Vorrei invece soffermarmi su come prevenire la displasia dell’anca, partendo dalla sua individuazione precoce.

La diagnosi precoce di displasia dell’anca nel cucciolo.

I segni radiografici possono essere visibili già a partire dal 3° mese di età, mentre la malattia è diagnosticabile in modo definitivo e preciso, solo alla fine dello sviluppo, per cui dopo l’anno nei cani piccoli, dopo l’anno e mezzo/due, nei cani di grossa taglia.

Ho spesso letto commenti e perplessità circa la necessità di effettuare un accertamento radiografico precoce per la displasia.

Certo, è da fare in anestesia, ma è anche vero che, nel momento in cui si dovesse manifestare una forma sub-clinica saresti in grado di mettere in atto tutti quegli accorgimenti che potrebbero ridurre drasticamente le complicanze della malattia.

Cosa fare quindi? Un controllo preventivo.

I cani per cui è consigliato un controllo ortopedico sono tutti i soggetti predisposti per parenti non esenti da displasia, o esenti ma di razze altamente probabili e cioè tutte le razze di cani di taglia media, grande e grandissima.

Soggetti con lassità articolare particolare (Border) e cani che crescono molto velocemente.

Cos’è la lassità articolare?

 

Tutti quei cani che hanno articolazioni particolarmente mobili, con grande ampiezza di apertura e legamenti molto elastici sono più soggetti a displasia.

 

Le ossa in questa condizione all’interno dell’articolazione, sono troppo libere di muoversi e di scontrarsi le une contro le altre.

A mio avviso è certamente consigliato effettuare un controllo ortopedico precoce dal 3°-4° mese di età in poi, tramite una visita di un medico veterinario specialista ortopedico.

Questo farà manovre particolari che, in base al risultato ottenuto potrebbero far ritenere necessaria anche una valutazione radiografica.

Io consiglio anche una visita di una fisiatra. Quella del fisiatra è una nuova figura professionale molto importante per le patologie articolari del cane!

Perché farlo così presto? Il motivo è nei tempi di accrescimento e di chiusura delle parti ossee.
A quell’età è ancora presente una fase di crescita che consente di effettuare terapie non invasive e ben correttive.
Se la diagnosi precoce viene effettuata dopo quel momento, l’efficacia sarà decisamente inferiore.

La Dott.ssa Erica Giustetto fisiatra, in questa situazione infatti ricorda che:

una visita fisiatrica correttamente effettuata, è in grado di mettere in evidenza punti muscolari dolorosi, che non verrebbero valutati dall’ortopedico che spesso si concentra solo sull’articolazione.

 

Il fisiatra poi sarà in grado di predisporre un programma terapeutico che potrà potenziare la muscolatura del treno posteriore, rafforzandola.

 

Inoltre darà indicazioni sull’attività da far fare al cucciolo durante la delicata fase di accrescimento.

 

Visite successive saranno necessarie per tenere sotto controllo l’andamento della situazione.

Sia chiaro: a questa età, non si affermare che il cane è displasico, da un punto di vista giuridico, ma solo che la situazione può aggravarsi senza un corretto protocollo terapeutico.
Il certificato di displasia può essere ottenuto solo con un controllo dopo i 12/18 mesi di età.

E arriviamo quindi al punto più importante.

Displasia dell’anca nel cane, come prevenirla nel cane giovane.

Abbiamo detto che fino all’anno di età o poco più non si può parlare di displasia ma solo di maggior lassità, in quanto la diagnosi definitiva non può arrivare prima dello sviluppo completo del cane.

In questa parte metterò in evidenza solo le terapie definite conservative, quelle cioè che non comprendono casi tanto gravi da vedere necessità di un intervento chirurgico.

La prevenzione della displasia dell’anca ha come focus 3 obiettivi principali: diminuire il doloremantenere l’ampiezza di movimento dell’articolazione (che diminuisce nei soggetti con forte dolore) soprattutto durante l’estensione, mantenere e rafforzare la muscolatura pelvica e del tronco posteriore.

Il dolore proveniente da un articolazione anche solo leggermente lussata, potrebbe non essere immediatamente manifesto nel cucciolo che per esuberanza si muove lo stesso.

Questo può portare a peggiorare lo stato infiammatorio dell’articolazione che quindi andrà certamente incontro ad osteoartrosi, malattia di cui abbiamo già ampiamente parlato.

Prevenzione della displasia dell’anca nel cane: il ruolo dell’alimentazione

  • Non somministrare una quantità di cibo superiore a quella necessaria significa non farlo crescere troppo in fretta, oltre a non farlo aumentare di peso.
  • Somministrare cibo di alta qualità, non soltanto valutando la quantità di proteine e grassi (fra le altre cose) ma anche la qualità degli ingredienti.
  • Proteine di alta qualità significa provenienti da carne e non derivati, possibilmente da una dieta commerciale umida o da una dieta casalinga (ma fatta solo ed esclusivamente sotto stretto controllo di un nutrizionista).
  • Somministrazione di integratori a base di omega 3 che sono degli antiossidanti naturali con azione antinfiammatoria.
  • A questo scopo ottimo è l’ausilio che può provenire dalla somministrazione dell’estratto di foglie d’ulivo che ha un forte potere antiossidante con quindi anche un conseguente effetto antinfiammatorio.
  • E’ noto infatti che è lo stress ossidativo a provocare il dolore nell’articolazione infiammata. (Puoi approfondire da qui).
  • Anche la somministrazione di nutraceutici (condroprotettori) è certamente consigliata, a patto che abbiano componenti ad altrettanto effetto antinfiammatorio.

Come prevenire la displasia dell’anca nel cucciolo: la fisioterapia

Oltre alla riduzione del peso, fondamentale nella prevenzione della displasia, anche il corretto movimento gioca un ruolo primario.

Non basta però limitare il gioco al cucciolo, bisogna invece indirizzarlo nel modo più corretto e soprattutto farglielo sfogare in tempi e modi precisi.

Vediamo prima cosa non fare !

  • Le superfici lisce devono essere limitate il più possibile ed il gioco non dovrebbe mai essere svolto su questi materiali che sono davvero pericolosi per le articolazioni dei nostri cuccioli.
  • Quindi quando sei in casa, non giocare a correre con il tuo piccolo, fallo su un tappeto, o fuori sull’erba o sabbia o terra.
  • Sono da evitare le scale ed i salti, oltre al gioco di tirare la corda che stressa le articolazioni.
  • Fondamentale tenere sempre sotto controllo il peso: un cucciolo ha il peso corretto se, accarezzandogli il costato, le costole sono ben percepibili sotto le dita.

Il gioco fisioterapico.

Il ruolo del movimento preventivo allo sviluppo di displasia dell’anca è quello di rafforzare la muscolatura di tronco e arti posteriori, al fine di migliorare non soltanto la stabilità dell’articolazione, ma anche dell’equilibrio del cane.

Questo obiettivo potrà essere raggiunto grazie ad esercizi mirati e ad una serie di controlli periodici che valutano lo stadio dell’accrescimento, dello sviluppo osseo in rapporto alla muscolatura ed alla chiusura delle cartilagini di accrescimento.

La dottoressa Erica Giustetto ad esempio ha studiato un percorso formativo per il proprietario insieme al cucciolo, volto a raggiungere proprio questo scopo. E’ un progetto molto interessante, chiamato “Anche felici!” (Se vuoi puoi contrattarla da qui).

Consiste in un programma di esercizi a step successivi che vedono il cucciolo muoversi in tempi e modi diversi:

  • dai 3 ai 6 mesi: con brevi sessioni di gioco a basso impatto e attraverso l’esplorazione di superfici diverse che aiutano il cucciolo a capire meglio come raggiungere l’equilibrio sulle 4 zampe;
  • dai 6 mesi ai 12: in cui si aggiungono anche giochi di coordinazione ed equilibrio camminando su superfici rialzate da terra (pochi centimetri);
  • dai 12 mesi fino ai 2 anni: in cui si aggiunge attività di rinforzo muscolare.
Il programma comprende anche controlli fisiatrici regolari.

Infine un’ultima considerazione sulla displasia dell’anca nel cane adulto.

Anche il cane adulto affetto da displasia può avere benefici dalla terapia conservativa.

Questa sarà mirata prima di tutto alla diminuzione del dolore, che consentirà di ripristinare il corretto movimento per poter rinforzare la muscolatura del treno posteriore.

Una corretta riabilitazione fisica, con sessioni di movimento in piscina, esercizi specifici, e movimenti passivi e attivi potranno certamente dare beneficio al cane.

Anche in questo caso però l’ausilio di integratori con attività sia antinfiammatoria che antiossidante potrà certamente aiutare.

Se vuoi avere maggiori informazioni su l’Estratto di Foglie di Ulivo, puoi contattare Giulia.

Al prossimo articolo…

Bibliografia:

1. Volta A., Gnudi G., Morgan J.P., Bonazzi M., Manfredi S., Bottarelli E., Zanichelli S., Bertoni G.: Radiographic features of pealvis and hip joint development of English Bulldogs. Veterinary and Comparative Orthopaedics and Traumatology. 2010, 23, 19-27

2. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18167088

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Il tuo cane ha la lingua pendula? Ecco come puoi curarla.

Il tuo cane ha la lingua pendula? Ecco come puoi curarla.

Se il tuo cane ha la lingua pendula e la tiene sempre fuori, può incorrere in piccole lesioni anche dolorose.

Secchezza della mucosa, ferite di lieve entità possono essere curate e prevenute con semplici rimedi.

Cane con lingua pendula: quali sono le cause?

 

Capita spesso di vedere cani, soprattutto di piccola taglia con la lingua penzoloni, anche quando la bocca è chiusa.

Questa è una condizione, che coinvolge soprattutto cani di piccola taglia quali Chihuahua, Cavalier King Charles Spaniel e alcune razze brachicefale, come i Carlini.

Le cause della sindrome della lingua pendente possono essere di diversa natura, sia congenita che traumatica :

  • frattura della mascella,
  • anomalia nella dentizione,
  • patologie dentali gravi (perdita di denti),
  • problemi neurologici,
  • tumori,
  • mal conformazione congenita della bocca.

 

Sindrome della lingua pendente nel cane, in cosa consiste davvero?

 

La sindrome della lingua pendente è una condizione patologica in cui il cane resta con la lingua fuori, senza riuscire a ritrarla, anche se viene stimolato a farlo (ad esempio toccandogliela).

Questa è una condizione piuttosto rara ed implica problemi anche nella deglutizione ed assunzione di acqua.

Una condizione del genere è certamente più grave e va valutata da un neurologo in quanto è verosimile che ci possa essere una lesione a livello neuronale.

Si può presentare in modo improvviso a seguito di traumi, rotture della mascella o forme tumorali.

Se risolvibili, una volta eliminata la causa, l’organo torna nella sua funzionalità normale.

Nei casi più gravi può essere necessario l’intervento chirurgico.

Più spesso invece è proprio la forma della lingua ad essere troppo sviluppata per stare all’interno della cavità boccale agevolmente, soprattutto in cani brachicefali.

In questa situazione il cane tenderà a portarla sporgente, anche quando non sta utilizzandola per una maggiore ventilazione.

Una condizione del genere può avvenire se il cane ha perso degli incisivi inferiori che non fanno più da barriera e quindi la lingua scivola fuori, oppure se ha subito una frattura ossea.

In queste circostanze però il cane è perfettamente in grado di mangiare, bere ed anche di ritrarre la lingua di quando in quando per inumidirla.

 

Lingua pendente nel cane: quali conseguenze?

Le conseguenze in un cane con lingua pendula, non sono gravi, ma possono esitare in una fastidiosa secchezza, un po’ come per noi, quando abbiamo le labbra screpolate

La lingua è ricoperta da una mucosa che si disidrata facilmente, essendo costituita da papille che non hanno una adeguata protezione per l’ambiente esterno.

Aria secca, vento, oppure il freddo, potrebbero facilmente irritare, e creare delle screpolature che potrebbero addirittura esitare in piccole ferite.

Se queste si infettano per la presenza di batteri, la lingua potrebbe gonfiarsi e la necessità di terapia antibiotica diventerebbe necessaria.

Ricordo infatti che la saliva che dovrebbe bagnare costantemente la lingua, ha anche un potere antibatterico naturale che la protegge.

E’ quindi fondamentale tenere sempre sotto controllo lo stato della lingua che non dovrebbe cambiare di colore, diventare più opaca, ne essere troppo raggrinzita.

 

Cane con lingua pendente: quali rimedi?

 

Una cane con lingua pendente ha un costante fastidio, dovuto alla secchezza dell’organo che quindi dovrebbe essere mantenuto idratato ed umido il più possibile.

La semplice idratazione però può essere complicata da raggiungere in quanto non si riesce a stabilire una adeguata barriera fisica sulla parte, che certamente non può essere fasciata.

Il consiglio più semplice quindi è quello di utilizzare del semplice olio di oliva, che dovrebbe essere applicato un paio di volte al giorno sulla superficie della lingua.

Un altro rimedio che però ritengo essere ancora più efficace è l’estratto di foglie d’ulivo.

I motivi sono soprattutto legati alle molteplici proprietà in più, rispetto al semplice olio:

  • potere altamente idratante ed emolliente;
  • potere antibatterico ed antivirale;
  • potere antiossidante e quindi per questo, antiinfiammatorio.

Quindi a livello preventivo, mettere una o due gocce di estratto sulla lingua del cane un paio di volte al giorno consentirà alla lingua di rimanere morbida ed idratata, senza alcun effetto collaterale (anzi con effetti benefici) sul cane.

Ma se il tuo cane presenta delle lesioni, sappi che questo estratto risulterà ugualmente efficace.

Come puoi notare a sinistra la lesione come si presentava. Dopo soli due giorni di trattamento questa era già ridotta della metà e dopo soli 4 giorni, la guarigione.

Questo risultato è dovuto all’azione riparativa e cicatrizzante dell’estratto di foglie (per acquistarlo, registrati da qui) che quindi oltre a prevenire, cura!

In conclusione: se il tuo cane improvvisamente non riesce più a ritrarre la lingua, portalo immediatamente dal veterinario per un controllo.

Ma se invece hai un cane con lingua pendula che frequentemente presenta sintomi di secchezza, potrai facilmente curarla, in modo efficace con il nostro estratto di foglie di ulivo!

Ringrazio per la testimonianza Carmen Parente e Filippo che ha consentito di fotografare la sua lingua, qui sotto ritratto in un momento di meditazione!

Alla prossima puntata con un nuovo articolo!

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Alimentazione per cani e gatti, cosa rende appetitosi croccantini e bocconcini

Alimentazione per cani e gatti, cosa rende appetitosi croccantini e bocconcini

Alimentazione per cani e gatti croccantini
Dall’alimentazione per cani e gatti non ci aspettavamo certo di trovare piatti degni di Master Chef, ma neanche così tanta roba chimica.

L’alimentazione per cani e gatti è una cosa molto seria, ciò che mangiano è quasi sempre all’origine del loro stato di salute.

Del resto non fumano, non bevono e non si drogano, cos’altro vuoi che ci sia, di diverso da ciò che mangiano, che può farli ammalare ?

Questo è il quarto e per ora ultimo capitolo di quella che ho chiamato la “Saga del Cibo per Cani e Gatti“, non so se hai letto tutti gli articoli che ho scritto sull’argomento, ma se lo hai fatto credo di averti dato una enorme quantità di informazioni e notizie che ti saranno certamente utili per scegliere in modo più consapevole la giusta alimentazione per il tuo amico peloso, cane o gatto che sia.

Concludiamo con i grassi animali e con i cosiddetti “additivi, le altre schifezze che permettono al Pet Food industriale, protagonista indiscusso nell’alimentazione per cani e gatti, di avere delle date di scadenza che Matusalemme gli fa un baffo.

I Grassi Animali nell’alimentazione per cani e gatti

Tutto ciò che viene sgrassato durante la cottura delle carni di macellazione diventano “Grassi Animali”.

Anche questi vengono prelevati dagli scarti di lavorazione delle carni destinate all’alimentazione umana e si usano soluzioni chimiche per conservarli a lungo ed evitare che prosegua il processo di deterioramento, ma di questo te ne parlerò meglio nel paragrafo dedicato agli Additivi.

Grassi Animali si trovano in abbondanza nell’alimentazione per cani e gatti, in tutte le variabili di Cibo industriale sia secco che umido, e la loro presenza è facilmente riconoscibile quando si aprono le confezioni di cibo.

SI è proprio quella puzza inconfondibile che senti quando apri le scatolette di bocconcini o le buste di croccantini, per te è così sgradevole, ma molto “appetitosa” per il tuo amico a 4 zampe.

Servono prevalentemente a fornire quegli olii essenziali per la cura del pelo e della cute e per stabilizzare gli ingredienti, ma soprattutto servono a “insaporire” gli alimenti.

I Grassi animali agiscono anche come coagulanti, per evitare la scissione dell’acqua dagli ingredienti.

Sono utilizzati anche come intensificatori di sapore, anche se non sono gli unici ingredienti usati a questo scopo, nell’alimentazione per cani e gatti infatti sono consentiti i Digest (tessuti animali come piume, becchi, ossa triturati usando sostanze chimiche e/o idrolisi enzimatica).

I grassi rancidi, ripieni di conservanti chimici sono difficili da digerire e possono causare problemi digestivi, in particolare vomito (anche di bile), diarrea, gas intestinali e respiro affannoso.

In particolare nei cuccioli possono causare problemi gravi, talvolta cronici, a tutto il tratto digestivo e possono compromettere il sistema di assimilazione degli alimenti.

Anche il grasso avanzato dalla ristorazione industriale è sempre più utilizzato nell’alimentazione per cani e gatti, soprattutto per la produzione di Pet Food secco (croccantini e simili); di solito viene conservato all’aperto per settimane, senza tenere conto delle temperature a cui viene sottoposto.

Aziende specializzate in “mescolatura di grassi” lo ritirano e lo mischiano con altri grassi, stabilizzano tutto con degli antiossidanti per fermare il loro deterioramento e vendono poi queste miscele ai produttori di cibo per animali domestici.

Con i grassi animali così prodotti vengono spruzzate quelle assurde palline dal nome così simpatico e divertente, le famigerate crocchette, crocche o croccantini che dir si voglia.

Pare sia l’unico modo per dargli un sapore e un odore appetibili e per fargli  sembrare buonissimo un composto di robaccia che se lui sapesse cosa contiene, schiferebbe anche te che gliela propini.

L’odore che producono e che rende appetibili quei prodotti al tuo amico a 4 Zampe, è talmente forte che rimane anche nelle feci.

Ti è mai capitato di sentire di Cani che mangiano le loro feci (o quelle di altri cani) ? Magari lo fa anche il tuo, adesso SAI perché lo fanno.

“Ma noooo Giulia che dici, si mangiano le feci perché hanno bisogno di minerali !!!” SI, CREDICI.

Sono quei grassi ad essere i maggiori responsabili del colesterolo che danneggia il sistema circolatorio con possibili gravi danni cardiocircolatori, ma non solo; generano anche tossine che appesantiscono il lavoro degli organi predisposti al loro smaltimento come fegato, reni, pancreas.

Passiamo ora ai Coloranti, agli Additivi e ai Conservanti presenti in dosi massicce nell’alimentazione per cani e gatti.

Queste tre schifezze le mettiamo tutte assieme perché il motivo per cui sono presenti nel Cibo per Cani e Gatti, alla fine, è la stessa:
  • ripulire,
  • conservare,
  • sbiancare,
  • colorare,
  • ammorbidire,
  • amalgamare,
  • aromatizzare,

il cibo insalubre, prodotto con metodiche di dubbio gusto, che altrimenti il tuo amico a 4 Zampe si rifiuterebbe di mangiare.

E’ ormai chiaro che la componente carne presente nei prodotti destinati all’alimentazione per cani e gatti è prodotta con gli scarti della macellazione destinata al consumo umano.

Per evitare un eccessivo deterioramento di quegli scarti, che come puoi immaginare non vengono conservati in frigoriferi sterilizzati, si usano soluzioni chimiche;

tutta roba dal nome impronunciabile, e che non sempre puoi trovare nell’elenco degli ingredienti, e che quando sono dichiarati sono indicati con sigle incomprensibili come ad esempio BHA e BHT.

Sono “Ingredienti” che, se utilizzati per alimenti ad uso umano, sono presenti in piccolissime quantità regolate per Legge, ma che per gli alimenti ad uso animale invece non sono regolamentati.

A dicembre 2015, è andata in onda un’inchiesta diReportche puoi rivedere cliccando QUI e che ha provato ad approfondire l’argomento della qualità del cibo per cani e gatti; una puntata che destò scalpore e che demoliva sostanzialmente tutte le industrie produttrici di Pet Food e i loro prodotti.

A quel che mi risulta nessuno ha provato a querelare la RAI e Milena Gabbanelli, che ancora conduceva la trasmissione, il che significa che quanto detto in quella inchiesta era tutto vero e corretto; verso la fine della puntata si parla anche di BHA e BHT, ti consiglio di rivederla !!!

Quanta robaccia chimica di questo genere viene utilizzata per conservare il Pet Food ?

Non lo so, ma le date di scadenza dei “golosissimi” bocconcini e croccantini, un po’ mi insospettisce.

Solo la presenza di tutta quella roba dovrebbe essere sufficiente a suggerirti il rifiuto del Pet Food Industriale, che ormai ne contiene di ogni tipo.

Sostanze che nell’alimentazione per cani e gatti sono “consentite” e quindi lecite, ma sulle quali nessuno finora ha fatto chiarezza in modo definitivo, non sappiamo se e quanto fanno davvero male alla salute.

Sono sostanze per le quali è un continuo “consentire” e “ritirare” dal mercato.

Tenersi aggiornati su cosa è lecito e su cosa è proibito diventa quasi un lavoro, e poi non esiste una regolamentazione univoca e universale, ci sono sostanze consentite in certi Paesi, che diventano vietate in altri, e viceversa, insomma, il Far West.

Molte di queste sono proibite per il consumo umano e logica vorrebbe che in assenza di certificazioni scientifiche sulla loro innocuità, si evitasse di utilizzarle anche nell’alimentazione per cani e gatti.

NO, non bastano le ricerche finora svolte, perché sono state sempre finanziate da chi quelle sostanze le produce, non vale.

Per Ricerche Scientifiche io intendo quelle svolte da organismi al di sopra delle parti, senza conflitti d’interesse, e quel genere di ricerche, su questi argomenti, non esistono, almeno che io sappia.

La cosa peggiore è che, anche volendo, probabilmente non potremmo fare a meno di consumare quella robaccia, che è ormai dappertutto; l’unica difesa possibile è quella di consumarne meno possibile.

Nell’alimentazione per cani e gatti ad esempio potremmo benissimo fare a meno dei coloranti, sai quanto gliene frega al tuo 4 zampe se i croccantini sono gialli, rossi o bluette, e almeno questi i produttori potrebbero evitarceli. (Si esatto, stai pensando giusto, i colori sono lì per attirare la TUA attenzione non quella del tuo amico peloso, perché chi paga sei tu).

Riguardo i conservanti potrebbero tranquillamente utilizzare quelli naturali, Vitamina C, Vitamina E, l’olio di rosmarino, l’essenza di garofano e altre spezie utili a conservare i grassi contenuti nei loro prodotti, ma forse le croccchette non riuscirebbero ad arrivare al 2022…

Esistono le alternative possibili, naturali e innocue per l’organismo, ed è questo che mi fa arrabbiare moltissimo; fino a qualche decennio fa i conservanti chimici non esistevano e il cibo doveva essere conservato lo stesso, come facevamo ?

A dire il vero qualche produttore ha già cominciato a sostituire, almeno in parte, gli additivi chimici con quelli naturali, soprattutto nei prodotti Bio, speriamo che si continui in questa direzione.

Non si capisce quanto siano dannosi, e forse in modica quantità non lo sono neanche tanto, ma il consiglio è quello di starne alla larga quanto più possibile, anche perché se il tuo Cane o il tuo Gatto ne mangiano TUTTI i giorni, e magari anche più volte al giorno, la modica quantità va a farsi benedire.

Si calcola che un Cane di taglia media, che si nutre di Pet Food Industriale, ingerisce almeno 6 Kg di Conservanti, Coloranti e Additivi, all’anno.

Gli Additivi sono sostanze di origine naturale o sintetica, ossia riprodotta in laboratorio, usati per il confezionamento di cibi destinati all’alimentazione umana e/o animale, che…

…“si aggiungono intenzionalmente ai prodotti alimentari per un fine tecnologico, per favorirne la conservazione o per renderli più appetibili, migliorandone l’aspetto, il sapore e la consistenza” (Decreto Ministeriale n° 209 del 27/2/1996)

Gli Additivi sono tutte quelle sostanze che FORSE avvelenano il cibo che mangiamo e che mangia il tuo Cane o il tuo Gatto, che lentamente danneggiano il nostro e il loro organismo e che si possono riconoscere solo perché nelle Etichette Nutrizionali dei prodotti alimentari che compriamo sono indicati da una E seguita da un numero (E101 – E 102 – E155 ecc) che serve solo a non farci capire che roba è. (Questo il Decreto non lo dice, ma è quello che penso 😔)

La presenza di Additivi Chimici nell’alimentazione per Cani e Gatti non è sempre riconoscibile, i produttori non sono obbligati a scriverli tutti in etichetta e, quando lo sono, hanno l’obbligo per le sostanze che aggiungono loro, ma non sono tenuti ad indicare quelli che sono stati aggiunti dai loro fornitori di materie prime, la “tracciabilità” degli ingredienti, in ambito veterinario non è obbligatoria.

Solo a titolo di esempio ecco una serie di possibili “effetti collaterali” che possono derivare dal consumo continuativo di alcuni Additivi presenti nella normale alimentazione per cani e gatti:

  • Effetti Lassativi e Diarrea Cronica
  • Accumulo nella tiroide con disturbi a livello ormonale
  • Cancro allo Stomaco, al Fegato, alla Milza e alla Prostata
  • Allergie ai componenti specifici
  • Aumento di Lipidi Totali, Colesterolo, Trigliceridi
  • Diminuzione di Emoglobina e Globuli Rossi
  • Avvelenamento da Pesticidi
  • Distruzione di alcune vitamine, nel cibo, ma anche nell’organismo che li assume
  • Disturbi al Fegato
  • Alterazioni del metabolismo
  • Aumento della sensibilità al Parvovirus
  • Problemi cutanei
  • Infertilità
  • Cecità
  • Leucemia
  • Anormalità fetali
  • Perdita del Pelo
  • Diminuzione dell’umidità nel tratto digestivo, blocchi intestinali e possibili lesioni cancerogene (Il tuo Cane o il tuo Gatto espelle feci piccole e secche ? Comincia a preoccuparti 😰)

La “Soil Association” e la “London Food Commission” sostengono che l’azione degli Additivi nei confronti del tuo Cane o del tuo Gatto può essere cancerogena o teratogena, (vuol dire alterazione nello sviluppo dei feti).

Non è finita qui, in quei bocconcini o in quelle crocchette che gli hai appena dato, o che stai per dargli, c’è dell’altro:

  • dolcificanti che stimolano la produzione di glicemia e che possono generare il Diabete,
  • pesticidi, con i quali vengono coltivati cereali e vegetali,
  • solventi che vengono impiegati per sterilizzare le carni putride e grassi rancidi,

chi più ne ha più ne metta, che tanto difficilmente ti sbagli…

In conclusione, è davvero raccapricciante pensare che i tuoi sforzi per tutelare la salute e il benessere del tuo amico peloso, siano resi vani da interessi economici “superiori”, ma è anche più deprimente capire che potresti essere tu l’artefice inconsapevole delle sue malattie.

La somministrazione di Cibo Industriale è la causa Primaria delle malattie, dei disturbi anche comportamentali, della depressione e della morte forse prematura di moltissimi Cani e Gatti e non lo dico io…

Da quando mi sono laureato in veterinaria nel 1965, ho notato un deterioramento generale nella salute degli animali domestici. Sono convinto che gli additivi chimici nel mangime per animali domestici siano la causa numero uno in tale declino.” Richard Pitcaim, veterinario, USA

Quando vennero fuori i cibi umidi, immaginammo che dovessero avere conservanti molto forti dato che non necessitavano di refrigerazione. Molti di essi hanno un conservante molto forte, la formalina. La formalina è un conservante talmente buono che gli imprenditori ne usano tanta.” Thomas A.Chew Newland, veterinario, USA

Ogni qualvolta un animale domestico mangia un’altra ciotola di alimento per cani ad alto contenuto di zuccheri, viene portato di quel tanto più vicino all’iperglicemia da diabete, al sovrappeso, al nervosismo, alla cataratta, all’allergia e alla morte.” R. Geoffrey Broderick, veterinario, USA

Sapete cosa è contenuto nella farina di carne, il principale costituente del cibo secco per cani? …. Urina, materia fecale, capelli, pus, carne di animali malati di cancro e tubercolosi” Wendell O. Belfield. veterinario, USA

L’alimentazione per cani e gatti è un pilastro centrale per la loro salute, cerca sempre di offrirgli il meglio

Da più parti si legge che fargli mangiare gli avanzi di Cucina, quello che mangi tu, non sia indicato per la loro alimentazione, ed è vero.

Per quanto anche i cani e i gatti siano mammiferi come noi, e per quanto si siano potuti adattare al nostro sistema di vita regolando il loro organismo sui nostri gusti e sulle nostre abitudini, il loro apparato digestivo è diverso dal nostro e diverso è il loro metabolismo.

Ma francamente, alimentarli con gli avanzi della tua tavola è meno peggio che dargli quella robaccia che trovi sugli scaffali del supermercato e dei negozi specializzati.

In fondo i Cani e i Gatti dei nostri nonni e molti altri prima di loro si sono nutriti con i papponi fatti dei rimasugli di tavole anche molto povere (queste affermazioni mi procureranno gli insulti dei miei amici nutrizionisti, lo so).

Ma non è quella la soluzione ideale, se gli vuoi davvero bene e ci tieni davvero alla loro salute, se vuoi che ti accompagnino il più a lungo possibile nel corso della tua vita, devi fargli fare una dieta adatta a loro, basandoti su prodotti naturali, possibilmente biologici (che ti consiglio anche per la tua alimentazione e per quella dei tuoi figli senza coda).

Sarà meno comodo, ma alla fine è solo questione di organizzazione; basta farsi consigliare da un buon nutrizionista sulla dieta più adatta alla sua razza e alla sua età e mettere quegli ingredienti nella lista della spesa; sarà sufficiente cucinare per lui una volta a settimana e congelare le singole razioni, farai di lui il peloso più felice del mondo.

“Si Giulia, ho letto tutto e sono d’accordo su tutto, ma dove lo trovo io il tempo per cucinare anche per lui ?”

Se proprio non ce la fai, se proprio non ti fosse possibile organizzarti in questo modo… beh, dovresti intanto interrogarti sul tuo stile di vita che forse è un tantino stressante, e non ti fa certo bene.

Se proprio i tuoi ritmi di vita, il lavoro, i figli, ti obbligano a non poter fare a meno di crocchette e bocconcini, allora scegli almeno quelli delle linee Bio; sono prodotti sempre dalle stesse aziende, ma che almeno in teoria, dovrebbero essere fatti con ingredienti e con procedimenti industriali un po’ meno dannosi.

… Ma fatti una domanda. Se le multinazionali che producono cibo industriale, fanno le linee Bio che hanno un costo mediamente doppio delle razioni “normali”, non è come ammettere di fatto che il cibo “normale” che producono è pieno di schifezze ?

Si lo so, il costo di mantenimento raddoppia e nessuno ti garantisce che raddoppi anche la qualità del cibo, ma se proprio non ce la fai a “cucinare per lui” non c’è molta alternativa.

E per stare un po’ più tranquilla aggiungi al suo Pet Food Biologico degli integratori naturali detossinanti, soprattutto quelli con elementi fitoterapici.

Del resto, come insegnano gli animali allo stato brado, la soluzione per restare in salute è nella natura che ci circonda.

Ci sono piante ed erbe che possono favorire il benessere dei nostri amici a 4 zampe, ne cito alcune :

Cicoria selvatica

La Cicoria selvatica (Cichorium intybus)

I suoi principi attivi contenuti soprattutto nella radice e nelle foglie favoriscono buone proprietà disintossicanti dell’organismo in quanto stimola le funzioni di intestino, fegato e reni. E’ ricco di vitamina A, calcio e potassio.

L’estratto di cicoria contiene anche ferro, niacina, fosforo e inulina (oligosaccaride) che nei cani e gatti diabetici aiuta a ridurre i livelli di zucchero.

Favorisce la depurazione del sangue, del fegato e dell’apparato circolatorio dalle tossine nocive.

Nei miei consigli non può mancare l’Estratto di Foglie di Ulivo.

… e grazie Giulia, lo vendi tu !!!

Si, ma non lo vendo solo perché ci guadagno qualcosa, lo vendo perché è un buon prodotto che funziona e perché altrimenti tu non sapresti dove trovarlo (ammesso che te lo meriti 😄).

Foglie Ulivo

Ti ricordo, dato che lo avrai già certamente letto in qualche altro articolo che l’Infuso di Foglie di Ulivo, a differenza di altre erbe salutari, NON HA controindicazioni accertate (fatto salvo intolleranze specifiche) e può essere assunto quotidianamente anche per lunghi periodi.

E’ un ottimo antiossidante e svolge un’importante azione disintossicante dell’intero organismo, riducendo l’eccesso di acidi urici, grassi e zuccheri nel sangue.

L’estratto di Foglie di Ulivo contiene Polifenoli in grado di contrastare in modo efficace l’insorgere del Diabete, del Colesterolo, delle malattie del sistema Circolatorio, di quelle dell’apparato Gastrointestinale e di molte altre patologie che spesso si manifestano in conseguenza di una cattiva alimentazione.

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Come già detto all’inizio questo articolo è l’ultimo dei quattro capitoli che termina, almeno per ora, quella che ho chiamato la “Saga del Cibo per Cani e Gatti” e se vuoi approfondire meglio l’argomento, qui di seguito trovi i Link degli altri “capitoli” :

1) Il Pet Food industriale è pericoloso, perché continui a sceglierlo

2) Cibo per cani e gatti, ecco come leggere le etichette nutrizionali

3) Mangimi per cani e gatti, cosa contengono davvero crocchette e bocconcini

Ciao, a presto e… continua a leggere i miei articoli.

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Piodermite nel cane? Ecco quali rimedi naturali potresti usare.

Piodermite nel cane? Ecco quali rimedi naturali potresti usare.

Piodermite nel cane

Piodermite nel cane

 

La piodermite nel cane è una delle malattie cutanee più frequenti, seconda solo alla dermatite da puntura di pulci.

La sua risoluzione è affidata all’utilizzo di antibiotici che però, se da una parte curano, dall’altra fanno danni.

Oggi qui vorrei parlarti di terapie alternative integrate, che possano essere di vero ausilio nella guarigione, senza danni al resto dell’organismo.

La pelle: la barriera più importante dal mondo esterno.

La pelle è l’organo più esteso di tutto l’organismo ed è fondamentale per proteggere l’interno del corpo dall’esterno.

La struttura della cute è a strati, come è ben evidenziato nell’immagine sottostante, e la sua integrità è fondamentale.

Il compito di protezione della pelle, è svolto attraverso tre tipi di barriere :

  • una barriera fisica: costituita dalle giunzioni tra cellule;
  • una barriera chimica/biochimica: rappresentata da cellule spazzino presenti in sede (macrofagi) e molecole enzimatiche;
  • una barriera immunitaria: che viene attivata ed attirata dagli agenti esterni, dal sistema immunitario.

Va da sé quindi che, quando c’è una alterazione della cute, di qualunque natura essa sia, fisica o infettiva, si ha una alterazione di una o più di queste strutture.

Ad esempio quando ci troviamo davanti ad una ustione, o a dermatiti da contatto, o irritative, è la barriera fisica ad essere inficiata; nei casi invece di reazioni allergiche o autoimmuni, ad esempio dermatiti atopiche o da allergie alimentari, saranno le barriere immunologiche ad essere maggiormente compromesse.

In altre situazioni ancora è un insieme di fattori.

In tutti i casi è la incapacità di trattenere acqua nell’epidermide che crea i problemi più gravi, qualunque sia l’origine.

A volte può essere una mutazione di una proteina che non fa più aderire nel modo adeguato le cellule tra di loro.

Altre volte l’infiammazione è talmente grave da aver aperto delle vere e proprie brecce, quindi, aver costretto la pelle a reagire, dando luogo a formazioni come croste secche, esfoliazioni e deformazioni che portano allo stesso risultato: la non impermeabilità della cute.

Ma una volta danneggiata la pelle, come si rigenera?

Sostanzialmente la pelle (ed i tessuti tutti) si rigenerano grazie a due metodi :

  • un processo di rigenerazione, che replica in breve tempo il tessuto danneggiato, senza lasciare segni;
  • un processo di riparazione, in cui si ha la formazione di un tessuto diverso, cicatriziale e con cellule di origine connettivale, quindi differenti dal tessuto di origine.

Abbiamo già parlato dei processi cicatriziali e di come essi si differenzino in guarigioni di prima o seconda intenzione, in base alla presenza o meno di formazione di tessuto di granulazione (ti rimando all’articolo per approfondire).

Nei processi di guarigione cutanei quando lo strato basale, quello più profondo dell’epidermide, non viene intaccato, le cellule neoformate riescono ad avere una struttura ordinata, è come se sapessero come impilarsi l’una sull’altra, rimanendo così ben organizzate.

Se invece questa struttura è compromessa, le cellule si formeranno senza una struttura, in modo casuale.

Quando però la guarigione non avviene si ha la cronicizzazione della lesione che diviene quindi ulcera.

Questo è ciò che avviene il più delle volte quando ci sono contaminazioni batteriche ed è il motivo per cui quando ci si ferisce, si corre a disinfettarsi!

A seconda della quantità di batteri presenti si avranno semplici contaminazioni, o colonizzazioni, fino ad arrivare all’infezione vera e propria, con i chiari segni dell’infiammazione: dolore, gonfiore, rossore, calore.

In sintesi è questo che avviene nelle piodermiti: una quantità di batteri più o meno grande, colonizza e si moltiplica sulla cute, riuscendo a penetrare strati più o meno profondi.

Purtroppo non è così semplice ovviamente, in quanto moltissime sono le cause che provocano questo aumento della proliferazione, tanto più che i batteri causa di piodermiti, spesso e volentieri sono già presenti sulla cute del cane.

Piodermite nel cane: quali sono?

La piodermite è una infezione della pelle da parte di batteri piogeni, cioè in grado di creare pus, che proliferano e che si insediano nei diversi strati cutanei, determinando la comparsa di diverse forme di malattia.

I batteri maggiormente interessati sono gli Staphylococcus intermedius, più raramente S. schleiferi.

In lesioni profonde sono stati isolati anche bastoncelli di origine fecale appartenenti a Pseudomonas spp, Proteus spp ed E. coli.

Le piodermiti si classificano in base alla penetrazione e localizzazione del batterio all’interno della pelle.

Piodermiti di superficie

Le piodermiti di superficie sono quelle che coinvolgono un grande numero di batteri, ma che colonizzano solo lo strato superficiale della pelle, senza penetrarvi.

Fanno parte delle piodermiti di superficie:

  • Pseudo-piodermiti: quelle più superficiali, dove si ha una colonizzazione batterica, più che infezione, degli strati cornei, in seguito a traumatismi da grattamento o sfregamento e sono molto diffuse ed ampie.
    Sono quelle che traggono maggior vantaggio da trattamenti non tradizionali (come vedremo più avanti).
  • Piodermite piotraumatica o dermatite essudativa acuta: secondarie a leccamento eccessivo e/o mordicchiamento, dovuti a dolore o prurito notevole, provocato da vari agenti quali allergie, parassiti, corpi estranei o altro.
    Il cane si lecca o morde la zona dolente o pruriginosa, tanto da renderla glabra e la pelle reagisce formando essudati ed eritemi.
  • Intertrigine o dermatite delle pliche: la proliferazione batterica in questa caso è dovuta a sfregamento delle pliche cutanee (Sharpei, Carlino, Bulldog) del naso e muso ad esempio, oppure ad eccessiva umidità sulla pelle per assenza di ricircolo d’aria e concomitante infestazione da lieviti come la Malassezia.
  • Anche le pliche delle labbra in cani con pelle abbondante ne sono soggetti (Basset-Hound, Cocker, San Bernardo), oltre ai cani obesi.
    L’ambiente caldo umido che si crea in queste zone di cute, è ideale per la proliferazione dei batteri.
  • Dermatite acuta umida: una forma di eczema umido che compare tipicamente da un giorno all’altro, spesso causata da allergie alimentari in cui l’animale si gratta per l’accumulo ed il transito di tossine, in una zona localizzata che diventa alopecica, molto arrossata e ben definita rispetto alle zone circostanti.
  • Sindromi da sovracrescita batterica: con zone alopeciche eritematose che tendono poi ad ispessirsi e iperpigmentarsi.
    Forte prurito e odore pungente, sono altre caratteristiche. La zona che colpisce all’inizio è quella delle pieghe del collo, per poi arrivare anche a tronco e torace.

Piodermiti superficiali nel cane

Nelle piodermiti superficiali, nonostante non siano profonde, i batteri riescono comunque a superare il primo strato superficiale dell’epidermide, senza però raggiungere il suo strato più profondo, quello basale.

Fanno parte delle piodermiti superficiali :

  • L’impetigine del cane giovane: con caratteristici foruncoli (papule o pustole) sotto l’addome del cucciolo, nella zona ascellare ed inguinale.
  • L’impetigine bollosa: ha le stesse caratteristiche di quella precedente ma causata normalmente da malattie metaboliche preesistenti.
  • Follicolite del cane a pelo corto: tipica di Bracco tedesco, Pointer, Alano e Sharpei, inizia con papule che evolvono in pustole, fino a diventare tante zone alopeciche (mantello tarmato) soprattutto nella zona inferiore del corpo.
  • La follicolite batterica superficiale: in assoluto la più frequente, e quasi sempre conseguenza di altra malattia cutanea, è caratterizzata dalla presenza di pustole che scoppiano per diventare erosioni, croste, zone di cute alopeciche con centro iperpigmentato (lesioni a bersaglio) e zone con lichenificazione della pelle (ispessimento a strati della cute), soprattutto nel Bulldog.
    Frequentemente si ritrovano nelle zone ascellari, addome, inguine e tronco, raramente testa e arti.
  • piodermite muco-cutanea: localizzata soprattutto a livello delle commessure labiali, oculari, è tipica del Pastore Tedesco e suoi incroci.
    Potrebbe localizzarsi anche a livello di prepuzio ed ano, inizia la manifestazione con erosioni e piccole ulcere, per poi cronicizzarsi e dare luogo a zone erosive e depigmentate.

Piodermiti profonde

Sono quelle più gravi, conseguenti a ferite e/o diminuzione delle difese immunitarie del soggetto, spesso associate a malattie metaboliche e predisposizione sia famigliare che di razza.

Coinvolgendo e danneggiando anche lo strato basale, possono dare luogo anche a sintomi generali, con febbre, abbattimento, fino alla setticemia.

Possono essere localizzate o generalizzate, con formazione di pustole, croste, ulcere ed aree necrotiche, spesso recidivanti e con scarsa tendenza alla guarigione.

Le lesioni si diffondono anche al derma ed allo strato sottocutaneo, dando luogo ad infiammazione e degenerazione dei follicoli.

Le forme localizzate, sono dovute per lo più a traumatismi, come la follicolite del dorso del naso nei dolicocefali, ad esempio Pastore Tedesco, Border, Bull Terrier, quelli a muso lungo insomma.

La follicolite interdigitale è un’altra piodermite profonda, purtroppo molto grave spesso recidivante, la cui causa non è ancora stata del tutto chiarita.

Si presenta con edemi, ulcere, ponfi, fistole emorragiche localizzate soprattutto a livello pieghe interdigitali.

Diagnosi di piodermite nel cane

La diagnosi di piodermite nel cane presenta non poche difficoltà, principalmente per la quantità di possibili cause che la possono provocare.

Una volta analizzata la sintomatologia, saranno necessari approfondimenti con esami citologici per evidenziare le lesioni cellulari coinvolte e quali strati siano interessati, oltre a dover effettuare antibiogrammi, per la scelta della corretta e più efficace terapia da affrontare.

Sarà fondamentale anche effettuare esami di funzionalità ormonali per escludere cause metaboliche sottostanti.

Una volta escluse possibili patologie sottostanti, che possono andare dal corpo estraneo alle neoplasie, problemi di appiombo e quindi scorretta posizione del piede, o micosi, ectoparassiti, e altro si dovrà poi fare una diagnosi più approfondita tramite raschiati cutanei e biopsie per arrivare ad un trattamento mirato, che è tipicamente l’antibiotico.

Terapia delle piodermiti nel cane

Tradizionalmente le piodermiti, essendo provocate da batteri devono essere trattate con antibiotici.

A seconda del tipo, localizzazione, estensione e profondità delle lesioni la terapia potrà essere locale, con shampoo e lozioni o sistemica per bocca.

Sarà inoltre fondamentale ridurre o evitare l’utilizzo di glucocorticoidi (cortisone) per ridurre il prurito, in quanto può non solo creare recidive, ma anche aggravare lo stato di salute della pelle.

La sua azione di inibizione delle difese immunitarie infatti non è indicata in questo tipo di malattie.

Ciò che risulta fondamentale è la somministrazione dell’antibiotico corretto e per il giusto periodo.

Il consiglio è sempre quello di continuare la terapia per almeno due settimane dopo la scomparsa dei sintomi.

Se sospesa troppo presto, rischia di fallire due volte: una perché la sintomatologia si ripresenta e due perché è possibile che il batterio divenga resistente alla terapia appena terminata.

Se ci sono delle recidive è possibile che ci sia stato un errore nella scelta del farmaco, nel dosaggio, nella durata del trattamento o anche nella diagnosi iniziale, dove magari non si è riusciti ad individuare la causa sottostante la batteriosi.

Ma sarà sufficiente il solo antibiotico a curare gli strati cutanei così duramente colpiti dai batteri?

Le terapie adiuvanti la piodermite nel cane

Non è un mistero che le piodermiti, sia superficiali che profonde, siano malattie particolarmente frustranti :

  • per il medico, che si trova a dover diagnosticare una patologia a causa multifattoriale e che spesso ricompare;
  • per il proprietario che, dal canto suo dovrà capire l’importanza della corretta esecuzione delle prescrizioni mediche, oltre che delle difficoltà oggettive nell’affrontare tale malattia.

Questa evenienza spesso inficia anche il rapporto di fiducia instauratosi tra paziente e specialista.

Lungi da me quindi, in questa sede dare indicazioni su miracolose cure alternative.

 

Ciò che vorrei invece, è sottolineare l’importanza di una visione più generale del problema non focalizzando tutta l’attenzione solo ed esclusivamente sull’eliminazione del batterio, ma sulla possibilità di ripristinare quella barriera fisica ed immunologica che è la cute.

Se è infatti vero che, le piodermiti, una volta individuato l’antibiotico corretto da somministrare possono risolversi, ma anche tornare più aggressive di prima a causa di ben note reazioni di antibiotico resistenza, è anche vero che non è solo l’antibiotico ad essere la giusta ed unica soluzione.

E’ inoltre assodato che l’utilizzo di questi farmaci non è scevro da effetti collaterali sia a livello gastroenterico, che a livello epatico e che anche l’utilizzo locale (quindi sulla cute, non per via sistemica) può creare problemi di resistenza.

La riduzione del loro utilizzo potrebbe essere una valida alternativa da prendere in considerazione, associando altri principi che possano dare più forza alla pelle.

Ciò che è importante capire prima di tutto è che una patologia cutanea, il più delle volte, è una manifestazione esterna di un male interno all’organismo.

La pelle infatti ha funzione di protezione dagli agenti esterni, che se non è nutrita nel modo corretto, riesce ad essere permeabile ad essi.

La prima terapia preventiva per la buona salute della pelle è quella di somministrare una dieta corretta.

Questo aspetto è particolarmente sottostimato, sia dal proprietario che dal medico curante, il quale troppo spesso si affida per comodità alla somministrazione di diete commerciali.

Queste non sono da demonizzare in generale, ma certamente necessitano di essere conosciuti i rischi che derivano dal loro utilizzo continuato per tutta la vita del cane. (In questo articolo Giulia ha parlato in modo molto esaustivo dell’argomento e ti consiglio di leggerlo).

Una dieta ricca di nutrienti ben digeribili e con poche sostanze tossiche è il primo passo.

Quando ci si trova di fronte ad una patologia cutanea, saranno soprattutto gli Acidi grassi essenziali a dover essere integrati nella dieta;
nella giusta proporzione (1:5), con somministrazione di oli di salmone e di krill, ad esempio per gli omega 3 e d’oliva per gli omega 6.

Queste integrazioni sono sempre da effettuare sotto consiglio del proprio nutrizionista per le dosi e i tempi di somministrazione.

I loro effetti positivi normalmente si evidenziano dopo almeno 4/8 settimane e si manifestano con diminuzione netta del prurito grazie al ripristino della barriera cutanea cellulare.

Anche e soprattutto a livello locale però, l’utilizzo di sostanze ad azione batteriostatica e battericida, di origine vegetale e naturale, sono sicuramente utili per riuscire a potenziare l’effetto antibiotico che (lo sottolineo), non potrà soprattutto in certe situazioni di particolare gravità, essere evitato.

Quali terapie topiche naturali potrebbero essere efficaci per la piodermite nel cane?

Molte sono le sostanze naturali che hanno un effetto limitante sulla replicazione batterica.

Abbiamo visto in un precedente articolo come il semplice zucchero, posto in grande quantità su ulcere e ferite, sia in grado di far rigenerare i tessuti, grazie alla sua azione battericida e cicatrizzante.

La terapia locale tradizionale nelle piodermiti può essere affrontata, attraverso sostanze antisettiche (preparati a base di Clorexidina, Iodio, Lattato di Etile, ecc) e/o antibiotiche a diverse concentrazioni.

Più è alta, maggiore sarà il livello di azione batteriostatica o battericida del prodotto, come anche la distruzione della flora batterica naturalmente presente e benefica della cute, oltre al suo film idro-lipidico che inevitabilmente viene distrutto.

Ricordo a tal proposito che molti autori sconsigliano l’utilizzo di Clorexidina a qualunque concentrazione, proprio per la inibizione alla cicatrizzazione delle ferite.
E’ vero però anche il contrario in questi casi, in quanto è un ottimo batteriostatico.

In caso di piodermiti di superficie o pseudo piodermiti, la possibilità di trattare la parte anche con estratti di sostanze di origine vegetale, consentirebbe da un lato di diminuire la concentrazione di agenti antimicrobici di sintesi e quindi anche di un loro possibile effetto dannoso e dall’altro, promuovere la guarigione migliorando lo stato di salute intrinseco della cute.

L’olio estratto di Iperico, ad esempio è stato fatto oggetto di studio, riscontrando in un preparato, coniugato con olio di Neem, capacità antibatterica e cicatrizzante.

Nelle piodermiti, i danni che si instaurano sono dovuti all’infiammazione provocata dai batteri che si traduce in :

  • formazione di radicali liberi dovuti allo stress ossidativo, derivato dalle cellule infiammatorie;
  • scarsa capacità di trattenere acqua da parte dei tessuti che perdono la loro impermeabilità;
  • conseguente disidratazione della cute, che necessita di essere reidratata.

Tutti questi processi potrebbero essere contrastati da sostanze contenute in vari estratti vegetali.

Uno in particolare ha tutte queste caratteristiche insieme ed è

L’Estratto di Foglie di Ulivo

che ha varie proprietà:

  • 🌿 antiossidante, forse la più importante e potente di questo estratto.
    Il suo contrasto alla formazione di radicali liberi, agisce migliorando notevolmente la capacità cicatrizzante del tessuto, in quanto stimola la rigenerazione tissutale;
  • 🌿 astringente, riduce l’essudazione che si crea a seguito di grattamento e leccamento eccessivo.
    Il risultato è quello di avere una superficie più asciutta e quindi con un ambiente meno favorevole alla riproduzione batterica e di lieviti (che spesso possono complicare il quadro);
  • 🌿 antimicrobica, grazie all’Oleuropeina contenuta in grandi concentrazioni in questo estratto;
  • 🌿 lenitiva e nutriente, caratteristica tipica degli estratti dalle foglie di ulivo.

L’utilizzo di questo estratto per uso topico quindi potrebbe essere un valido ausilio nel trattamento della piodermite nel cane, soprattutto se applicato dopo i medicamenti tradizionali.

Il suo effetto decongestionante, riduce la sensazione di prurito e quindi la possibilità di ulteriori traumatismi indotti da tale comportamento.

Inoltre lenisce e mantiene morbida ed idratata la cute creando un film protettivo rigenerante, che accelera la guarigione, consentendo quindi una minor necessità di farmaci.

Bene, per oggi è tutto.

Se vuoi avere maggiori informazioni sui prodotti a base di Estratto di Foglie di Ulivo contatta Giulia che saprà darti tutte le spiegazioni di cui avrai bisogno, oppure scarica ORA il Report in PDF in cui trovi la descrizione dettagliata di tutte le principali proprietà di questo straordinario rimedio naturale.

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Grazie per avermi letto fin qui e arrivederci al prossimo articolo.

Bibliografia

1) Miscele fitoterapiche per la terapia delle piodermiti nel cane (Corso di Laurea Specialistica in Medicina Veterinaria – Università degli Studi di Perugia)

2) Piodermite nel cane: la terapia in pratica (Vetjournal)

3) Piodermiti: classificazione, iter diagnostico e protocolli terapeutici. (Fabrizio Fabbrini Med Vet, Dipl CES Derm, Milano 50° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC)

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