Alimentazione per cani e gatti, cosa rende appetitosi croccantini e bocconcini

Alimentazione per cani e gatti, cosa rende appetitosi croccantini e bocconcini

Alimentazione per cani e gatti croccantini
Dall’alimentazione per cani e gatti non ci aspettavamo certo di trovare piatti degni di Master Chef, ma neanche così tanta roba chimica.

L’alimentazione per cani e gatti è una cosa molto seria, ciò che mangiano è quasi sempre all’origine del loro stato di salute.

Del resto non fumano, non bevono e non si drogano, cos’altro vuoi che ci sia, di diverso da ciò che mangiano, che può farli ammalare ?

Questo è il quarto e per ora ultimo capitolo di quella che ho chiamato la “Saga del Cibo per Cani e Gatti“, non so se hai letto tutti gli articoli che ho scritto sull’argomento, ma se lo hai fatto credo di averti dato una enorme quantità di informazioni e notizie che ti saranno certamente utili per scegliere in modo più consapevole la giusta alimentazione per il tuo amico peloso, cane o gatto che sia.

Concludiamo con i grassi animali e con i cosiddetti “additivi, le altre schifezze che permettono al Pet Food industriale, protagonista indiscusso nell’alimentazione per cani e gatti, di avere delle date di scadenza che Matusalemme gli fa un baffo.

I Grassi Animali nell’alimentazione per cani e gatti

Tutto ciò che viene sgrassato durante la cottura delle carni di macellazione diventano “Grassi Animali”.

Anche questi vengono prelevati dagli scarti di lavorazione delle carni destinate all’alimentazione umana e si usano soluzioni chimiche per conservarli a lungo ed evitare che prosegua il processo di deterioramento, ma di questo te ne parlerò meglio nel paragrafo dedicato agli Additivi.

Grassi Animali si trovano in abbondanza nell’alimentazione per cani e gatti, in tutte le variabili di Cibo industriale sia secco che umido, e la loro presenza è facilmente riconoscibile quando si aprono le confezioni di cibo.

SI è proprio quella puzza inconfondibile che senti quando apri le scatolette di bocconcini o le buste di croccantini, per te è così sgradevole, ma molto “appetitosa” per il tuo amico a 4 zampe.

Servono prevalentemente a fornire quegli olii essenziali per la cura del pelo e della cute e per stabilizzare gli ingredienti, ma soprattutto servono a “insaporire” gli alimenti.

I Grassi animali agiscono anche come coagulanti, per evitare la scissione dell’acqua dagli ingredienti.

Sono utilizzati anche come intensificatori di sapore, anche se non sono gli unici ingredienti usati a questo scopo, nell’alimentazione per cani e gatti infatti sono consentiti i Digest (tessuti animali come piume, becchi, ossa triturati usando sostanze chimiche e/o idrolisi enzimatica).

I grassi rancidi, ripieni di conservanti chimici sono difficili da digerire e possono causare problemi digestivi, in particolare vomito (anche di bile), diarrea, gas intestinali e respiro affannoso.

In particolare nei cuccioli possono causare problemi gravi, talvolta cronici, a tutto il tratto digestivo e possono compromettere il sistema di assimilazione degli alimenti.

Anche il grasso avanzato dalla ristorazione industriale è sempre più utilizzato nell’alimentazione per cani e gatti, soprattutto per la produzione di Pet Food secco (croccantini e simili); di solito viene conservato all’aperto per settimane, senza tenere conto delle temperature a cui viene sottoposto.

Aziende specializzate in “mescolatura di grassi” lo ritirano e lo mischiano con altri grassi, stabilizzano tutto con degli antiossidanti per fermare il loro deterioramento e vendono poi queste miscele ai produttori di cibo per animali domestici.

Con i grassi animali così prodotti vengono spruzzate quelle assurde palline dal nome così simpatico e divertente, le famigerate crocchette, crocche o croccantini che dir si voglia.

Pare sia l’unico modo per dargli un sapore e un odore appetibili e per fargli  sembrare buonissimo un composto di robaccia che se lui sapesse cosa contiene, schiferebbe anche te che gliela propini.

L’odore che producono e che rende appetibili quei prodotti al tuo amico a 4 Zampe, è talmente forte che rimane anche nelle feci.

Ti è mai capitato di sentire di Cani che mangiano le loro feci (o quelle di altri cani) ? Magari lo fa anche il tuo, adesso SAI perché lo fanno.

“Ma noooo Giulia che dici, si mangiano le feci perché hanno bisogno di minerali !!!” SI, CREDICI.

Sono quei grassi ad essere i maggiori responsabili del colesterolo che danneggia il sistema circolatorio con possibili gravi danni cardiocircolatori, ma non solo; generano anche tossine che appesantiscono il lavoro degli organi predisposti al loro smaltimento come fegato, reni, pancreas.

Passiamo ora ai Coloranti, agli Additivi e ai Conservanti presenti in dosi massicce nell’alimentazione per cani e gatti.

Queste tre schifezze le mettiamo tutte assieme perché il motivo per cui sono presenti nel Cibo per Cani e Gatti, alla fine, è la stessa:
  • ripulire,
  • conservare,
  • sbiancare,
  • colorare,
  • ammorbidire,
  • amalgamare,
  • aromatizzare,

il cibo insalubre, prodotto con metodiche di dubbio gusto, che altrimenti il tuo amico a 4 Zampe si rifiuterebbe di mangiare.

E’ ormai chiaro che la componente carne presente nei prodotti destinati all’alimentazione per cani e gatti è prodotta con gli scarti della macellazione destinata al consumo umano.

Per evitare un eccessivo deterioramento di quegli scarti, che come puoi immaginare non vengono conservati in frigoriferi sterilizzati, si usano soluzioni chimiche;

tutta roba dal nome impronunciabile, e che non sempre puoi trovare nell’elenco degli ingredienti, e che quando sono dichiarati sono indicati con sigle incomprensibili come ad esempio BHA e BHT.

Sono “Ingredienti” che, se utilizzati per alimenti ad uso umano, sono presenti in piccolissime quantità regolate per Legge, ma che per gli alimenti ad uso animale invece non sono regolamentati.

A dicembre 2015, è andata in onda un’inchiesta diReportche puoi rivedere cliccando QUI e che ha provato ad approfondire l’argomento della qualità del cibo per cani e gatti; una puntata che destò scalpore e che demoliva sostanzialmente tutte le industrie produttrici di Pet Food e i loro prodotti.

A quel che mi risulta nessuno ha provato a querelare la RAI e Milena Gabbanelli, che ancora conduceva la trasmissione, il che significa che quanto detto in quella inchiesta era tutto vero e corretto; verso la fine della puntata si parla anche di BHA e BHT, ti consiglio di rivederla !!!

Quanta robaccia chimica di questo genere viene utilizzata per conservare il Pet Food ?

Non lo so, ma le date di scadenza dei “golosissimi” bocconcini e croccantini, un po’ mi insospettisce.

Solo la presenza di tutta quella roba dovrebbe essere sufficiente a suggerirti il rifiuto del Pet Food Industriale, che ormai ne contiene di ogni tipo.

Sostanze che nell’alimentazione per cani e gatti sono “consentite” e quindi lecite, ma sulle quali nessuno finora ha fatto chiarezza in modo definitivo, non sappiamo se e quanto fanno davvero male alla salute.

Sono sostanze per le quali è un continuo “consentire” e “ritirare” dal mercato.

Tenersi aggiornati su cosa è lecito e su cosa è proibito diventa quasi un lavoro, e poi non esiste una regolamentazione univoca e universale, ci sono sostanze consentite in certi Paesi, che diventano vietate in altri, e viceversa, insomma, il Far West.

Molte di queste sono proibite per il consumo umano e logica vorrebbe che in assenza di certificazioni scientifiche sulla loro innocuità, si evitasse di utilizzarle anche nell’alimentazione per cani e gatti.

NO, non bastano le ricerche finora svolte, perché sono state sempre finanziate da chi quelle sostanze le produce, non vale.

Per Ricerche Scientifiche io intendo quelle svolte da organismi al di sopra delle parti, senza conflitti d’interesse, e quel genere di ricerche, su questi argomenti, non esistono, almeno che io sappia.

La cosa peggiore è che, anche volendo, probabilmente non potremmo fare a meno di consumare quella robaccia, che è ormai dappertutto; l’unica difesa possibile è quella di consumarne meno possibile.

Nell’alimentazione per cani e gatti ad esempio potremmo benissimo fare a meno dei coloranti, sai quanto gliene frega al tuo 4 zampe se i croccantini sono gialli, rossi o bluette, e almeno questi i produttori potrebbero evitarceli. (Si esatto, stai pensando giusto, i colori sono lì per attirare la TUA attenzione non quella del tuo amico peloso, perché chi paga sei tu).

Riguardo i conservanti potrebbero tranquillamente utilizzare quelli naturali, Vitamina C, Vitamina E, l’olio di rosmarino, l’essenza di garofano e altre spezie utili a conservare i grassi contenuti nei loro prodotti, ma forse le croccchette non riuscirebbero ad arrivare al 2022…

Esistono le alternative possibili, naturali e innocue per l’organismo, ed è questo che mi fa arrabbiare moltissimo; fino a qualche decennio fa i conservanti chimici non esistevano e il cibo doveva essere conservato lo stesso, come facevamo ?

A dire il vero qualche produttore ha già cominciato a sostituire, almeno in parte, gli additivi chimici con quelli naturali, soprattutto nei prodotti Bio, speriamo che si continui in questa direzione.

Non si capisce quanto siano dannosi, e forse in modica quantità non lo sono neanche tanto, ma il consiglio è quello di starne alla larga quanto più possibile, anche perché se il tuo Cane o il tuo Gatto ne mangiano TUTTI i giorni, e magari anche più volte al giorno, la modica quantità va a farsi benedire.

Si calcola che un Cane di taglia media, che si nutre di Pet Food Industriale, ingerisce almeno 6 Kg di Conservanti, Coloranti e Additivi, all’anno.

Gli Additivi sono sostanze di origine naturale o sintetica, ossia riprodotta in laboratorio, usati per il confezionamento di cibi destinati all’alimentazione umana e/o animale, che…

…“si aggiungono intenzionalmente ai prodotti alimentari per un fine tecnologico, per favorirne la conservazione o per renderli più appetibili, migliorandone l’aspetto, il sapore e la consistenza” (Decreto Ministeriale n° 209 del 27/2/1996)

Gli Additivi sono tutte quelle sostanze che FORSE avvelenano il cibo che mangiamo e che mangia il tuo Cane o il tuo Gatto, che lentamente danneggiano il nostro e il loro organismo e che si possono riconoscere solo perché nelle Etichette Nutrizionali dei prodotti alimentari che compriamo sono indicati da una E seguita da un numero (E101 – E 102 – E155 ecc) che serve solo a non farci capire che roba è. (Questo il Decreto non lo dice, ma è quello che penso 😔)

La presenza di Additivi Chimici nell’alimentazione per Cani e Gatti non è sempre riconoscibile, i produttori non sono obbligati a scriverli tutti in etichetta e, quando lo sono, hanno l’obbligo per le sostanze che aggiungono loro, ma non sono tenuti ad indicare quelli che sono stati aggiunti dai loro fornitori di materie prime, la “tracciabilità” degli ingredienti, in ambito veterinario non è obbligatoria.

Solo a titolo di esempio ecco una serie di possibili “effetti collaterali” che possono derivare dal consumo continuativo di alcuni Additivi presenti nella normale alimentazione per cani e gatti:

  • Effetti Lassativi e Diarrea Cronica
  • Accumulo nella tiroide con disturbi a livello ormonale
  • Cancro allo Stomaco, al Fegato, alla Milza e alla Prostata
  • Allergie ai componenti specifici
  • Aumento di Lipidi Totali, Colesterolo, Trigliceridi
  • Diminuzione di Emoglobina e Globuli Rossi
  • Avvelenamento da Pesticidi
  • Distruzione di alcune vitamine, nel cibo, ma anche nell’organismo che li assume
  • Disturbi al Fegato
  • Alterazioni del metabolismo
  • Aumento della sensibilità al Parvovirus
  • Problemi cutanei
  • Infertilità
  • Cecità
  • Leucemia
  • Anormalità fetali
  • Perdita del Pelo
  • Diminuzione dell’umidità nel tratto digestivo, blocchi intestinali e possibili lesioni cancerogene (Il tuo Cane o il tuo Gatto espelle feci piccole e secche ? Comincia a preoccuparti 😰)

La “Soil Association” e la “London Food Commission” sostengono che l’azione degli Additivi nei confronti del tuo Cane o del tuo Gatto può essere cancerogena o teratogena, (vuol dire alterazione nello sviluppo dei feti).

Non è finita qui, in quei bocconcini o in quelle crocchette che gli hai appena dato, o che stai per dargli, c’è dell’altro:

  • dolcificanti che stimolano la produzione di glicemia e che possono generare il Diabete,
  • pesticidi, con i quali vengono coltivati cereali e vegetali,
  • solventi che vengono impiegati per sterilizzare le carni putride e grassi rancidi,

chi più ne ha più ne metta, che tanto difficilmente ti sbagli…

In conclusione, è davvero raccapricciante pensare che i tuoi sforzi per tutelare la salute e il benessere del tuo amico peloso, siano resi vani da interessi economici “superiori”, ma è anche più deprimente capire che potresti essere tu l’artefice inconsapevole delle sue malattie.

La somministrazione di Cibo Industriale è la causa Primaria delle malattie, dei disturbi anche comportamentali, della depressione e della morte forse prematura di moltissimi Cani e Gatti e non lo dico io…

Da quando mi sono laureato in veterinaria nel 1965, ho notato un deterioramento generale nella salute degli animali domestici. Sono convinto che gli additivi chimici nel mangime per animali domestici siano la causa numero uno in tale declino.” Richard Pitcaim, veterinario, USA

Quando vennero fuori i cibi umidi, immaginammo che dovessero avere conservanti molto forti dato che non necessitavano di refrigerazione. Molti di essi hanno un conservante molto forte, la formalina. La formalina è un conservante talmente buono che gli imprenditori ne usano tanta.” Thomas A.Chew Newland, veterinario, USA

Ogni qualvolta un animale domestico mangia un’altra ciotola di alimento per cani ad alto contenuto di zuccheri, viene portato di quel tanto più vicino all’iperglicemia da diabete, al sovrappeso, al nervosismo, alla cataratta, all’allergia e alla morte.” R. Geoffrey Broderick, veterinario, USA

Sapete cosa è contenuto nella farina di carne, il principale costituente del cibo secco per cani? …. Urina, materia fecale, capelli, pus, carne di animali malati di cancro e tubercolosi” Wendell O. Belfield. veterinario, USA

L’alimentazione per cani e gatti è un pilastro centrale per la loro salute, cerca sempre di offrirgli il meglio

Da più parti si legge che fargli mangiare gli avanzi di Cucina, quello che mangi tu, non sia indicato per la loro alimentazione, ed è vero.

Per quanto anche i cani e i gatti siano mammiferi come noi, e per quanto si siano potuti adattare al nostro sistema di vita regolando il loro organismo sui nostri gusti e sulle nostre abitudini, il loro apparato digestivo è diverso dal nostro e diverso è il loro metabolismo.

Ma francamente, alimentarli con gli avanzi della tua tavola è meno peggio che dargli quella robaccia che trovi sugli scaffali del supermercato e dei negozi specializzati.

In fondo i Cani e i Gatti dei nostri nonni e molti altri prima di loro si sono nutriti con i papponi fatti dei rimasugli di tavole anche molto povere (queste affermazioni mi procureranno gli insulti dei miei amici nutrizionisti, lo so).

Ma non è quella la soluzione ideale, se gli vuoi davvero bene e ci tieni davvero alla loro salute, se vuoi che ti accompagnino il più a lungo possibile nel corso della tua vita, devi fargli fare una dieta adatta a loro, basandoti su prodotti naturali, possibilmente biologici (che ti consiglio anche per la tua alimentazione e per quella dei tuoi figli senza coda).

Sarà meno comodo, ma alla fine è solo questione di organizzazione; basta farsi consigliare da un buon nutrizionista sulla dieta più adatta alla sua razza e alla sua età e mettere quegli ingredienti nella lista della spesa; sarà sufficiente cucinare per lui una volta a settimana e congelare le singole razioni, farai di lui il peloso più felice del mondo.

“Si Giulia, ho letto tutto e sono d’accordo su tutto, ma dove lo trovo io il tempo per cucinare anche per lui ?”

Se proprio non ce la fai, se proprio non ti fosse possibile organizzarti in questo modo… beh, dovresti intanto interrogarti sul tuo stile di vita che forse è un tantino stressante, e non ti fa certo bene.

Se proprio i tuoi ritmi di vita, il lavoro, i figli, ti obbligano a non poter fare a meno di crocchette e bocconcini, allora scegli almeno quelli delle linee Bio; sono prodotti sempre dalle stesse aziende, ma che almeno in teoria, dovrebbero essere fatti con ingredienti e con procedimenti industriali un po’ meno dannosi.

… Ma fatti una domanda. Se le multinazionali che producono cibo industriale, fanno le linee Bio che hanno un costo mediamente doppio delle razioni “normali”, non è come ammettere di fatto che il cibo “normale” che producono è pieno di schifezze ?

Si lo so, il costo di mantenimento raddoppia e nessuno ti garantisce che raddoppi anche la qualità del cibo, ma se proprio non ce la fai a “cucinare per lui” non c’è molta alternativa.

E per stare un po’ più tranquilla aggiungi al suo Pet Food Biologico degli integratori naturali detossinanti, soprattutto quelli con elementi fitoterapici.

Del resto, come insegnano gli animali allo stato brado, la soluzione per restare in salute è nella natura che ci circonda.

Ci sono piante ed erbe che possono favorire il benessere dei nostri amici a 4 zampe, ne cito alcune :

Cicoria selvatica

La Cicoria selvatica (Cichorium intybus)

I suoi principi attivi contenuti soprattutto nella radice e nelle foglie favoriscono buone proprietà disintossicanti dell’organismo in quanto stimola le funzioni di intestino, fegato e reni. E’ ricco di vitamina A, calcio e potassio.

L’estratto di cicoria contiene anche ferro, niacina, fosforo e inulina (oligosaccaride) che nei cani e gatti diabetici aiuta a ridurre i livelli di zucchero.

Favorisce la depurazione del sangue, del fegato e dell’apparato circolatorio dalle tossine nocive.

Nei miei consigli non può mancare l’Estratto di Foglie di Ulivo.

… e grazie Giulia, lo vendi tu !!!

Si, ma non lo vendo solo perché ci guadagno qualcosa, lo vendo perché è un buon prodotto che funziona e perché altrimenti tu non sapresti dove trovarlo (ammesso che te lo meriti 😄).

Foglie Ulivo

Ti ricordo, dato che lo avrai già certamente letto in qualche altro articolo che l’Infuso di Foglie di Ulivo, a differenza di altre erbe salutari, NON HA controindicazioni accertate (fatto salvo intolleranze specifiche) e può essere assunto quotidianamente anche per lunghi periodi.

E’ un ottimo antiossidante e svolge un’importante azione disintossicante dell’intero organismo, riducendo l’eccesso di acidi urici, grassi e zuccheri nel sangue.

L’estratto di Foglie di Ulivo contiene Polifenoli in grado di contrastare in modo efficace l’insorgere del Diabete, del Colesterolo, delle malattie del sistema Circolatorio, di quelle dell’apparato Gastrointestinale e di molte altre patologie che spesso si manifestano in conseguenza di una cattiva alimentazione.

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Come già detto all’inizio questo articolo è l’ultimo dei quattro capitoli che termina, almeno per ora, quella che ho chiamato la “Saga del Cibo per Cani e Gatti” e se vuoi approfondire meglio l’argomento, qui di seguito trovi i Link degli altri “capitoli” :

1) Il Pet Food industriale è pericoloso, perché continui a sceglierlo

2) Cibo per cani e gatti, ecco come leggere le etichette nutrizionali

3) Mangimi per cani e gatti, cosa contengono davvero crocchette e bocconcini

Ciao, a presto e… continua a leggere i miei articoli.

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Piodermite nel cane? Ecco quali rimedi naturali potresti usare.

Piodermite nel cane? Ecco quali rimedi naturali potresti usare.

Piodermite nel cane

Piodermite nel cane

 

La piodermite nel cane è una delle malattie cutanee più frequenti, seconda solo alla dermatite da puntura di pulci.

La sua risoluzione è affidata all’utilizzo di antibiotici che però, se da una parte curano, dall’altra fanno danni.

Oggi qui vorrei parlarti di terapie alternative integrate, che possano essere di vero ausilio nella guarigione, senza danni al resto dell’organismo.

La pelle: la barriera più importante dal mondo esterno.

La pelle è l’organo più esteso di tutto l’organismo ed è fondamentale per proteggere l’interno del corpo dall’esterno.

La struttura della cute è a strati, come è ben evidenziato nell’immagine sottostante, e la sua integrità è fondamentale.

Il compito di protezione della pelle, è svolto attraverso tre tipi di barriere :

  • una barriera fisica: costituita dalle giunzioni tra cellule;
  • una barriera chimica/biochimica: rappresentata da cellule spazzino presenti in sede (macrofagi) e molecole enzimatiche;
  • una barriera immunitaria: che viene attivata ed attirata dagli agenti esterni, dal sistema immunitario.

Va da sé quindi che, quando c’è una alterazione della cute, di qualunque natura essa sia, fisica o infettiva, si ha una alterazione di una o più di queste strutture.

Ad esempio quando ci troviamo davanti ad una ustione, o a dermatiti da contatto, o irritative, è la barriera fisica ad essere inficiata; nei casi invece di reazioni allergiche o autoimmuni, ad esempio dermatiti atopiche o da allergie alimentari, saranno le barriere immunologiche ad essere maggiormente compromesse.

In altre situazioni ancora è un insieme di fattori.

In tutti i casi è la incapacità di trattenere acqua nell’epidermide che crea i problemi più gravi, qualunque sia l’origine.

A volte può essere una mutazione di una proteina che non fa più aderire nel modo adeguato le cellule tra di loro.

Altre volte l’infiammazione è talmente grave da aver aperto delle vere e proprie brecce, quindi, aver costretto la pelle a reagire, dando luogo a formazioni come croste secche, esfoliazioni e deformazioni che portano allo stesso risultato: la non impermeabilità della cute.

Ma una volta danneggiata la pelle, come si rigenera?

Sostanzialmente la pelle (ed i tessuti tutti) si rigenerano grazie a due metodi :

  • un processo di rigenerazione, che replica in breve tempo il tessuto danneggiato, senza lasciare segni;
  • un processo di riparazione, in cui si ha la formazione di un tessuto diverso, cicatriziale e con cellule di origine connettivale, quindi differenti dal tessuto di origine.

Abbiamo già parlato dei processi cicatriziali e di come essi si differenzino in guarigioni di prima o seconda intenzione, in base alla presenza o meno di formazione di tessuto di granulazione (ti rimando all’articolo per approfondire).

Nei processi di guarigione cutanei quando lo strato basale, quello più profondo dell’epidermide, non viene intaccato, le cellule neoformate riescono ad avere una struttura ordinata, è come se sapessero come impilarsi l’una sull’altra, rimanendo così ben organizzate.

Se invece questa struttura è compromessa, le cellule si formeranno senza una struttura, in modo casuale.

Quando però la guarigione non avviene si ha la cronicizzazione della lesione che diviene quindi ulcera.

Questo è ciò che avviene il più delle volte quando ci sono contaminazioni batteriche ed è il motivo per cui quando ci si ferisce, si corre a disinfettarsi!

A seconda della quantità di batteri presenti si avranno semplici contaminazioni, o colonizzazioni, fino ad arrivare all’infezione vera e propria, con i chiari segni dell’infiammazione: dolore, gonfiore, rossore, calore.

In sintesi è questo che avviene nelle piodermiti: una quantità di batteri più o meno grande, colonizza e si moltiplica sulla cute, riuscendo a penetrare strati più o meno profondi.

Purtroppo non è così semplice ovviamente, in quanto moltissime sono le cause che provocano questo aumento della proliferazione, tanto più che i batteri causa di piodermiti, spesso e volentieri sono già presenti sulla cute del cane.

Piodermite nel cane: quali sono?

La piodermite è una infezione della pelle da parte di batteri piogeni, cioè in grado di creare pus, che proliferano e che si insediano nei diversi strati cutanei, determinando la comparsa di diverse forme di malattia.

I batteri maggiormente interessati sono gli Staphylococcus intermedius, più raramente S. schleiferi.

In lesioni profonde sono stati isolati anche bastoncelli di origine fecale appartenenti a Pseudomonas spp, Proteus spp ed E. coli.

Le piodermiti si classificano in base alla penetrazione e localizzazione del batterio all’interno della pelle.

Piodermiti di superficie

Le piodermiti di superficie sono quelle che coinvolgono un grande numero di batteri, ma che colonizzano solo lo strato superficiale della pelle, senza penetrarvi.

Fanno parte delle piodermiti di superficie:

  • Pseudo-piodermiti: quelle più superficiali, dove si ha una colonizzazione batterica, più che infezione, degli strati cornei, in seguito a traumatismi da grattamento o sfregamento e sono molto diffuse ed ampie.
    Sono quelle che traggono maggior vantaggio da trattamenti non tradizionali (come vedremo più avanti).
  • Piodermite piotraumatica o dermatite essudativa acuta: secondarie a leccamento eccessivo e/o mordicchiamento, dovuti a dolore o prurito notevole, provocato da vari agenti quali allergie, parassiti, corpi estranei o altro.
    Il cane si lecca o morde la zona dolente o pruriginosa, tanto da renderla glabra e la pelle reagisce formando essudati ed eritemi.
  • Intertrigine o dermatite delle pliche: la proliferazione batterica in questa caso è dovuta a sfregamento delle pliche cutanee (Sharpei, Carlino, Bulldog) del naso e muso ad esempio, oppure ad eccessiva umidità sulla pelle per assenza di ricircolo d’aria e concomitante infestazione da lieviti come la Malassezia.
  • Anche le pliche delle labbra in cani con pelle abbondante ne sono soggetti (Basset-Hound, Cocker, San Bernardo), oltre ai cani obesi.
    L’ambiente caldo umido che si crea in queste zone di cute, è ideale per la proliferazione dei batteri.
  • Dermatite acuta umida: una forma di eczema umido che compare tipicamente da un giorno all’altro, spesso causata da allergie alimentari in cui l’animale si gratta per l’accumulo ed il transito di tossine, in una zona localizzata che diventa alopecica, molto arrossata e ben definita rispetto alle zone circostanti.
  • Sindromi da sovracrescita batterica: con zone alopeciche eritematose che tendono poi ad ispessirsi e iperpigmentarsi.
    Forte prurito e odore pungente, sono altre caratteristiche. La zona che colpisce all’inizio è quella delle pieghe del collo, per poi arrivare anche a tronco e torace.

Piodermiti superficiali nel cane

Nelle piodermiti superficiali, nonostante non siano profonde, i batteri riescono comunque a superare il primo strato superficiale dell’epidermide, senza però raggiungere il suo strato più profondo, quello basale.

Fanno parte delle piodermiti superficiali :

  • L’impetigine del cane giovane: con caratteristici foruncoli (papule o pustole) sotto l’addome del cucciolo, nella zona ascellare ed inguinale.
  • L’impetigine bollosa: ha le stesse caratteristiche di quella precedente ma causata normalmente da malattie metaboliche preesistenti.
  • Follicolite del cane a pelo corto: tipica di Bracco tedesco, Pointer, Alano e Sharpei, inizia con papule che evolvono in pustole, fino a diventare tante zone alopeciche (mantello tarmato) soprattutto nella zona inferiore del corpo.
  • La follicolite batterica superficiale: in assoluto la più frequente, e quasi sempre conseguenza di altra malattia cutanea, è caratterizzata dalla presenza di pustole che scoppiano per diventare erosioni, croste, zone di cute alopeciche con centro iperpigmentato (lesioni a bersaglio) e zone con lichenificazione della pelle (ispessimento a strati della cute), soprattutto nel Bulldog.
    Frequentemente si ritrovano nelle zone ascellari, addome, inguine e tronco, raramente testa e arti.
  • piodermite muco-cutanea: localizzata soprattutto a livello delle commessure labiali, oculari, è tipica del Pastore Tedesco e suoi incroci.
    Potrebbe localizzarsi anche a livello di prepuzio ed ano, inizia la manifestazione con erosioni e piccole ulcere, per poi cronicizzarsi e dare luogo a zone erosive e depigmentate.

Piodermiti profonde

Sono quelle più gravi, conseguenti a ferite e/o diminuzione delle difese immunitarie del soggetto, spesso associate a malattie metaboliche e predisposizione sia famigliare che di razza.

Coinvolgendo e danneggiando anche lo strato basale, possono dare luogo anche a sintomi generali, con febbre, abbattimento, fino alla setticemia.

Possono essere localizzate o generalizzate, con formazione di pustole, croste, ulcere ed aree necrotiche, spesso recidivanti e con scarsa tendenza alla guarigione.

Le lesioni si diffondono anche al derma ed allo strato sottocutaneo, dando luogo ad infiammazione e degenerazione dei follicoli.

Le forme localizzate, sono dovute per lo più a traumatismi, come la follicolite del dorso del naso nei dolicocefali, ad esempio Pastore Tedesco, Border, Bull Terrier, quelli a muso lungo insomma.

La follicolite interdigitale è un’altra piodermite profonda, purtroppo molto grave spesso recidivante, la cui causa non è ancora stata del tutto chiarita.

Si presenta con edemi, ulcere, ponfi, fistole emorragiche localizzate soprattutto a livello pieghe interdigitali.

Diagnosi di piodermite nel cane

La diagnosi di piodermite nel cane presenta non poche difficoltà, principalmente per la quantità di possibili cause che la possono provocare.

Una volta analizzata la sintomatologia, saranno necessari approfondimenti con esami citologici per evidenziare le lesioni cellulari coinvolte e quali strati siano interessati, oltre a dover effettuare antibiogrammi, per la scelta della corretta e più efficace terapia da affrontare.

Sarà fondamentale anche effettuare esami di funzionalità ormonali per escludere cause metaboliche sottostanti.

Una volta escluse possibili patologie sottostanti, che possono andare dal corpo estraneo alle neoplasie, problemi di appiombo e quindi scorretta posizione del piede, o micosi, ectoparassiti, e altro si dovrà poi fare una diagnosi più approfondita tramite raschiati cutanei e biopsie per arrivare ad un trattamento mirato, che è tipicamente l’antibiotico.

Terapia delle piodermiti nel cane

Tradizionalmente le piodermiti, essendo provocate da batteri devono essere trattate con antibiotici.

A seconda del tipo, localizzazione, estensione e profondità delle lesioni la terapia potrà essere locale, con shampoo e lozioni o sistemica per bocca.

Sarà inoltre fondamentale ridurre o evitare l’utilizzo di glucocorticoidi (cortisone) per ridurre il prurito, in quanto può non solo creare recidive, ma anche aggravare lo stato di salute della pelle.

La sua azione di inibizione delle difese immunitarie infatti non è indicata in questo tipo di malattie.

Ciò che risulta fondamentale è la somministrazione dell’antibiotico corretto e per il giusto periodo.

Il consiglio è sempre quello di continuare la terapia per almeno due settimane dopo la scomparsa dei sintomi.

Se sospesa troppo presto, rischia di fallire due volte: una perché la sintomatologia si ripresenta e due perché è possibile che il batterio divenga resistente alla terapia appena terminata.

Se ci sono delle recidive è possibile che ci sia stato un errore nella scelta del farmaco, nel dosaggio, nella durata del trattamento o anche nella diagnosi iniziale, dove magari non si è riusciti ad individuare la causa sottostante la batteriosi.

Ma sarà sufficiente il solo antibiotico a curare gli strati cutanei così duramente colpiti dai batteri?

Le terapie adiuvanti la piodermite nel cane

Non è un mistero che le piodermiti, sia superficiali che profonde, siano malattie particolarmente frustranti :

  • per il medico, che si trova a dover diagnosticare una patologia a causa multifattoriale e che spesso ricompare;
  • per il proprietario che, dal canto suo dovrà capire l’importanza della corretta esecuzione delle prescrizioni mediche, oltre che delle difficoltà oggettive nell’affrontare tale malattia.

Questa evenienza spesso inficia anche il rapporto di fiducia instauratosi tra paziente e specialista.

Lungi da me quindi, in questa sede dare indicazioni su miracolose cure alternative.

 

Ciò che vorrei invece, è sottolineare l’importanza di una visione più generale del problema non focalizzando tutta l’attenzione solo ed esclusivamente sull’eliminazione del batterio, ma sulla possibilità di ripristinare quella barriera fisica ed immunologica che è la cute.

Se è infatti vero che, le piodermiti, una volta individuato l’antibiotico corretto da somministrare possono risolversi, ma anche tornare più aggressive di prima a causa di ben note reazioni di antibiotico resistenza, è anche vero che non è solo l’antibiotico ad essere la giusta ed unica soluzione.

E’ inoltre assodato che l’utilizzo di questi farmaci non è scevro da effetti collaterali sia a livello gastroenterico, che a livello epatico e che anche l’utilizzo locale (quindi sulla cute, non per via sistemica) può creare problemi di resistenza.

La riduzione del loro utilizzo potrebbe essere una valida alternativa da prendere in considerazione, associando altri principi che possano dare più forza alla pelle.

Ciò che è importante capire prima di tutto è che una patologia cutanea, il più delle volte, è una manifestazione esterna di un male interno all’organismo.

La pelle infatti ha funzione di protezione dagli agenti esterni, che se non è nutrita nel modo corretto, riesce ad essere permeabile ad essi.

La prima terapia preventiva per la buona salute della pelle è quella di somministrare una dieta corretta.

Questo aspetto è particolarmente sottostimato, sia dal proprietario che dal medico curante, il quale troppo spesso si affida per comodità alla somministrazione di diete commerciali.

Queste non sono da demonizzare in generale, ma certamente necessitano di essere conosciuti i rischi che derivano dal loro utilizzo continuato per tutta la vita del cane. (In questo articolo Giulia ha parlato in modo molto esaustivo dell’argomento e ti consiglio di leggerlo).

Una dieta ricca di nutrienti ben digeribili e con poche sostanze tossiche è il primo passo.

Quando ci si trova di fronte ad una patologia cutanea, saranno soprattutto gli Acidi grassi essenziali a dover essere integrati nella dieta;
nella giusta proporzione (1:5), con somministrazione di oli di salmone e di krill, ad esempio per gli omega 3 e d’oliva per gli omega 6.

Queste integrazioni sono sempre da effettuare sotto consiglio del proprio nutrizionista per le dosi e i tempi di somministrazione.

I loro effetti positivi normalmente si evidenziano dopo almeno 4/8 settimane e si manifestano con diminuzione netta del prurito grazie al ripristino della barriera cutanea cellulare.

Anche e soprattutto a livello locale però, l’utilizzo di sostanze ad azione batteriostatica e battericida, di origine vegetale e naturale, sono sicuramente utili per riuscire a potenziare l’effetto antibiotico che (lo sottolineo), non potrà soprattutto in certe situazioni di particolare gravità, essere evitato.

Quali terapie topiche naturali potrebbero essere efficaci per la piodermite nel cane?

Molte sono le sostanze naturali che hanno un effetto limitante sulla replicazione batterica.

Abbiamo visto in un precedente articolo come il semplice zucchero, posto in grande quantità su ulcere e ferite, sia in grado di far rigenerare i tessuti, grazie alla sua azione battericida e cicatrizzante.

La terapia locale tradizionale nelle piodermiti può essere affrontata, attraverso sostanze antisettiche (preparati a base di Clorexidina, Iodio, Lattato di Etile, ecc) e/o antibiotiche a diverse concentrazioni.

Più è alta, maggiore sarà il livello di azione batteriostatica o battericida del prodotto, come anche la distruzione della flora batterica naturalmente presente e benefica della cute, oltre al suo film idro-lipidico che inevitabilmente viene distrutto.

Ricordo a tal proposito che molti autori sconsigliano l’utilizzo di Clorexidina a qualunque concentrazione, proprio per la inibizione alla cicatrizzazione delle ferite.
E’ vero però anche il contrario in questi casi, in quanto è un ottimo batteriostatico.

In caso di piodermiti di superficie o pseudo piodermiti, la possibilità di trattare la parte anche con estratti di sostanze di origine vegetale, consentirebbe da un lato di diminuire la concentrazione di agenti antimicrobici di sintesi e quindi anche di un loro possibile effetto dannoso e dall’altro, promuovere la guarigione migliorando lo stato di salute intrinseco della cute.

L’olio estratto di Iperico, ad esempio è stato fatto oggetto di studio, riscontrando in un preparato, coniugato con olio di Neem, capacità antibatterica e cicatrizzante.

Nelle piodermiti, i danni che si instaurano sono dovuti all’infiammazione provocata dai batteri che si traduce in :

  • formazione di radicali liberi dovuti allo stress ossidativo, derivato dalle cellule infiammatorie;
  • scarsa capacità di trattenere acqua da parte dei tessuti che perdono la loro impermeabilità;
  • conseguente disidratazione della cute, che necessita di essere reidratata.

Tutti questi processi potrebbero essere contrastati da sostanze contenute in vari estratti vegetali.

Uno in particolare ha tutte queste caratteristiche insieme ed è

L’Estratto di Foglie di Ulivo

che ha varie proprietà:

  • 🌿 antiossidante, forse la più importante e potente di questo estratto.
    Il suo contrasto alla formazione di radicali liberi, agisce migliorando notevolmente la capacità cicatrizzante del tessuto, in quanto stimola la rigenerazione tissutale;
  • 🌿 astringente, riduce l’essudazione che si crea a seguito di grattamento e leccamento eccessivo.
    Il risultato è quello di avere una superficie più asciutta e quindi con un ambiente meno favorevole alla riproduzione batterica e di lieviti (che spesso possono complicare il quadro);
  • 🌿 antimicrobica, grazie all’Oleuropeina contenuta in grandi concentrazioni in questo estratto;
  • 🌿 lenitiva e nutriente, caratteristica tipica degli estratti dalle foglie di ulivo.

L’utilizzo di questo estratto per uso topico quindi potrebbe essere un valido ausilio nel trattamento della piodermite nel cane, soprattutto se applicato dopo i medicamenti tradizionali.

Il suo effetto decongestionante, riduce la sensazione di prurito e quindi la possibilità di ulteriori traumatismi indotti da tale comportamento.

Inoltre lenisce e mantiene morbida ed idratata la cute creando un film protettivo rigenerante, che accelera la guarigione, consentendo quindi una minor necessità di farmaci.

Bene, per oggi è tutto.

Se vuoi avere maggiori informazioni sui prodotti a base di Estratto di Foglie di Ulivo contatta Giulia che saprà darti tutte le spiegazioni di cui avrai bisogno, oppure scarica ORA il Report in PDF in cui trovi la descrizione dettagliata di tutte le principali proprietà di questo straordinario rimedio naturale.

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Grazie per avermi letto fin qui e arrivederci al prossimo articolo.

Bibliografia

1) Miscele fitoterapiche per la terapia delle piodermiti nel cane (Corso di Laurea Specialistica in Medicina Veterinaria – Università degli Studi di Perugia)

2) Piodermite nel cane: la terapia in pratica (Vetjournal)

3) Piodermiti: classificazione, iter diagnostico e protocolli terapeutici. (Fabrizio Fabbrini Med Vet, Dipl CES Derm, Milano 50° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC)

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Mangimi per cani e gatti, cosa contengono davvero crocchette e bocconcini

Mangimi per cani e gatti, cosa contengono davvero crocchette e bocconcini

Mangimi per cani e gatti

I mangimi per cani e gatti, quelli di produzione industriale, certamente contengono gli ingredienti dichiarati nelle etichette nutrizionali, ma ho voluto fare un’indagine sulla loro origine e sul modo in cui vengono trattati, leggimi fino in fondo e troverai delle sorprese.

Dopo l’articolo in cui abbiamo parlato di come vanno lette le etichette nutrizionali, entriamo nel dettaglio della qualità del mangime per cani e gatti.

Un consiglio. Se sei debole di stomaco, hai appena mangiato o stai per farlo o, peggio, stai per dare a tuo figlio, quello con la coda, la sua ciotola quotidiana, è meglio se fai una pausa.

Smetti di leggere, è meglio che tu prosegua in un momento più tranquillo. Se invece questo è un buon momento e sei abbastanza tranquilla, allora mettiti seduta e andiamo fino in fondo, ma fai attenzione ci sono “immagini forti”.

Ecco le prime 3 schifezze che puoi trovare nei Mangimi per Cani e Gatti

Proprio quello che giornali e TV ti presentano come se fosse cucinato da Carlo Cracco in persona.

Per comprendere bene quanto sto per dirti bisogna fare una piccola premessa, perché altrimenti certe cose potrebbero sembrare assolutamente incredibili.

La popolazione umana è in costante crescita e le risorse naturali del Pianeta sono quelle che sono, dare da mangiare a tutti è sempre più difficile.

Se da un lato si cerca di aumentare le capacità produttive del pianeta attraverso l’agricoltura intensiva e sperimentazioni quantomeno dubbie, come sono quelle sui prodotti OGM, dall’altro è necessario limitare quanto più possibile che altre specie possano consumare risorse necessarie alla sopravvivenza dell’uomo.

Tutto ciò che al mondo è commestibile e adatto all’alimentazione umana deve essere utilizzato a questo scopo, gli animali di fatto devono essere considerati concorrenti diretti dell’umanità, almeno in tema di alimentazione.

E’ questo il motivo principale per cui i produttori di mangime per animali (non solo cani e gatti ovviamente), non sono gli unici ad essere responsabili di quanto avviene in quelle fabbriche dove si prepara il mangime per cani e gatti.

Io non sto qui a giudicare, anche se ho la mia idea in merito, e mi limito a scrivere notizie, ragionamenti, secondo logica e buon senso, per fornire a te e a chi mi legge, più strumenti di conoscenza possibile.

Ma questa premessa è doverosa per capire che, senza la complicità di chi ha in mano le redini del potere, quello vero, queste cose non sarebbero possibili.

Carne e Pesce nei Mangimi per Cani e Gatti

Ti ho già parlato delle quantità di carne e di pesce che normalmente sono presenti nei mangimi per Cani e Gatti, e del fatto che, mediamente, quella quantità sia insufficiente per una corretta alimentazione; ce n’è quel tanto che basta per farti credere che quando leggi “al sapore di…” tu stia pensando di comprare carne vera.

Non mi soffermerò ancora su questo argomento, ne ho ampiamente parlato qui 👉  “Cibo per cani e gatti, ecco come leggere le etichette nutrizionali”; ora entriamo nel dettaglio della qualità. Cominciamo con il dire che nei mangimi per cani e gatti ci finiscono gli scarti di macellazione e tutte quelle carni che non possono essere usate per l’alimentazione umana.

L’Italia ha recepito una direttiva europea per la produzione di mangimi animali, e quindi anche per i mangimi per cani e gatti, in cui si autorizza l’uso di pelli, cuoi e “carnicci, ossia scarti di lavorazione delle concerie, brandelli di grasso e muscoli attaccati alle pelli, tutto materiale ritenuto a rischio BSE (Mucca Pazza).

La pessima qualità delle Carni utilizzate dalla maggioranza di quelle industrie è ormai accertata da decine di indagini, inchieste e ricerche che si sono succedute negli ultimi decenni, ed è inutile che io la ribadisca, voglio invece fare altre considerazioni che invece riguardano il comportamento degli Umani.

Ti capita di acquistare per il tuo Cane scatolette o croccantini al Tonno o Merluzzo e altre carni di pesce varie? Hai mai visto in natura dei Cani Pescatori ?

Quando capita, perché come puoi vedere in questo video capita, finiscono sui giornali e in TV perché sono una rarità, l’eccezione che conferma la regola.

Ti capita di acquistare scatolette o croccantini al Manzo, Maiale, Renna addirittura, anche se il tuo Cane è di piccola taglia? Hai mai visto un barboncino, un bassotto assalire una mucca o un maiale per nutrirsi ?

Stesso discorso vale anche se parliamo di Gatti, che in natura si nutrono di piccoli roditori e di piccoli volatili e che tu, se non stai attento al mangime che compri, alimenti con carne di agnello, maiale, manzo ecc…

Ti sembra normale ? Il tuo amico a 4 Zampe per te è come un figlio, ed è giusto che sia così, ma NON E’ UMANO, il rispetto per lui dovrebbe partire da qui, dalla SUA Natura e se Madre Natura non lo ha dotato degli strumenti per alimentarsi di certi animali, perché glieli vuoi far mangiare lo stesso ?

Lui non sa cosa sta mangiando, la manipolazione dei sapori che fanno le industrie produttrici è tale che lui crede di mangiare pollo anche se sta mangiando un filetto rancido di dinosauro, e se tu gli dai quel cibo sei complice di quel raggiro.

Le Farine di Carne nei mangimi per cani e gatti

Sono tra le principali responsabili della diffusione del Morbo della “Mucca Pazza; sono vietate dal 1994 per l’alimentazione dei ruminanti, ma continuano ad essere consumate per l’alimentazione di conigli, maiali, polli, pesci e sono presenti fra gli ingredienti del cibo per cani e gatti e in genere in tutto il Pet Food industriale.

Lo so che i Media e gli organi di stampa non ne hanno mai parlato, ma come puoi leggere QUI sono stati segnalati molti casi di Cani e Gatti affetti dal Morbo della Mucca Pazza, con effetti pericolosi anche per l’uomo che ne è venuto a contatto a causa di morsi di animali “impazziti”.

Anche le farine di carne destinate ai mangimi per cani e gatti possono essere prodotte con gli scarti di macellazione.

Il Dottor McGargle, veterinario americano e ispettore federale, sostiene che alimentare gli animali con gli scarti dei macelli fa aumentare la possibilità di insorgenze tumorali o altre malattie degenerative.

Le norme vigenti negli USA permettono all’Industria che produce Pet Food di usare le cosiddette fonti 4M per la produzione di farine di carne, cosa sono ?

Sono carni, tessuti, pelle e interiora di animali Morti Moribondi Malati Mutilati; passi per i morti, ma le altre 3 categorie, per noi che li amiamo, sono altrettanti cazzotti nello stomaco, e belli forti.

Possono essere usate anche carni rancide e deteriorate, contaminate da salmonella, tessuti cancerosi, contenenti ormoni (proibiti in Europa ma non in USA), steroidi e antibiotici che restano attivi anche nei tessuti morti e che con il cibo si trasferiscono nell’organismo del tuo amico a 4 Zampe.

Queste carni vengono denaturate, che vuol dire spruzzate con additivi chimici come il Kerosene per evitare che vengano utilizzate per l’alimentazione umana, poi vengono cotte a temperature elevatissime per sterilizzarle.

Nelle farine di carne non ci finiscono solo scarti di carne destinata all’alimentazione umana, possono essere utilizzate carni provenienti da :

  • carcasse animali, anche di altri cani e gatti e che magari hanno subito l’eutanasia con il Pentobarbital, che resta attivo nei tessuti morti e resterà presente nel cibo;
  • carcasse intere di animali macellati che non passano l’ispezione veterinaria e non vengono dichiarati idonei alla nostra alimentazione;
  • carcasse di animali da pelliccia, dopo che sono stati scuoiati per arricchire l’industria della moda;
  • rifiuti dei salumifici;
  • la pappa prodotta dal “passa pulcini, quella macchina infernale che elimina i pulcini maschi in eccesso negli allevamenti di galline ovaiole;
  • animali a fine vita o già morti negli zoo, negli allevamenti, nei maneggi;
  • topi da laboratorio, anche contaminati da sperimentazioni chimiche e farmaceutiche;
  • tutte quelle parti dei bovini a rischio BSE (Mucca Pazza), che non possono essere usati per alimentazione umana.

Tutto questo, anche se non dichiarato in etichetta, può arrivare nella ciotola del tuo Cane o del tuo Gatto, e ci arriva prevalentemente sotto forma di Farina di Carne, ma nessuna regolamentazione impedisce che vi giunga anche come ingrediente “primarioCarne o Pesce che sia.

La cottura a temperature altissime gli fa perdere completamente il loro valore nutrizionale.

Vitamine e Proteine si bruciano e si dissolvono a temperature ben più basse di quelle utilizzate per sterilizzare queste “carni”, che per giunta vengono cotte anche per lunghi periodi di tempo.

Niente paura, una volta cotte a puntino, a queste “carni” aggiungiamo un bel po’ di Vitamine e Proteine di Sintesi, prodotte chimicamente, e siamo a posto, il valore proteico del mangime per Cibo per Cani e Gatti è salvo e certificabile.

A posto con lo stomaco ? Stai bene ? Spero di si, anche se un certo effetto lo fa anche a me ogni volta che rileggo quello che ho scritto.

Le Farine di Cereali che troviamo nei mangimi per cani e gatti non sono da meno

Anche in questo caso possono essere utilizzate materie prime non più idonee al consumo umano, che vuol dire ?

Semplice, materie prime deteriorate, ammuffite, che non potrebbero essere vendute all’industria alimentare per esseri umani.

Non solo, niente impedisce che nel Pet Food in genere e nel Cibo per Cani e Gatti in particolare, possano essere utilizzati cereali OGM anche quando sono proibiti.

In molti Paesi, negli USA ad esempio, è consuetudine utilizzare gli stessi Silos di stoccaggio per i cereali naturali e per quelli prodotti con OGM, che finiscono inevitabilmente per mischiarsi.

L’origine OGM di un cereale o di un vegetale è molto difficile da dimostrare, primo perché dopo una cottura ad alta temperatura la sostanza geneticamente modificata non è più identificabile; e poi perché ci sono dei derivati, come ad esempio la lecitina di soia, che non hanno DNA e nei quali non si può quindi rilevare l’eventuale mutazione genetica.

Non si può affermare con certezza che gli effetti degli OGM siano SEMPRE dannosi per la salute, anche se si sono riscontrati diversi casi quantomeno sospetti; i possibili effetti cancerogeni potrebbero manifestarsi anche a distanza di decine di anni e bisognerà aspettare qualche generazione per trarre le conclusioni.

In merito all’argomento OGM i problemi sono identici sia per quanto riguarda l’alimentazione per uso umano che animale, ma questo non ci deve affatto consolare, anzi.

Le Multinazionali che producono quella roba hanno bisogno di sperimentare quanto più possibile gli effetti degli OGM sull’organismo umano e non oso pensare a cosa diano da mangiare ai poveri animali, che sono da sempre cavie inconsapevoli di ogni sperimentazione.

Le ricerche che ho fatto in materia sono servite solo a suscitare in me molti dubbi e solo due certezze in proposito:

  • la prima è che assicurano un enorme incremento di ricchezza per chi li produce;
  • la seconda… che le ricerche scientifiche sugli OGM vengono ancora oggi finanziate quasi esclusivamente dalle aziende che li producono, un po’ come chiedere all’oste se il vino è buono.

A fronte di una poca e scarsa regolamentazione sugli OGM per uso umano,  si contrappone il fatto che non c’è nessun divieto per l’uso di cereali, legumi e verdure Geneticamente Modificati per uso veterinario e le possibili conseguenze sono ancora per lo più sconosciute.

Cereali e Vegetali sono largamente usati nel confezionamento dei Mangimi per Cani e Gatti e ce ne sono alcuni la cui manipolazione OGM è quasi certa, come ad esempio la Farina di Soia.

E’ utilizzata normalmente nel Pet Food, quindi anche nei Mangimi per Cani e Gatti, e si usa per aumentare la quantità apparente di proteine; in pratica per far vedere a te, che sei quello che paga, che in quella roba lì ci sono le proteine che tanto servono al tuo amichetto a 4 Zampe.

Ma la Soia è un alimento di difficile digestione e assimilazione, soprattutto per i Cani, ai quali manca l’aminoacido adatto per digerirla. Può causare un accumulo di gas intestinali e conseguente meteorismo, ma questo sarebbe niente, sempre che tu non sia troppo schizzinosa.

La cosa più grave, e che lascia sospettare conseguenze ben più gravi delle puzzette più o meno maleodoranti, è che il 60% della soia commercializzata in Europa è di origine transgenica (OGM).

Perché ce l’ho tanto con gli OGM ? Perché ogni essere vivente si nutre di altri esseri viventi creando la famosa catena alimentare; se un animale viene manipolato dal punto di vista genetico, quando diventa cibo per altri esseri viventi potrebbe sconvolgere l’intero meccanismo.

Gli alimenti “geneticamente modificati” hanno già procurato allergie e decessi e gli animali trattati geneticamente vanno frequentemente incontro a malattie, deformità e immunodeficienza.

OGM a parte i Cereali deteriorati e ammuffiti, che possono essere presenti in larga misura nei Mangimi per Cani e Gatti, provocano la produzione di Tossine pericolosissime per la loro salute.

Ce ne sono diverse variabili e quelle con cui ci scontriamo in questo caso sono prevalentemente micotossine, prodotte dai funghi che si creano in seguito alle muffe generate dall’umidità negli ambienti in cui avvengono gli stoccaggi e la conservazione.

Le Tossine possono provocare alterazioni a danno di fegato, reni, centri nervosi, circolazione sanguigna, tratto digestivo.

Possono svilupparsi su una grande varietà di prodotti, ma in modo particolare nelle sementi oleose come ad esempio il Mais, che si trova spesso nel Cibo per Cani e Gatti.

Nel passato si sono verificati casi in cui alcuni produttori dei mangimi per cani e gatti hanno dovuto ritirare interi Lotti di cibo contaminati da vomitossine (un derivato dell’aflatossina) dopo la segnalazione da parte dei consumatori che avevano osservato i propri animali vomitare e perdere appetito.

Si segnalano anche numerosi decessi di animali, abituali consumatori di cibi industriali, contaminati da tossine derivate da muffe.

E’ ormai riconosciuto e dimostrato che la salute dei Cani e dei Gatti, come anche dell’uomo e di ogni altro animale, dipende in gran parte dall’accumulo di Tossine, in modo particolare da quelle che si annidano nel sistema linfatico, nel sangue, nel sistema nervoso.

Ne esistono due specie :

  • endogene, che sono quelle prodotte spontaneamente dall’organismo a causa dei vari processi metabolici e che l’organismo stesso, normalmente, è in grado di espellere in modo naturale.
  • esogene, sono quelle che vengono prodotte da fattori esterni come ad esempio :

– batteri

– virus

– inquinamento

– alimenti contenenti coloranti, conservanti, pesticidi, ormoni, muffe

– insetticidi e antiparassitari, che vengono assorbiti attraverso la pelle

– farmaci antiacidi, lassativi, antibiotici, corticosteroidi, radio e chemio terapie

– vaccini, perché alterano il terreno biologico

– metalli pesanti, contenuti nei pesci di grosse dimensioni, ma anche nelle scatolette di Pet Food

Aggrediscono il sistema psicosomatico e se sono in eccesso gli organi emuntori come fegato e reni, che sono i principali organi preposti alla loro espulsione, si sovraccaricano di lavoro e alla lunga non riescono più ad eliminarle.

Tossine di vario genere e tipo sono presenti non solo nei cereali ammuffiti, ma possono trovarsi in molte sostanze chimiche che vengono utilizzate nei mangimi per cani e gatti: conservanti, coloranti e additivi.

Che poi non sono altro che altre 3 schifezze immonde presenti in quantità più o meno preoccupante nel cibo industriale; ne parleremo presto nell’ultimo articolo dedicato a questa saga sul cibo industriale.

Farine di Carne e Farine di Cereali sono Sottoprodotti, derivati anche questi dall’alimentazione umana, ma sono largamente usate in tutti i mangimi per cani e gatti; nelle normali porzioni di Cibo sono presenti in quantità doppie o triple rispetto all’ingrediente Carne, quando va bene !!!

Come difenderci, e soprattutto come difendere il tuo compagno di vita dai mangimi industriali da Pet Food

Aiutalo a smaltire il veleno !!!

Intanto che ti decidi e ti organizzi per il cambio della dieta, che non può e non deve essere mai fatto in modo repentino da un giorno all’altro (non mi stancherò mai di ripeterlo), per cominciare ad aiutare il suo organismo a ritrovare il giusto equilibrio metabolico, gli puoi somministrare degli integratori naturali detossinanti, quelli a base di erbe e piante che sono efficaci e poco invasivi, come ad esempio :

Cardo Mariano

Il Cardo Mariano (Sylibum marianum) : è una pianta erbacea usata anche in veterinaria come rimedio omeopatico e fitoterapico.

Grazie alle sue proprietà terapeutiche è utile nei casi di disfunzioni epatiche e per stimolare l’attività gastrica, diuretica e febbrifuga.

In veterinaria è utilizzata soprattutto come:

    • colagogo, agisce cioè su fegato e sui sistemi di disintossicazione stimolando lo svuotamento della cistifellea e il flusso di bile nel duodeno;
    • antiossidante, ha un controllo di radicali liberi superiore a quello della Vitamina E;
    • depurativo, purifica sangue e fegato;
    • diuretico, stimola la diuresi e facilita l’eliminazione di tossine e scorie.

E naturalmente l’estratto di Foglie di Ulivo che consiglio per le sue proprietà terapeutiche davvero eccezionali (e un po’ anche perché lo vendo io).

A differenza di altre erbe dagli effetti detossinanti, NON HA controindicazioni accertate, e lo trovi disponibile sotto forma di infuso, già pronto all’uso.

Foglie di Ulivo

E’ un ottimo antiossidante e svolge un’importante azione disintossicante dell’intero organismo, riducendo l’eccesso di acidi urici, grassi e zuccheri nel sangue.

I Polifenoli di cui l’infuso di Foglie di Ulivo è composto contrastano in modo efficace l’insorgere del Diabete, del Colesterolo, delle malattie del Sistema Circolatorio, di quelle dell’Apparato Gastrointestinale e di molte altre patologie che spesso si manifestano in conseguenza di una cattiva alimentazione.

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Adesso ti lascio e ti do appuntamento al quarto capitolo su l’alimentazione per cani e gatti dove tratterò l’argomento dei conservanti, dei coloranti e degli additivi, le altre 3 schifezze immonde che fanno mangiare ai nostri figli con la coda.

Quello che hai appena letto è il terzo capitolo dove ti ho parlato di cosa contengono davvero i Mangimi per Cani e Gatti e qui di seguito trovi i Link di altri articoli per approfondire l’argomento :

1)  Il Pet Food industriale è pericoloso, perché continui a sceglierlo

2)  Cibo per cani e gatti, ecco come leggere le etichette nutrizionali

4)  Alimentazione per cani e gatti, cosa rende appetitosi croccantini e bocconcini

Ciao, grazie per l’attenzione e a presto.

P.S. Seguimi anche nella Pagina Facebook P.P.S. I contenuti di questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo; notizie e consigli in esso contenuti non vogliono sostituire in alcun modo il parere del Veterinario ne le terapie da lui prescritte. P.P.P.S. L’Infuso di Foglie di Ulivo non è un medicinale, deve essere considerato un integratore alimentare e come tale può essere utilizzato a sostegno di terapie già in atto. P.P.P.P.S. Facciamo il possibile per utilizzare nel Blog e sui Social, solo Foto e Immagini nel rispetto dei Diritti di Autore, ma non è sempre facile individuare chi detiene tali Diritti o se sono libere da licenza. Nel caso che qualcuno abbia motivo di ritenere che sono stati lesi i Diritti di Pubblicazione è pregato di comunicarcelo, le immagini irregolari saranno immediatamente rimosse. Grazie.
Come curare le ferite con rimedi naturali, nei nostri animali

Come curare le ferite con rimedi naturali, nei nostri animali

come curare le ferite

Sai come curare le ferite del tuo 4 zampe in caso di emergenza o se il pronto soccorso, la clinica veterinaria non siano facilmente raggiungibili?

E cosa dire di quando capita in vacanza? Ecco perché oggi vorrei spiegarti come curare le ferite dei tuoi animali, senza farmaci da somministrare e senza quindi, possibili effetti collaterali e con rimedi semplici da trovare.

Come curare le ferite dei tuoi animali.

Il tuo cane si è ferito o è stato morsicato ? Il gatto ha ingaggiato una lotta con un rivale in amore?

A volte i nostri animali riescono a farsi male nei modi più strani. Può capitare a soggetti che vivono fuori e che sono poco trattabili da estranei.

Si fanno male quando meno te lo aspetti e non hai la possibilità di farli curare in modo tempestivo da un medico.

In queste situazioni è probabile che tocchi a te prestare i primi soccorsi

In questo articolo vorrei quindi spiegarti come gestire le ferite di cani e gatti con mezzi che hai in casa, o che dovresti avere, senza dover utilizzare antibiotici (salvo casi particolarmente gravi, in cui chiederai comunque consulenza ad un medico) e quando non puoi ricorrere alle cure del veterinario se non telefonicamente.

Queste informazioni, ti saranno utili, anche quando dovrai chiamare il tuo medico per un consulto e dovrai fargli capire la situazione nel modo più efficace e reale possibile.

Partirò quindi dall’ABC e ti farò scoprire tutto, ma proprio tutto su come curare le ferite del tuo animale. Pronto?

Partiamo allora!

Come curare le ferite dei tuoi animali:

quanti tipi di ferite esistono?

Per capire come curare, come al solito, bisogna partire dalla base e sapere quali e quanti tipi di ferite esistono: vediamo di classificarle per essere in grado poi di riconoscerle, valutarne gravità e possibile cura.

Una ferita, è una soluzione di continuo recente della cute e delle parti molli dell’organismo, provocata da cause esterne che svolgono un’azione lesiva meccanica.

 

La definizione di “recente” è utile, per distinguerla dalle altre, che colpiscono le parti molli, quali le ulcere e le piaghe.

Le piaghe, sono delle lesioni che sono in fase di guarigione (sono nella fase granuleggiante, te ne parlo dopo), mentre le ulcere, non tendono alla guarigione in quanto i processi riparativi sono ostacolati da patologie e/o cause esterne.

Chiarita quindi la definizione, vediamo quante ne esistono (ahimè sono molte, ma devi conoscerle, per sapere cosa dire esattamente al tuo Vet nel momento in cui te lo chiede, quindi prendi nota):

  • abrasione, (lesione delle parti più superficiali della pelle)
  • ferita lacero-contusa, (una ferita a margini slabbrati ed irregolari, con lesione più profonda)
  • ferita da taglio, (a margini netti e combacianti)
  • ferita da punta, (ferita profonda, ma circoscritta)
  • da arma da fuoco,
  • con presenza di corpo estraneo, (una scheggia, una punta o qualunque cosa che sia rimasta nella ferita e che ne ha causato l’insorgenza)
  • con eviscerazione, (quando c’è anche fuoriuscita di organi)

Si lo so… stai inorridendo solo al pensiero! Ma questo è ciò che (spero di no) ti può capitare. E adesso veniamo al dunque.

Sei davanti ad una ferita: cosa devi guardare? Altrove, mi stai rispondendo tu… noooo! Riprenditi, dai che puoi farcela, anzi devi farcela.

Segni e sintomi di una ferita: cosa guardare?

Quando sei davanti alla ferita del tuo animale devi fare mente locale e valutarne:
  • Estensione:

una abrasione molto estesa può essere tanto grave quanto una piccola ferita ma profonda.

Questo perché l’ampia perdita di tessuto cutaneo, può compromettere le difese del soggetto ed impiegherà molto tempo a guarire, lasciando quindi ampio spazio a possibili complicanze.

La perdita di un’ampia zona di pelle apre la possibilità ai batteri di penetrare più facilmente nell’organismo, con conseguenti possibili infezioni.

Inoltre viene a mancare anche una barriera dagli agenti esterni con conseguente possibilità di disidratazione delle parti sottostanti, con gravi conseguenze.

  • Profondità:

se la ferita ha tolto gli strati superficiali, tanto da aver messo allo scoperto la muscolatura ed averla interessata, devi per forza rivolgerti ad un veterinario, è una ferita grave.

Inoltre se è molto profonda e stretta, al suo interno possono permanere batteri che consentirebbe la proliferazione di fenomeni gangrenosi (la gangrena, quella gassosa in particolare è un fenomeno per cui dei batteri anaerobi -che vivono cioè in assenza di ossigeno- proliferano e non consentono la guarigione dei tessuti, facendoli imputridire).

  • Zona:

se sono in prossimità delle mucose degli orifizi naturali (bocca, occhi, genitali) sono da considerarsi più gravi perché più facilmente potrebbero complicarsi.

  • Sanguinamento:

se c’è forte sanguinamento, è fondamentale portare l’animale in un pronto soccorso

Se il sanguinamento è poco e localizzato, puoi procedere alla prima pulizia e valutare la situazione.

  • Stato di salute del soggetto:

se l’animale ha uno stato di salute già in parte compromesso, se ha patologie che potrebbero rallentare i tempi di coagulazione o sta assumendo farmaci che interferiscono con questo processo, è necessario rivolgersi prima possibile ad un veterinario, soprattutto se ci si trova di fronte a lesioni molto estese e/o ad un sanguinamento importante.

Ora che hai valutato la situazione, devi cercare di metterti in sicurezza per cominciare ad agire: cani o gatti feriti, potrebbero diventare aggressivi quindi sempre meglio usare una museruola per fido e dei guanti pesanti per il gatto.

I soggetti dovrebbero essere tenuti da qualcuno mentre fai le medicazioni.

Se invece ti fidi dei tuoi animali, mettiti in una posizione comoda e che non consenta loro di muoversi e scappare.

Ricorda che posizionare il tuo cane su di un tavolo in alto, come se fosse dal veterinario, normalmente lo rende più timido e quindi meno atto alla fuga.

I gatti invece non si fanno problemi in questo senso.

Prepara l’occorrente alla prima disinfezione che consiste in :

  • acqua corrente, ovviamente potabile, in mancanza bottiglie di acqua naturale, tante ed abbondanti;
  • forbici affilate,
  • rasoio usa e getta,
  • pinzette con punta arrotondata, se non ne hai, prova a mettere della garza intorno alla forma a punta delle pinzette da sopracciglia che hai, in modo da poterle utilizzare senza ferire,
  • garze sterili,
  • tessuto non tessuto. NON USARE IL COTONE IDROFILO!! Lascia i pelucchi e non va bene! Piuttosto i fazzoletti di carta.

Cominciamo.

Primo: guarda se sono presenti corpi estranei e sciacqua abbondantemente. 

Per poterlo fare dovrai lavare la parte con tanta acqua corrente, senza sfregare la ferita.

Se è lacero contusa, con le pinzette dovrai tenere i lembi sollevati e mandare l’acqua anche al di sotto delle parti di pelle eccedenti.

L’ideale è avere un getto d’acqua a doccia, in mancanza di questa, puoi usare una siringa grossa, aspirare l’acqua senza ago e spruzzare la parte.

Cerca di eliminare eventuali residui estranei (ghiaia, sassolini, pelo, terra…).

Non utilizzare soluzione disinfettanti in questa fase, soprattutto se la ferita è molto estesa, ostacolano la guarigione.

Otterrai la rimozione dei batteri attraverso la medicazione che ti indicherò più avanti nell’articolo.

Arrivato a questo punto dovrai vedere se sanguina ancora molto e come:

  • se il sanguinamento proviene da un solo punto, ed è abbondante, è possibile che ci sia l’interessamento di un vaso piuttosto importante e se non ha ancora smesso è necessario farlo chiudere chirurgicamente, cerca di tenere premuta la parte e trova il modo di portarlo da un Vet;
  • se invece sanguina poco e tenendo premuto leggermente nel punto, dopo qualche minuto riesci a fermarlo, si formerà un coagulo e si chiuderà da solo;
  • se invece il sanguinamento è puntiforme, cioè proveniente da tanti piccoli capillari, questo dovrebbe riuscire a fermarsi in tempi brevi grazie alla medicazione che farai.

Adesso che hai pulito la ferita dovrai cercare di tagliare il pelo che è a ridosso della lesione. Potrai farlo sia con le forbici che con il rasoio.

Cerca di toglierne il più possibile e poi risciacqua ancoraper non lasciare residui.

Infine asciuga, tamponando la parte senza sfregare, con carta assorbente pulita o garze.

Prima di andare avanti e spiegarti cosa fare dopo, devo darti una breve spiegazione di come si cicatrizzano le ferite, che tempi hanno e come avviene.

Ciò è fondamentale in quanto, i tempi di guarigione sono scanditi da processi che si possono in massima parte riconoscere anche attraverso l’aspetto che prende la lesione nel tempo.

Visto che, soprattutto per situazioni di grandi dimensioni o profonde, le medicazioni necessitano di essere rifatte per lunghi periodi, questa breve spiegazione ti consentirà di capire se la guarigione sta avvenendo in modo regolare e senza complicanze.

Le 3 fasi della guarigione delle ferite.

La chiusura e cicatrizzazione di una ferita è divisa fondamentalmente in tre fasi.

1° Fase: Emostasi.

All’insorgenza della rottura, la ferita perde sangue ed il tessuto quindi cerca di fermarlo, grazie ad un riflesso neurogeno vasocostrittore: è la primissima fase in cui il corpo cerca di limitare i danni.

Subito dopo si instaura una fase cellulare con l’attivazione delle piastrine, quindi la fase coagulativa che porta alla formazione del coagulo di fibrina grazie ad una cascata di reazioni che attivano i processi di aggregazione cellulare.

Ecco perché è così importante sapere se il tuo animale ha dei disturbi della coagulazione; se esistono infatti, questa fase è fortemente compromessa o rallentata e la guarigione quindi può diventare decisamente più lenta e difficile.

Il coagulo è fondamentale non solo per la sua funzione di blocco della fuoriuscita di sangue, ma anche perché sarà il substrato su cui si formeranno i futuri tessuti.

2° Fase: infiammatoria.

I tessuti reagiscono per convogliare tutte le cellule che servono a ridurre la carica batterica e portare sostanze nutritive ai nuovi strati che si dovranno formare.

Il coagulo occlude la lesione e blocca rapidamente l’emorragia.

La superficie esposta all’aria si disidrata e si indurisce, accrescendo così la resistenza ai traumi esterni. Si forma la crosta.

3° Fase: di rigenerazione.

Al di sotto della crosta moltissime cellule “spazzino” si attivano per pulire la ferita ed altre si attivano per cominciare a creare il nuovo tessuto, chiamato di granulazione, per la sua conformazione a grani.

Contemporaneamente nelle parti più laterali della ferita, comincia a riformarsi il tessuto attraverso fibre di collagene che cominciano a depositarsi.

Il tessuto di granulazione comincia a formarsi entro le prime 72 ore e procede ancora per i primi 5-6 giorni.

Verso l’inizio della seconda settimana, sarà il tessuto collagene a formarsi ed a chiudere entro le tre settimane in modo perfetto e permanente la ferita.

Il processo di maturazione del tessuto cicatriziale prosegue tuttavia per almeno 2-3 mesi, continuando a rimodellare la parte che riprende elasticità, ma in maniera molto inferiore rispetto al tessuto integro iniziale.

Queste tre fasi non sono ovviamente distinte in modo così netto ma anzi, spesso sono piuttosto interconnesse l’una all’altra.

La conseguente formazione di una cicatrice più o meno abbondante (visibile o invalidante perché spessa e/o troppo aderente ai tessuti sottostanti) è fortemente influenzata dalla durata del processo riparativo e dalla quantità e qualità delle cellule che sono coinvolte.

Le intenzioni di guarigione di una ferita.

La guarigione di una lesione può seguire, due vie intenzionali (che idealmente la ferita potrebbe scegliere di prendere) per risolversi:
  • la guarigione per prima intenzione: in cui i tessuti sono perfettamente combacianti (ad esempio una ferita accidentale da taglio, suturata chirurgicamente, oppure una ferita chirurgica).

La ferita è pulita, non infetta e si ha avuto una scarsissima perdita di sostanza (cioè pochi tessuti e cellule sono stati coinvolti nella lesione).

E’ la via più favorevole e quella che dovrebbe dare minori esiti cicatriziali.

  • La guarigione per seconda intenzione: in cui c’è stata una estesa perdita di sostanza e/o infezioni batteriche.

In questo caso i tessuti invocano un’intensa risposta infiammatoria con una massiccia produzione di tessuto di granulazione per riparare l’estesa perdita di sostanza.

Entrambi questi fenomeni alterano profondamente il normale processo riparativo e provocano importanti cicatrici.

Non tutte le ferite nette guariscono per prima intenzione.

Se, ad esempio, una ferita suturata si infetta e si forma del pus o del siero, questa non riuscirà a guarire e dovrà scegliere quindi la guarigione per seconda intenzione, riparando i tessuti e creando una cicatrice più grande.

Le ferite che trattiamo in questo articolo seguono per lo più la seconda intenzione.

Ora che sai come avviene il processo, cercherò di spiegarti come affrontare la cura della ferita e come fare per controllare che tutto fili liscio.

Come gestire la ferita in un cane o in un gatto:

la prima medicazione.

Terminata la prima pulizia, veniamo alla medicazione vera e propria.

La cura dello zucchero.

Da secoli lo zucchero semplice, quello di casa viene utilizzato come cicatrizzante soprattutto nella prima fase: quella in cui c’è necessità di effettuare l’emostasi e pulire (da un punto di vista cellulare) i tessuti.

Lo zucchero crea un ambiente particolarmente sfavorevole alla formazione di batteri inoltre riesce a nutrire i tessuti che vengono a contatto con esso, accelerandone la guarigione.

Il motivo è da ricercare nella osmolalità dello zucchero, se vuoi approfondire, leggi questo articolo molto dettagliato a riguardo, in cui sono indicati anche i casi di utilizzo nell’Ospedale Veterinario dell’Ontario. (attenzione, ci sono immagini forti)

In medicina umana è utilizzato regolarmente soprattutto in ferite particolarmente estese, profonde e con abbondante perdita di tessuto.

In questo frangente si utilizza una miscela di zucchero, glicerina ed acqua ossigenata, ma per cani e gatti, lo zucchero semolato semplice è adattissimo allo scopo. Cosa fare dunque?

1. Ciò che dovrai fare sarà mettere uno strato di zucchero che ricopra la parte per almeno un cm di spessore.

Se si tratta di ferite lacero contuse avrai cura di farlo aderire e raggiungere ogni parte, così come per le ferite da punta.

Questo trattamento è particolarmente indicato per soggetti che sono allergici agli antibiotici o che non si vuole trattare con questi medicinali, in quanto l’effetto dello zucchero sulla ferita è di per se, sufficiente a rendere sterile dai batteri la parte.

2. Ovviamente dovrai poi coprirlo con tessuto non tessuto.

Per fissarlo, dato che soprattutto all’inizio ci sarà una grande formazione di liquido, potrai utilizzare del cellophane (tipo Domopack) e poi dei bendaggi in modo che l’animale non se lo strappi.

3. A seconda della zona della lesione dovrai valutare la contenzione con collare Elisabetta.

Questa medicazione va rinnovata almeno un paio di volte al giorno, soprattutto se le ferite sono di grande estensione e particolarmente infette.

Ci sarà una grande formazione di siero (per osmosi) che scioglierà quindi lo zucchero.

Ogni volta che cambi la medicazione, lava con soluzione fisiologica sterile a temperatura ambiente la parte, aiutandoti con una siringa che riesca quindi a raggiungere il fondo della ferita.

Un grande vantaggio nell’uso dello zucchero risiede proprio nella fase di cambio della medicazione: infatti, se si utilizzano garze imbevute di sostanze cicatrizzanti, ogni volta che si distaccano dalla ferita, si ha forte dolore (riferito alla medicina umana e quindi anche per gli animali che non parlano ma soffrono ugualmente).

 

Inoltre al distacco della garza si toglie anche lo strato superficiale di tessuto riformato, ritardando quindi la rigenerazione.

La cura dello zucchero risulta particolarmente adatto anche per quelle ulcere croniche, da decubito, o che non guariscono per processi alterati della riparazione.

Anche in caso di forte contaminazione batterica. L’effetto battericida dello zucchero è davvero efficace e risulta particolarmente attivo nel rimuovere le cellule morte che si formano inevitabilmente in queste situazioni.

Ogni quanto rifare la medicazione e quando smettere con lo zucchero?

La valutazione della necessità di diminuire la frequenza del cambio della medicazione sta nella presenza o meno dello zucchero al momento del cambio.

Se lo zucchero si è sciolto tutto, continua con il cambio ogni 12 ore o più.

Se lo zucchero comincia a rimanere integro, puoi allungare gli intervalli.

Quando non si forma più il siero e quindi lo zucchero rimane totalmente cristallizzato potrai passare a mettere pomate cicatrizzanti, in quanto la ferita sarà entrata nella fase di granulazione.

In questa fase, la colorazione della lesione sarà di un bel rosa carico, fino al rosso.

Da qui in poi, la sua colorazione perderà di intensità (nel giro di qualche settimana a seconda della estensione e gravità della lesione) finendo con il diventare rosa pallido.

Il mutamento della colorazione della ferita è dovuto alla modificazione morfologica del tessuto di granulazione ed è il segno del corretto andamento della situazione; questo è ciò che si dovrà tenere in considerazione maggiormente.

Le pomate cicatrizzanti.

Passato il primo e più complicato periodo, è arrivato il momento di cambiare modo di curare la nostra ferita, grazie al fatto che l’organismo dovrà essere maggiormente stimolato alla ricostruzione dei tessuti.

Questo avverrà dalla periferia al centro, per le ferite lacero contuse e le abrasioni.

Anche le ferite profonde guariscono così, ma per queste bisognerà fare attenzione che non si chiudano prima della completa guarigione interna per evitare possibili rimanenze d’aria e batteri sottostanti la ferita.

Quali pomate cicatrizzanti utilizzare e come?

Per quanto riguarda il tipo di pomate, ovviamente ognuno ha le sue preferenze in base alla propria esperienza.

Venendo anche dal mondo equino, io ho trovato molto efficace una pomata in gel a base di Iperico e Neem (Hipermix in barattolo da 200ml) a cui ho aggiunto un cucchiaino da caffè di miele, per aumentare la funzione antibatterica.

L’utilizzo su di un cane che aveva perso completamente la pelle del terzo e quarto dito della zampa anteriore che aveva infilato in un cancello e poi tirato indietro (povero tesoro), ha consentito una ottima guarigione, soprattutto con una minor quantità di dolore.

Questo stato di maggior benessere si manifestava in quanto dall’utilizzo del gel, il cane aveva smesso di cercare di leccarsi e strapparsi la medicazione (comportamento che aveva durante l’utilizzo di normale Fitostimoline), tanto da non essere stato più necessario il collare di contenimento rigido, e sufficiente quello morbido.

Le medicazioni in questa fase saranno giornaliere, all’inizio anche ogni 12 ore e poi allungando gli intervalli, esattamente come per lo zucchero, in base alla quantità di medicamento rimasto ancora “inutilizzato”.

Se è ancora presente, si può passare ad intervalli maggiori.

Ad ogni cambio di medicazione, dovrai pulire la parte.

Per velocizzare ulteriormente la guarigione e ridurre i tempi di spurgo puoi utilizzare, dopo la soluzione fisiologica, l’infuso di Foglie di Ulivo a temperatura ambiente.

Il suo forte contenuto in tannini ha un effetto vasocostrittore e cicatrizzante.

Asciugare tamponando (mai sfregando) con salviette sterili e ricoprire.

Ogni medicazione va sostituita in caso il soggetto l’abbia strappata o sia stata in qualche modo contaminata.

A guarigione avvenuta, ho mantenuto una corretta elasticità della cicatrice (che ricordo continua a rimodellare la parte per ancora qualche settimana) usando ancora un Estratto di Foglie di Ulivo, questa volta una crema ad altissimo potere nutritivo, rigenerante ed emolliente.

Il cane era il mio per cui ho potuto provare senza problemi.

Non è un farmaco, anzi a dire la verità è una crema cosmetica per uso umano.

Gli estratti dalle Foglie di Ulivo hanno, fra i principi attivi, diversi polifenoli utili alla rigenerazione delle cellule, oltre che proprietà fortemente antiossidanti.

Migliorano il trofismo cutaneo, riuscendo ad aumentare l’elasticità della cute che, proprio in quel momento, si sta ristabilendo.

Altre cose da tenere sotto controllo durante la medicazione.

Durante il lungo periodo in cui gestisci la ferita, dovrai tenere sotto controllo oltre al colore, che non deve virare al marrone scuro o al grigio, anche:
  • il calore della parte, che deve gradualmente diminuire, perché all’inizio sarà certamente forte;
  • l’odore. Non devono esserci odori strani, cadaverici;
  • la consistenza. Al tatto non dovrai sentire subito all’intorno nessuna bolla d’aria nessun crepitio.

Infine un ulteriore consiglio.

Soprattutto in caso di ferite di importante entità ed estensione, in cui ovviamente sarai ricorso alle cure mediche del tuo veterinario ed in generale nelle situazioni in cui ci può essere uno stato di debilitazione fisica del tuo cane o gatto, buona abitudine sarebbe quella di aiutarlo con un integratore che possa dare forza al suo sistema immunitario, grazie ad un buon potere antiossidante, che aumenti quindi l’apporto di ossigeno ai tessuti.

Anche per questo possiamo ricorrere agli Estratti di Foglie di Ulivo che sono certamente una ottima soluzione a questo scopo

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Fonti Bibliografiche

1. Gabbiani G (2003) The myofibroblast in wound healing and fibrocontractive diseases. J Pathol 200:500-503.

2. Semenza GL (2001) Regulation of hypoxia-induced angiogenesis: a chaperone escorts VEGF to the dance. J Clin Invest 108:39-40.

3. Stamenkovic I (2003) Extracellular matrix remodelling: the role of matrix proteinases. J Pathol 200:448-464.

4. Werner S, Grose R (2003) Regulation of wound healing by growth factors and cytokines. Physiol Rev 83:835-870.

5. Singer A.J., Clark R.A.F. (1999) Coutaneus wound healing. N E J Med 41 (10): 738-746.

6. Gallin JI, Snyderman R (1999) Inflammation. Basic principles and clinical correlates. Lippincott Williams & Wilkins editore.

7. Cotran RS, Kumar V, Collins T (2000) Robbins. Le basi patologiche delle malattie. Piccin editore.

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Cibo per cani e gatti, ecco come leggere le etichette nutrizionali

Cibo per cani e gatti, ecco come leggere le etichette nutrizionali

Pet Food

Tutta la verità sul cibo per cani e gatti, anche quella che non vorresti sapere

Le pubblicità del Cibo per Cani e Gatti sono sempre più presenti sui diversi canali televisivi e l’interesse della popolazione italiana per questo argomento è in forte crescita.

L’industria alimentare del Pet Food non conosce crisi e continua a incrementare i fatturati di anno in anno, non solo perché sono sempre più numerose le famiglie che decidono di accogliere animali in casa, ma anche perché le proposte commerciali di quella stessa industria sono sempre più sofisticate e costose.

Impazza la Pet Mania e con essa arrivano sul mercato le proposte più bizzarre, dal biscotto a forma di osso, ormai banale, al ghiacciolo al pollo, stravaganti snack dai sapori improbabili; perfino aperitivi vegani…

Cominciano anche a sorgere le prime gastronomie dedicate ai 4 zampe; certi banchetti di strada dove una volta si comprava il gelato per i bambini, adesso vendono frutta e verdura fresca confezionata in apposite ciotole usa e getta per i nostri amici cani, lo chiamano food truck.

Si moltiplicano le catene di distribuzione in franchising che si occupano di articoli per animali da compagnia e che contengono prevalentemente cibo; cibo per tutti i gusti, per tutte le razze, per tutte le età, per animali sani e malati.

Un incredibile luccichio di proposte, tanta roba, e come sempre là in mezzo ci puoi trovare del buono e del meno buono, troppo spesso anche delle autentiche schifezze.

Insomma c’è “mercato”, c’è domanda e il mondo del business fa di tutto per soddisfarla, non sempre in modo etico e positivo; ma ormai lo sappiamo che lo scopo principale del business è quello di obbedire alle regole del dio danaro e del suo accumulo, anche a discapito della salute e del benessere di chi consuma.

Capita in ogni settore merceologico e non vedo perché non dovrebbe ormai capitare anche per l’alimentazione di cani e gatti, ormai non riesco neanche più a indignarmi, per quanto poi possa servire indignarsi.

In questo caso però, in questo specifico settore di mercato, c’è il rischio concreto che la macchina della ricchezza possa fare molti più danni che in altri;

troppo poche le regole, troppo pochi i controlli, troppi gli interessi economici che ci ruotano attorno; quando è così io sento sempre puzza di bruciato.

Vedo ormai ogni giorno Cani e Gatti che sembrano appena usciti dalla fabbrica della bellezza, sfilare ammiccanti e soddisfatti negli spot televisivi, manco fossero modelli in sfilate di alta moda, chissà quante ore di trucco e parrucco hanno fatto prima di andare davanti alla macchina da presa… poveri, mi fanno una gran pena !!!

Vedo ogni giorno, nei Pet Shop o negli scaffali dei supermercati, quelle scatolette di bocconcini ai gusti esotici e quelle buste colorate con dentro Cibo per Cani e Gatti, con sopra stampati slogan e immagini studiate apposta per colpire la nostra immaginazione, per darci l’impressione di acquistare, oltre al cibo, anche la loro salute e la nostra serenità.

Ci dicono che in quelle razioni di Cibo c’è il massimo del nutrimento possibile per i nostri amati amici a 4 Zampe; nutrienti sempre bilanciati e equilibrati, integrati con tutte le vitamine, sali minerali, proteine di cui lui ha SICURAMENTE bisogno per crescere bene e per vivere anche meglio.

Ma sarà davvero così ?

Sarà davvero sano quel cibo per cani e gatti che

ci propongono le industrie di Pet Food

o invece è un accumulo di schifezze

pericolose per la loro salute ?

Secondo le recenti indagini condotte dalla famosa Società Nielsen dal titolo “Global Health and Ingredient-Sentiment” e “Global Out-of-Home Dining”, il 67 % degli Italiani sono seriamente preoccupati dalla qualità del cibo che consumano, in particolare per quanto riguarda gli ingredienti “artificiali” che vi sono contenuti.

E’ sempre più diffusa la sana abitudine di leggere le etichette nutrizionali dei prodotti che compriamo per la nostra alimentazione quotidiana.

Schiere di Associazioni di Consumatori continuano imperterrite le loro battaglie per etichettare in modo sempre più dettagliato i prodotti che arrivano sulle nostre tavole, per tracciarne l’origine e la filiera, per rendere sempre più sicuro il processo di produzione e distribuzione; con risultati a volte eccellenti, a volte anche mediocri o deludenti, purtroppo.

  • Perché non succede lo stesso quando si tratta di Cibo per Animali ?
  • Perché non ci sono regole almeno equivalenti quando si tratta di produrre e vendere il Cibo per animali ?
  • Perché ancora, nel terzo millennio, dobbiamo acquistare prodotti ad alto rischio per la salute dei nostri pelosi, senza avere delle serie garanzie sugli ingredienti, sui processi produttivi, sulla conservazione; non sembra anche a te tutto molto strano ?
  • E anche se tu appartieni a quel 67% di italiani che si preoccupano di cosa contiene il Cibo che mangia, ma poi per il tuo peloso compri cibo industriale a scatola chiusa, non credi che dovrebbero lasciarti il libero arbitrio di “scegliere in modo consapevole, mettendoti correttamente al corrente di cosa contiene ?
  • Perché sono così diversi i processi di produzione e distribuzione del cibo per umani e del cibo per animali ?

Perché quando si tratta di cibo per il tuo cane o per il tuo gatto è diverso il processo mentale che ti porta al suo acquisto…

di solito la dieta per il tuo amico a 4 Zampe te la consiglia il Veterinario… e se non lo sa LUI cosa è buono e cosa no, chi altri lo deve sapere ? Di chi altro ci si dovrebbe fidare ?

Pensaci, quante volte ti capita di fermarti a leggere le etichette nutrizionali stampate sulle buste di crocchette e sulle scatolette di umido; anche se sei una persona attenta, che di solito si informa su cosa mangia, raramente fai altrettanto per quanto riguarda ciò che fai mangiare al tuo cane o al tuo gatto, soprattutto se te lo ha consigliato il veterinario.

Probabilmente, se il tuo Medico personale, quando ti consiglia la dieta, ti dicesse anche quale marca di carne o verdura comprare, smetteresti anche di leggere le etichette nutrizionali del tuo cibo personale con tanta attenzione, non credi ?

E poi ci sono sempre quei famosi spot pubblicitari che continuano a rassicurarti sul fatto che in quel cibo per cani e gatti, oltre al nutrimento, c’è anche la formula magica dell’elisir di lunga vita; che non è sempre vero, ma è mooolto, molto rassicurante …e se poi te lo dice la televisione diventa ancora più vero !!!

Diciamocelo, per quanto siamo diventati sospettosi e diffidenti, è ancora “normale” credere che un prodotto che viene venduto in un supermercato o in un negozio specializzato, risponda in modo inequivocabile a tutte le regole per preservare la salute di chi lo consuma.

Purtroppo però le leggi e le norme che regolano la produzione del Cibo per Cani e Gatti, e per gli animali in genere, sono diverse da quelle che invece regolano la produzione di alimenti per uso umano; senza contare che sono decisamente poche e pochissimo controllate.

Ora sia chiara una cosa, NON INTENDO scatenare guerre nei confronti di tutte le Industrie Produttrici di Cibo per Cani e Gatti, ce ne sono di buone e di pessime, come in tutti i settori merceologici.

Vorrei invece informarti e renderti un po’ più consapevole, fare in modo che i consumatori di quel cibo, con il loro atteggiamento e una più attenta strategia d’acquisto, possano fare le giuste pressioni per ottenere prodotti più sani e di maggiore qualità.

Cosa c’è davvero in quel mangime che ti propongono in modo così pressante e che ti spingono a comprare ?

Impariamo a leggere le etichette nutrizionali del cibo per cani e gatti.

E’ davvero importante per la salute del tuo Cane o del tuo Gatto che tu impari, prima possibile, a leggere le etichette nutrizionali che sono stampate, non sempre in modo comprensibile, su quelle dannate scatolette, sulle buste dei croccantini e sugli stramaledetti snackini rompipasto (…chi mai ve l’avrà messo in testa che un cane o un gatto hanno bisogno della merendina ?…bah !!!)

La corretta alimentazione dei cani e dei gatti passa anche dalla tua conoscenza.

Per prima cosa devi sapere che una delle poche norme vigenti che regolano il confezionamento dei cibi per animali, prevede che gli ingredienti devono essere scritti per ordine di quantità.

Per primo deve essere scritto l’ingrediente che è presente in quantità maggiore e poi tutti gli altri in ordine di quantità; NON E’ OBBLIGATORIO scrivere la quantità di ogni singolo ingrediente, neanche in percentuale, ma è obbligatorio scriverli in ordine di quantità.

Se sull’etichetta c’è scritto Anatra prima di Mais, vuol dire che c’è più Anatra che Mais, è chiaro fin qui ? Bene, andiamo avanti.

Quando si parla di Cani e Gatti parliamo di animali CARNIVORI; strettamente carnivoro il gatto, un po’ più onnivoro il cane, ma la base della loro dieta in natura è fatta quasi esclusivamente di carne e pesce.

Si lo so, c’è un “movimento vegano” che sostiene che Cani e Gatti possano vivere benissimo anche senza alimentarsi della carne di altri animali e forse è anche vero, ma è vero solo a patto che la dieta venga integrata in modo opportuno per soddisfare le inevitabili carenze nutrizionali che gli amici a 4 Zampe subirebbero.

Io qui sto parlando di dieta IN NATURA, delle possibili alternative semmai ci occuperemo in futuro.

Le norme vigenti prevedono che il cibo per Cani e Gatti, per potersi dichiarare “al sapore di…debba contenere almeno il 4% di quell’ingrediente dichiarato; SI hai letto bene Quattro Grammi di carne o pesce per Cento Grammi di razione.

In concreto, una scatoletta di cibo con sopra scritto Pesce o Agnello o Pollo, DEVE contenere almeno il 4% di Pesce, di Agnello o di Pollo, questo dice la legge.

Non sempre la singola razione di Cibo per Cani e Gatti contiene solo il 4% di carne, ne esistono che arrivano al 20% o 25%, e ci sono in commercio scatolette che contengono anche il 100% di carne (e che costano una fortuna).

Ma quello che ci interessa mettere in evidenza qui, dato che si tratta dei prodotti più venduti e pubblicizzati, è che il grosso della produzione industriale destinata all’alimentazione dei cani e dei gatti è composto prevalentemente da Cereali, Legumi e Verdure, oltre che dalle schifezze che ti farò scoprire più avanti.

Ricordi cosa è successo alle mucche che hanno mangiato per anni farine di carne al posto degli alimenti che Madre Natura aveva scelto per loro?

Mi riferisco all’epidemia di BSE, l’encefalopatia spongiforme… insomma, il Morbo della Mucca Pazza.

Certo che te lo ricordi, per mesi abbiamo avuto paura di mangiare qualsiasi cosa avesse a che fare con vitelli, manzi e simili. Come puoi essertelo dimenticato ?

In quel caso il processo era opposto, davano da mangiare carne e ossa sotto forma di farine ad animali erbivori, ma credi sia molto diverso il risultato che abbiamo dando verdura e cereali ad animali carnivori ? Io temo di no.

Amici vegani, per favore non saltatemi addosso, il distinguo l’ho già scritto sopra; sarete d’accordo almeno sul fatto che una alimentazione di tipo prevalentemente vegetale, somministrata in modo inconsapevole e senza le opportune precauzioni e contromisure, a degli animali carnivori, sia assolutamente deprecabile e dannosa, o no ?

Potrei fermarmi qui, ma non mi fermo manco per niente. Andiamo oltre.

Come è possibile “aggirare” le normative sul cibo per cani e gatti e farla franca !

So già cosa vuoi chiedermi, mi hanno fatto la stessa domanda decine di volte :

Ma… se per Legge, gli ingredienti del Cibo per Cani e Gatti, devono essere indicati in etichetta in ordine di quantità decrescente, per primo quello con maggiore quantità e via via gli altri,… e se la quantità di carne o pesce deve essere almeno il 4 %,… come fanno i produttori a metterci il 96% di ingredienti diversi dalla carne o dal pesce e mettere la carne come prima in etichetta ?

Purtroppo è Semplice.

Basta spezzettare gli ingredienti, ti faccio un esempio così ci capiamo prima.

Prendiamo un macinato di pollo, una scatoletta potrebbe contenere :

  • Pollo 10%
  • Granoturco macinato 9,9%
  • Farina di granoturco 9,8 %
  • Riso 9,75 %
  • Farina di Glutine di Granoturco 9,7 %

Nessun ingrediente è maggiore del pollo (10%) ma se fai la somma degli ingredienti a base di granoturco 9,9 + 9,8 + 9,7 arrivi quasi al 30% … facile no ?

E questa è solo la prima fregatura… Andiamo ancora oltre.

Molti credono che sia sufficiente controllare la quantità di proteine, grassi e fibre indicate in etichetta. Ti do una cattiva notizia, non è così.

La tomaia di una scarpa in pelle o una cintura di cuoio, contengono moltissime proteine, ma non sono bio-disponibili, significa che l’organismo che le dovesse mangiare non le può assimilare.

Il Glutine, presente spesso nel Cibo per Cani e Gatti è una proteina vegetale di scarsissimo valore nutrizionale, che però viene sommata in etichetta a tutte le altre Proteine indicate e ne accresce il valore apparente.

Stesso discorso per le Fibre; sono fibre anche i gusci di arachidi o la pula di granturco, sostanze difficilmente digeribili e quindi non assimilabili.

La Cellulosa è una fibra preziosa per la produzione di molte cose, ma non adatta alla composizione del cibo perché non può essere assorbita dall’organismo e che, a termini di legge, per assurdo ma neanche tanto, potrebbe essere semplicemente la segatura imbevuta di sangue con cui si puliscono i pavimenti del macello.

La Polpa di Barbabietola, altra fibra molto diffusa nella classica confezione di Cibo per Cani e Gatti, ha scarsissimo valore nutrizionale e serve prevalentemente ad indurire le feci e a prevenire, o se preferisci a mascherare, la diarrea che quel cibo potrebbe provocare; e la diarrea non è altro che la reazione naturale dell’organismo ai cibi non salutari.

Se quel cibo che ti propongono ogni giorno è così tanto salutare, come affermano i produttori, cosa ce la mettono a fare la Polpa di Barbabietola… che serve a eliminare la diarrea… che serve a eliminare il cibo degradato ?

Se quel cibo fosse davvero sano non ci sarebbe niente da eliminare e la diarrea non gli verrebbe.

Più in generale, facciamo insieme una piccola riflessione che va oltre gli obblighi di legge e i regolamenti sulle etichette nutrizionali; se le materie prime, le proteine, le vitamine e perfino i grassi che sono utilizzati da ogni produttore fossero di origine “sana, sarebbe loro interesse indicarne l’origine in etichetta, perché non lo fa quasi nessuno ?

Ti pare che stia esagerando ?

Il bello deve ancora venire !!! (si fa per dire)

Ne parleremo ancora in un prossimo articolo, oggi mi sono dilungata anche troppo e non voglio abusare del tuo tempo.

Lasciami solo il tempo di dirti che, se il tuo cane o il tuo gatto è abituato a una dieta industriale, fatta di crocchette, bocconcini e snackini di vario tipo, DEVE passare prima possibile a una dieta NATURALE, se non vuoi rischiare di compromettere seriamente la sua salute.

Il passaggio alla dieta naturale non può e non deve essere repentino, non puoi farlo da un giorno all’altro e non puoi farlo da solo, deve essere seguito da un bravo nutrizionista/veterinario.

Cosa puoi fare subito, se il tuo amico peloso ha fatto un uso prolungato di cibo industriale per cani e gatti

Intanto che ti organizzi per cambiargli dieta, puoi dargli qualche rimedio naturale per aiutarlo a eliminare tutte le tossine nocive che probabilmente ha accumulato in anni di dieta sbagliata.

Ci sono piante ed erbe che possono favorire la disintossicazione dei nostri amici a 4 zampe, come ad esempio :

Il Tarassaco (Taraxacum officinalis) : la sua radice possiede proprietà depurative e stimola la funzionalità biliare, epatica e renale.

Attiva gli organi emuntori (fegato, reni e pelle) adibiti alla trasformazione delle tossine, nella forma più adatta alla loro eliminazione (feci e urina).

Il suo fitocomplesso è composto da tarasserolo, steroli, vitamine (A,B,C,D), inulina, principi amari (tarassacina), sali minerali che danno alla pianta proprietà amaro-toniche e digestive.

Queste sostanze hanno anche proprietà purificanti, antinfiammatorie e disintossicanti nei confronti del fegato; favoriscono l’eliminazione delle scorie (zuccheri, trigliceridi, colesterolo e acidi urici) rendendo il tarassaco una pianta epatoprotettiva, indicata in caso di insufficienza epatica, ittero epatico e calcoli biliari.

E ovviamente il nostro amato Estratto di Foglie di Ulivo che non mi stancherò mai di consigliare per le sue proprietà terapeutiche davvero eccezionali.

A differenza di altri rimedi naturali l’infuso di Foglie di Ulivo NON HA controindicazioni accertate e lo puoi trovare già pronto all’uso, in forma liquida per una facile somministrazione.

Puoi integrare la dieta del tuo 4 Zampe con un buon estratto di Foglie di Ulivo, è un ottimo antiossidante e svolge un’importante azione disintossicante dell’intero organismo, riducendo l’eccesso di acidi urici, grassi e zuccheri nel sangue.

L’estratto di Foglie di Ulivo è composto da molti Polifenoli in grado di contrastare in modo efficace l’insorgere del Diabete, del Colesterolo, delle malattie del sistema Circolatorio, di quelle dell’apparato Gastrointestinale e di molte altre patologie che spesso si manifestano in conseguenza di una cattiva alimentazione.

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L’articolo che hai appena letto è il secondo capitolo di quella che ho chiamato la “Saga del Cibo per Cani e Gatti“, se vuoi approfondire l’argomento puoi trovare gli altri “capitoli” a questi Link :

1)  Il Pet Food industriale è pericoloso, perché continui a sceglierlo

3)  Mangimi per cani e gatti, cosa contengono davvero crocchette e bocconcini 

4)  Alimentazione per cani e gatti, cosa rende appetitosi croccantini e bocconcini

Ciao, grazie e arrivederci al prossimo capitolo.

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Artrosi nel cane, 4 modi per prevenirla in modo efficace

Artrosi nel cane, 4 modi per prevenirla in modo efficace

L’artrosi nel cane è una delle patologie più frequenti contro cui i veterinari si trovano a dover combattere.

L’artrosi nel cane, al contrario di quanto si possa pensare, non è una malattia che colpisce solo l’animale anziano, ma anzi: il 22% dei soggetti ha un’età inferiore ad un anno, il 50% ha un’età tra gli 8 e i 13 anni.

Sono per lo più cani di razza grande, e di questi quasi la metà sono di taglia gigante; il 28% di taglia media e solo il 27% è di taglia piccola. (Fonte Nutrizione e artrosi nel cane Pascal Pibot, Vincent Biourge, Denise Elliott).

L’artrosi nel cane (o osteoartrosi): cos’è?

L’artrosi nel cane (o osteoartrosi più precisamente chiamata) è uno stato flogistico (infiammatorio) che si instaura a livello dell’articolazione, provocando dolore, a volte tanto invalidante da non consentire all’animale di muoversi.

Questo è stato il motivo per cui, fino a circa 15 anni fa, le terapie erano rivolte esclusivamente ad eliminare il solo sintomo dolore, non essendo in grado di affrontare invece la vera causa del problema.

Studi recenti [1,2,3] hanno però evidenziato che, al contrario di quanto si pensasse, l’artrosi nel cane non è soltanto una questione di usura meccanica e/o di invecchiamento dell’articolazione che quindi degenera e si consuma, ma al contrario è la risultante di una serie di fenomeni meccanici, biochimici e molecolari, che coinvolgono tutta l’articolazione nel suo complesso.

Magari questo discorso ti sembrerà inutile, ma non lo è per nulla!

Capire il motivo, la causa (l’eziopatogenesi, per dirla in medichese) per cui una malattia si instaura è di fondamentale importanza per potersi approcciare nel giusto modo nella terapia ed ancora di più nel tentativo di prevenirne l’insorgenza.


Osteoartrosi nel cane: fattori predisponenti.

Quando si parla di artrite, osteoartrosi o artrosi nel cane, si parla della stessa patologia, sono tutti sinonimi; a differenza della medicina umana che li distingue.

Mentre prima si pensava che fosse dovuta soprattutto a cause primarie, come la senescenza (il processo di invecchiamento dell’organismo), e secondarie, quali traumi, patologie pregresse (quindi precedenti ed instauranti l’artrosi) o addirittura a forme idiopatiche (cioè a causa ignota), oggi si sa per certo che esistono diversi fattori che ne provocano l’insorgenza e che vengono distinti in:

  •  fattori predisponenti: genetici e di razza;
  •  fattori scatenanti: patologie pre-esistenti, come la displasia dell’anca o del gomito, o traumi;
  •  fattori perpetuanti ed aggravanti: obesità, invecchiamento e stress fisico.

E’ stata questa nuova valutazione delle cause che ha fatto capire come l’artrite non sia appannaggio esclusivo del cane anziano, ma che colpisca purtroppo anche giovani e giovanissimi (anche 1 o 2 anni di età soprattutto in cani di grossa taglia o gigante).

La vera rivoluzione però si è avviata quando si è capito esattamente cosa succedesse all’interno dell’articolazione colpita da artrite.

Artrite nel cane: è tutta l’articolazione ad essere coinvolta.

Le ossa, hanno una costituzione particolare per cui, alle loro estremità, terminano con un tessuto più morbido ed elastico: la cartilagine.

Questa viene mantenuta idratata ed elastica dal liquido sinoviale, quel fluido contenuto all’interno della guaina che protegge le giunture.

Praticamente una articolazione è un sacchetto a strati multipli che ricoprono le parti terminali delle ossa.

Al suo interno c’è il liquido sinoviale, che permette ai tendini di scorrere al suo interno senza traumi.

Questo liquido viene continuamente nutrito dal circolo sanguigno e linfatico.

Deve rimanere della stessa densità (nè troppo vischiosa nè troppo liquida) e nella stessa quantità.

Se il liquido sinoviale si modifica, si instaura una alterazione dell’articolazione che alla lunga da origine a una forma di artrosi più o meno grave.

A prescindere dalla causa, che sia traumatica o meno, se a livello sinoviale si instaura uno stato infiammatorio, questo provocherà modifiche di qualità e quantità del liquido.

Le reazioni a catena che ne scaturiscono provocano dei fenomeni di usura della cartilagine, che stimola le sue cellule a produrre dei mediatori chimici, molecole che peggiorano la situazione, avendo loro stessi una funzione condrodegenerativa (cioè di distruzione della cartilagine stessa).

Queste molecole a loro volta si riversano nel distretto sinoviale, aggravando lo stato infiammatorio e creando una specie di strato attorno alla cartilagine che ne provoca ulteriore degenerazione.[3]In tutte queste fasi il dolore si manifesta in modo eclatante e persistente.


Stress ossidativo ed artrosi nel cane: i radicali liberi.

Assodato quindi che ci si trova di fronte ad una “congiura di molti”, come la chiama il Prof. Mortellaro (Istituto di Clinica Chirurgica e Radiologia Veterinaria – Università degli Studi di Milano), è fondamentale capire che i principali componenti che provocano questa catena di reazioni sono i radicali liberi, protagonisti del così detto stress ossidativo: uno dei fenomeni più pericolosi e frequenti che si instaura nei tessuti dell’ organismo.

I radicali liberi sono sostanze che vengono prodotte, durante il processo artritico, in grande quantità a livello sinoviale.

Sono in grado di essere prodotti in modo esagerato in caso di:

  • danni traumatici, come conseguenza diretta di rotture di strutture articolari,
  • stato infiammatorio del liquido sinoviale che in questa situazione aumenta la sua pressione intrarticolare,
  • microemorragie, che sono frequenti durante i processi infiammatori e che liberano emoglobina, un forte fattore scatenante sia di radicali liberi che di ulteriore infiammazione.

La tossicità dei radicali liberi è dovuta alla loro conformazione chimica che è caratterizzata da:

  • elevata instabilità;
  • emivita brevissima (tempo necessario per il loro dimezzamento);
  • diffusione a breve distanza nell’ambiente circostante.

Normalmente, riescono a venire contrastati da fattori endogeni (prodotti dall’organismo stesso), non solo a livello articolare ma in ogni distretto del corpo, che creano una bilancia ossidativa: un fenomeno che consente al corpo di avere un equilibrio biologico tra produzione di radicali liberi da una parte e difese antiossidanti dall’altra.

Questo equilibrio può venire interrotto da fattori patogeni o fisici (raggi uv, inquinamento, sostanze tossiche), tali per cui i radicali liberi non riescono più ad essere contrastati dalle difese antiossidanti.

E’ in questa situazione che si crea lo stress ossidativo.

I radicali liberi diventano tossine endogene, riuscendo così ad alterare la componente cellulare dei tessuti, fino a provocarne la morte.

In particolare nell’artrosi, e quindi a livello articolare, i radicali liberi provocano danni alla parte cellulare della cartilagine (matrice) disgregando di fatto la sua struttura, oltre a creare alterazioni anche a livello del liquido sinoviale.

Tutto questo concatenarsi di fattori, influenza in modo molto significativo la presenza di dolore articolare e ne è la prima causa.

Da queste considerazioni si può ben capire che le cause di artrosi nel cane possono essere ricercate in moltissimi fattori:

  • alimentazione troppo ricca di scorie (che aumentano notevolmente i radicali liberi), come avviene spesso nella nutrizione industriale dei nostri pet;
  • malattie congenite quali displasie e/o malformazioni ossee che provocano un non adeguato allineamento delle articolazioni. Queste quindi lavorano in modo non regolare, e subiscono una usura precoce;
  • obesità che provoca un maggiore ed eccessivo carico articolare;
  • carico di allenamento troppo pesante rispetto al periodo di accrescimento;
  • traumi sia articolari che ossei e/o tendinei.


Sintomi di artrosi nel cane

L’artrite nel cane si manifesta primariamente con dolore nell’articolazione colpita.

Se dovuta a traumi o patologie pregresse potrà essere monolaterale, mentre se si instaura a causa di obesità, ed usura articolare, potrà essere evidente su una o più articolazioni.

Il dolore potrà essere più o meno intenso a seconda dello stadio in cui si trova la malattia ed essere più o meno resistente alle terapie.

Non è raro purtroppo dover ricorrere all’eutanasia in casi particolarmente gravi, dove il cane non riesce più nemmeno ad alzarsi.


Diagnosi di artrosi nel cane: non tutte le zoppie sono osteoartrosi!

La diagnosi di artrosi nel cane necessita di una visita di un veterinario ortopedico che sappia valutare non soltanto lo stato algico (il dolore) dell’animale, a volte non manifesto in sede di visita.

I cani, soprattutto quelli di taglia grande, spesso sono o intimiditi dalla situazione, oppure per non mostrare la loro vulnerabilità si mostrano stoici, non evidenziando quindi alcun sintomo neanche alla palpazione.

Sarà la storia del paziente (l’anamnesi) che dovrà indirizzare il medico, oltre che ad una attenta osservazione del tono muscolare, anche ad una valutazione neurologica per escludere eventuali altre patologie.

Fondamentali risulteranno anche le indagini fatte attraverso la diagnostica per immagini (radiografie, TAC, risonanze ecc…).


Artrosi nel cane: la terapia

L’approccio terapeutico alla risoluzione dell’artrosi prevede sia la somministrazione di farmaci (antinfiammatori) volti alla riduzione del dolore, che l’introduzione di misure volte ad agevolare il recupero e/o il mantenimento della funzionalità delle articolazioni già affette dai processi degenerativi.

I trattamenti non farmacologici dovranno mirare a modificare e/o a tenere sotto controllo il peso dell’animale, che dovrà scendere drasticamente in caso sia troppo elevato.

Questo di per se è già un enorme aiuto nella riduzione del dolore al soggetto.

Inoltre si dovrà effettuare un piano fisioterapico con sedute di esercizio sia passivo (attraverso massaggi) che attivo, dapprima leggero, nell’acqua, poi aumentando il carico, man mano che la situazione migliora.

E’ vero infatti che il dolore provoca una diminuzione della mobilità, che tende ad aggravare ancor di più la situazione.


I famosi condroprotettori, funzionano davvero?

Come abbiamo visto precedentemente però, nell’Osteoartrosi non sono presenti solo dolore ed infiammazione, ma anche quel circolo vizioso di produzione di sostanze degenerative del tessuto cartilagineo, che tanto influiscono sul dolore e sull’infiammazione.

Spesso si sente parlare di condroprotettori come integratori che, miracolosamente dovrebbero proteggere le cartilagini (Condro, indica appunto cartilagine).

In realtà queste sostanze, meglio definite come nutraceutici, come sono ad esempio i GAG (GlicosAminoGlicani), se associate alle altre misure precedentemente descritte e somministrate il più precocemente possibile, sembra che possano determinare in tempi più o meno lunghi, una significativa modificazione dell’evoluzione clinica della malattia.

La loro azione potrebbe essere di riequilibrio metabolico della cartilagine con azione condroportettiva ma anche anti-infiammatoria ed antiossidante.

Perché sottolineo sembra? Perché in effetti, la reale efficacia di tali sostanze non è stata da tutti riconosciuta se non in vitro e su pochi studi sperimentali, dove in particolari condizioni ha effettivamente dato risultati. (Fonte)

Molti concordano però sul fatto che possano avere reale efficacia solo ed esclusivamente se associati ad altri mix di farmaci ed in condizioni di utilizzo molto precoce, nonché di una reale valutazione ortopedica fatta in modo preventivo.[4]

Quali terapie alternative nell’osteoartrosi del cane?

Oltre a farmaci antinfiammatori, fisioterapia e nutraceutici, esistono altre possibilità, se si prende in considerazione la medicina alternativa.

Vediamone alcune:

  • Agopuntura: dalla medicina tradizionale cinese, se applicata da medici esperti e di comprovata esperienza e titolo, si possono avere grandi risultati.
  • Impianto di grani d’oro: una branca dell’agopuntura che sfrutta le proprietà dell’oro, impiantato in modo permanente all’interno dell’articolazione. Ottimi risultati si sono ottenuti con questa tecnica, che rende permanenti gli effetti benefici dell’agopuntura.
  • PRP: l’impianto di gel piastrinici, è una tecnica applicata da pochi medici in veterinaria dei piccoli animali. Ottimi i risultati soprattutto in medicina equina, sfrutta la capacità rigenerativa dell’organismo attraverso cellule precursori del tessuto.
  • Ozonoterapia: da sola o in associazione con i grani e/o l’agopuntura, l’ozonoterapia sfrutta il potere fortemente antiossidante dell’ozono (legato a liquidi come il sangue). E’ una terapia che prevede applicazioni locali di una soluzione particolare di ozono e sangue del soggetto da trattare, oppure la somministrazione attraverso infusione (fleboclisi) da somministrare in più sedute, soprattutto se sono molte le articolazioni colpite.

(Per approfondimenti, questo articolo ne parla in modo dettagliato).

Tutte queste terapie, possono essere affrontate se si trova il professionista giusto, che sia in grado di applicarle in modo adeguato ed hanno ottimi risultati.

Artrosi nel cane: la prevenzione prima di tutto

E veniamo alla parte più importante: la prevenzione.

Considerando che in fin dei conti, i soggetti colpiti possono essere giovani o vecchi, grandi e piccoli, ciò che sembra essere fondamentale è prevenire la sua insorgenza.

Vediamo come fare in 4 punti fondamentali.

1) Prevenire l’artrite nel cane con una alimentazione corretta

Spesso, troppo spesso direi, ci si affida ad alimentazione industriale, soprattutto a base di crocchette estruse.

Questa dieta, apparentemente equilibrata è però purtroppo ricca di sostanze che non riescono ad essere assimilate completamente dall’organismo e che vi rimangono come scorie.

I processi di lavorazione delle materie prime provocano dei mutamenti negli ingredienti delle crocche, che non consentono di essere assimilate come le sostanze fresche e/o cotte in modo casalingo.

Le scorie si accumulano a livello di diversi organi (fegato e reni principalmente), creando una notevole quantità di radicali liberi (quelle sostanze che sono le principali cause dell’artrosi).

Se questo avviene fin dai primi mesi di vita del cucciolo è possibile che si possa instaurare una certa predisposizione all’artrosi, proprio grazie a sostanze nocive che si accumulano a livello articolare.

Il primo consiglio è quindi quello di scegliere una alimentazione il più possibile naturale.

2) Evitare carenze, ma anche eccessi, fin da quando il tuo cane è cucciolo.

E’ fin dall’inizio della vita del cane che si può fare prevenzione, soprattutto per una buona gestione del suo apparato scheletrico.

In questa fase è fondamentale il giusto equilibrio tra tutti i microelementi e macronutrienti.

Non solo carenze ma soprattutto eccessi, possono provocare patologie anche gravi.

Artrosi nel cane 3

Inoltre è in questa fase che si predispone una giusta quantità di grasso nel cane.

E’ noto infatti che le cellule adipose non crescono più in quantità dopo i 6 mesi di età del cucciolo, ma solo in dimensione.

Se quindi si iperalimenta un giovane soggetto si consente ad un numero maggiore di adipociti (cellule adipose) di essere presenti (per sempre) nell’organismo del soggetto che quindi avrà una maggior predisposizione ad essere un cane obeso.

E’ vero però, che l’eccessiva assunzione di energia non provoca un sostanziale incremento della deposizione di grasso, ma piuttosto un’accelerazione della crescita.

Con l’ipernutrizione si ha una crescita più rapida della lunghezza dell’osso ed un’accelerazione dell’aumento del peso corporeo, che però tende a sovraccaricare lo scheletro giovanile e il suo sistema di supporto.

Quindi è l’equilibrio che deve dominare l’alimentazione del cucciolo. Ci devono essere tutti i nutrienti, possibilmente di alta qualità e con il minimo quantitativo di scorie possibili.

3) Somministrare nutraceutici in soggetti predisposti

La somministrazione di “condroprotettori” in giovane età del cucciolo, può migliorare il processo nutrizionale delle cartilagini (trofismo), e predisporre una miglior crescita delle cartilagini articolari.

Queste indicazioni sono consigliate soprattutto in cani di grande o grandissima taglia, oppure in cani i cui genitori sono portatori di patologie articolari.

4) Somministrare sostanze antiossidanti

Se è vero che è lo stress ossidativo a causare infiammazioni, è anche vero che la somministrazione di sostanze antiossidanti può essere un valido aiuto nella prevenzione.

Molte sono le sostanze ed i principi nutritivi che possono avere questa azione, ma solo pochi hanno efficacia reale per il grande potere antiossidante, antinfiammatorio.

Vediamone due:

Ozono in colluttorio: è una soluzione di ozono in olio di semi.

Come abbiamo già detto l’ozono in soluzione ha un fortissimo potere antiossidante.

La conseguenza è quella di avere anche un ottimo potere antinfiammatorio, ma ha un grave difetto, ha un sapore tanto sgradevole da non essere ben tollerato dai cani e soprattutto dai gatti.

Questi ultimi a volte possono avere delle reazioni avverse che si mostrano con abbondante scialorrea (salivazione).

Quando succede, c’è la necessità di diminuire le dosi tanto da non essere più efficace, almeno per patologie articolari. Anche molti cani lo tollerano male, tanto da rifiutare l’assunzione dopo averla provata la prima volta.

Estratto di foglie d’ulivo: un fitocomplesso dalle fortissime proprietà antiossidanti che contiene anche idrossitirosolo, presente anche nell’olio di oliva, ma in concentrazioni molto inferiori.

E’ un polifenolo, le cui dimensioni molto ridotte, consentono di penetrare rapidamente nei tessuti.

Il suo effetto antiossidante è stato dimostrato essere associato anche a quello antinfiammatorio.

La sua azione è rapida, grazie ad un veloce assorbimento, anche se somministrato per via orale.

Inoltre il sapore gradevole per cani e gatti, non ne pregiudica l’assunzione.

La somministrazione preventiva di questo estratto, dato come integratore durante la crescita o nella fase acuta della malattia, ha svariati benefici.

Aiutando a disintossicare l’organismo, grazie alla dissoluzione dei radicali liberi, previene lo stato infiammatorio.

Inoltre, se la malattia è già conclamata, la sua azione antiossidante, riesce a bloccare il circolo vizioso che avviene a livello dell’articolazione, eliminando i radicali liberi e riducendo il dolore.

Controindicazioni ed effetti collaterali: 

  • il prodotto non va somministrato se l’animale soffre di gastrite in quanto le sostanze amare dell’infuso, posso essere leggermente irritanti.
  • la somministrazione è inoltre sconsigliata durante trattamento con anticoagulanti ed in gravidanza.

Questi sono gli effetti che hanno tutte le sostanze attive, quelle cioè che hanno un effetto sull’organismo e che, come tali, in alcune situazioni particolari, come durante la gestazione o in presenza di patologie che necessitano di assunzione di farmaci salvavita, come gli anticoagulanti, devono essere somministrate sotto stretto controllo medico.

Bene, per oggi abbiamo terminato. Non ti resta che acquistare l’estratto di foglie d’ulivo per il tuo pet, cliccando sul pulsante qui sotto 

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Ciao, grazie di avermi letto e a presto !!!

Bibliografia:

1)Vaughan-Scott T, Taylor JH: The pathophysiology and medical management of canine osteoarthritis. J South Africa Vet Assoc 68(1): 21-25, 1997.

2) Attur MG, Dave M, Akamatsu M, Katoh M, Amin AR: Osteoarthritis or osteoarthrosis: the definition of inflammation becomes a semantic issue in the genomic era of molecular medicine. Osteoarthritis and Cartilage 10: 1-4, 2002.

3) Miolo A, Mortellaro CM: Artrosi del cane e stress ossidativo-infiammatorio: dalla clinica al meccanismo. Veterinaria 17(1): 17-33, 2003.

4) Approccio Medico Combinato nell’artrosi del cane (Carlo Maria Mortellaro articolo pubblicato su Veterinaria Agosto 2004)

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